Connexun: «La nostra odissea con le banche, nonostante il Fondo» | Economyup
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Il caso

Connexun: «La nostra odissea con le banche, nonostante il Fondo»

03 Feb 2015

La startup di un manager indiano fornitrice di un’app per news ‘targettizzate’ si è vista respingere la richiesta di finanziamento da due grandi banche prima che la terza credesse nel progetto. Questo nonostante il Fondo di Garanzia del Mise facesse da garante per l’80% del prestito. Il founder: «Una di loro non lo conosceva nemmeno»

Nikhil Aggarwal, founder di Connexum
Alla fine ce l’hanno fatta a farsi prestare 500mila euro, ma hanno dovuto bussare alla porta di tre diverse banche e dalle prime due hanno ricevuto un netto rifiuto, nonostante come startup innovative fossero “coperte” dal Fondo di Garanzia istituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico (Mise), che in casi come questi è pronto a fare da garante per l’80% del prestito concesso.

Stiamo parlando di Connexun, azienda fondata da un investitore indiano residente in Italia, Nikhil Aggarwal, insieme con la moglie Payal, per supportare gli stranieri nel mondo. Nikhil Aggarwal, ingegnere e membro del board di una multinazionale indiana che si occupa di moda e real estate, è sbarcato nel nostro Paese 12 anni fa. Pian piano si è reso conto della difficoltà di recuperare informazioni sulla propria comunità indiana  in Italia. Perciò ha deciso di produrre un’applicazione dotata di un motore semantico che consente di capire cosa sta succedendo in Italia attraverso la lettura di giornali indiani, o viceversa. “Può essere utile per viaggiatori, giornalisti, stranieri, persone interessate ad altre culture” spiega il founder di Connexun. “Mi sono reso conto, stando in Italia, di quante informazioni non recuperiamo perché Google non ce le dà. Faccio un esempio: la nostra app punta a dare informazioni sulla Cina a un italiano che si trova nel Paese asiatico e che, in questo modo, può leggere nella sua lingua quello che succede in Cina attraverso il racconto delle testate italiane”. È chiaramente un’applicazione pensata in ottica Expo, quando gli stranieri si riverseranno a Milano, magari non parlando la lingua ma intenzionati a capire come muoversi nel nostro Paese.

Per partire è stato commissionato un progetto all’Università Bicocca di Milano. Obiettivo: realizzare un motore semantico che offrisse informazioni basate sulla nazione di origine della persona e sulla geolocalizzazione. Oltre alle news, la app può lavorare sui punti di interesse e sulle persone della community attorno all’utente.

L’idea però non ha convinto le banche, almeno non le prime due a cui  il gruppo di startupper si è rivolto.

Il primo istituto bancario, di cui Aggarwal preferisce non fare il nome ma che definisce “medio-grande” e con filiali in tutta Italia, non conosceva la normativa relativa al Fondo di Garanzia. Strumento istituito con la legge numero 662 del 1996, operativo dal 2000 e da giugno 2013 destinato anche alle startup innovative e agli incubatori certificati, il Fondo è un’agevolazione del Mise in base alla quale lo Stato si fa garante di una quota – fino all’80% – del prestito erogato dalle banche alle attività imprenditoriali.

Qui la descrizione dettagliata di cos’è il Fondo di Garanzia del Mise

Quelli di Connexun hanno dovuto spiegarlo ai funzionari della suddetta banca, per poi presentare il business plan. Niente da fare. La risposta è stata: “Non ci creediamo, non crediamo che il Fondo di Garanzia funzioni”. E poi: “Siamo una banca tradizionale e seguiamo metodi tradizionali”. Cioè, hanno dedotto gli stratupper, danno soldi ad aziende già strutturate.

La seconda, una grande banca, era a conoscenza dell’esistenza del Fondo ma ha negato comunque il prestito. “Abbiamo passato vari iter ma non siamo risultati idonei. Hanno detto che il business plan, peraltro realizzato da Deloitte, non rientrava nelle loro aspettative”.

Alla fine la startup ce l’ha fatta. A dar loro credito è stata la Banca popolare di Crema grazie a Simonetta Simonetti della gestione imprese. “Abbiamo scoperto – dice il founder – che esistono varie tipologie di banche: le più smart con mentalità da venture capitalist, quelle tradizionali che non seguono molto la novità ma agiscono in nome di quello che considerano ‘sicuro’, e poi quelle fatte di persone, forse le più piccole, dove trovi la persona a cui piace il progetto, che ci crede, si informa, contatta il capo, lo convince. In quel caso si va avanti”. Insomma alla fine, anche nelle banche, contano le persone.

Connexun ha ottenuto 500mila euro in prestito, coperti per l’80% dal Fondo di Garanzia. Saprà usarli bene? “Noi siamo fiduciosi- risponde il manager indiano – e stiamo lavorando per offrire il miglior prodotto per gli stranieri che arriveranno in Italia per tutto il periodo di Expo 2015. L’Esposizione universale sarà per noi un momento di test”.

Il suo percorso certamente non è stato facile (ma del resto nell’imprenditoria è abbastanza normale incontrare ostacoli di vario tipo). Tuttavia i dati dimostrano che non mancano le storie positive e che l’intesa tra banche e startup continua a crescere. Lo testimoniano le ultime cifre fornite dal Fondo di Garanzia delle Pmi relative ai prestiti erogati dagli istituti di credito alle nuove imprese innovative mediante l’intervento del fondo statale. Da settembre 2013 (mese a cui risale la prima operazione) al 26 gennaio 2015, le banche hanno concesso finanziamenti hanno erogato prestiti alle startup innovative per oltre 128 milioni di euro.

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