C’è insoddisfazione, disappunto e anche rabbia nell’ecosistema delle startup dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri del DDL Concorrenza proposto dal ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che contiene quello che avrebbe dovuto essere lo StartupAct 2.0, un adeguamento al quadro normativo definito nel 2012 con la creazione della figura giuridica startup innovativa, e invece è un intervento disorganico con l’unico obiettivo di ridurre la platea delle startup innovative e, di conseguenza, dei costi derivati dai benefici a loro riservati (nella relazione tecnica dello stesso Mimit si prevede un taglio del 70% delle startup con un risparmio di circa 10 milioni).
INNOVAZIONE & POLITICA
DdL concorrenza, le startup secondo il Governo: pochi incentivi e nuovi ostacoli
Il Consiglio dei Ministri approva l’obbligo del capitale sociale a 20mila euro entro due anni dalla costituzione per poter essere startup innovativa. Il disappunto e la preoccupazione dell’ecosistema: “Un’occasione persa per una revisione organica dello Startup Act”. Il Mimit non ha tenuto conto delle proposte delle associazioni del settore

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