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Accesso al credito

Quando lo Stato garantisce per le startup: come funziona il Fondo di Garanzia

di Luciana Maci

21 Ago 2015

È un’agevolazione del Mise per Pmi e nuove imprese innovative. Lo Stato si fa garante di una quota – fino all’80% – del prestito erogato dalle banche alle attività imprenditoriali. Ecco una mini-guida

Usufruire di una garanzia statale in grado di aumentare la possibilità di ottenere dalle banche il credito necessario per la propria impresa: è lo scopo del Fondo Centrale di Garanzia per le Pmi, strumento istituito con la legge numero 662 del 1996, operativo dal 2000 e da giugno 2013 destinato anche alle startup innovative e agli incubatori certificati. Le regole su cui si basa l’accesso al Fondo sono state riformate nel 2017 con un decreto ministeriale pubblicato in Gazzetta Ufficiale a inizio 2018. Nel frattempo il Fondo di Garanzia è finito in questi giorni al centro del dibattito politico perché il Movimento 5 Stelle, che aveva deciso di versare parte dei compensi dei propri parlamentari al Fondo come gesto concreto di sostegno al mondo della piccola e media impresa, è risultato aver gonfiato la cifra complessiva dell’importo versato.  Un “buco” che EconomyUp aveva evidenziato già nel 2014. Ma vediamo passo dopo passo cos’è il Fondo di Garanzia e come funziona.

La garanzia del Fondo è una agevolazione del Ministero dello Sviluppo economico, finanziata anche con le risorse europee dei Programmi operativi nazionale e interregionale 2007-2013, che può essere attivata solo a fronte di finanziamenti concessi da banche, società di leasing e altri intermediari finanziari alle imprese sopra citate. Il Fondo non interviene direttamente nel rapporto tra banca e impresa. Tassi di interesse, condizioni di rimborso ecc. ecc. sono lasciati alla contrattazione tra le parti. Ma sulla parte garantita dal Fondo non possono essere acquisite garanzie reali, assicurative o bancarie. Questo almeno sulla carta. Come vedremo più avanti le regole non sono così univoche.

Strumento di sostegno basato sulla combinazione pubblico-privato, il Fondo di garanzia si è rivelato particolarmente importante per le startup che, essendo realtà imprenditoriali appena avviate, incontrano solitamente notevoli difficoltà a ricevere prestiti dalle banche. Ma come si utilizza questo strumento forse ancora poco conosciuto? Ecco una breve guida per orientarsi.

A cosa serve il Fondo di Garanzia?

A favorire l’accesso alle fonti finanziarie delle piccole e medie imprese, delle startup innovative e degli incubatori certificati,  mediante la concessione di una garanzia pubblica che si affianca e spesso si sostituisce alle garanzie reali  portate dalle imprese. Rivolgendosi al Fondo centrale di Garanzia l’impresa non ha un contributo in denaro, ma la concreta possibilità di ottenere finanziamenti senza garanzie aggiuntive (e quindi senza costi di fidejussioni o polizze assicurative) sugli importi garantiti dal Fondo.

Quando è il caso di ricorrervi?

Quando ci sono in previsione progetti d’investimento e/o quando si ha bisogno di uno strumento che agevoli l’accesso al credito.

A chi è destinato?

Alle imprese che rispettano questi tre requisiti preliminari: massimo 250 occupati, fatturato inferiore ai 50 milioni di euro, bilancio inferiore ai 43 milioni di euro. L’impresa deve essere in grado di rimborsare il finanziamento garantito, perciò deve essere considerata economicamente e finanziariamente sana sulla base di appositi modelli di valutazione che utilizzano i dati di bilancio (o delle dichiarazioni fiscali) degli ultimi due esercizi. Le startup sono invece valutate sulla base di piani previsionali.

Quali operazioni garantisce e in quale misura?

L’intervento è concesso, fino ad un massimo dell’80% del finanziamento, su tutti i tipi di operazioni sia a breve sia a medio-lungo termine, tanto per liquidità che per investimenti. Il Fondo garantisce a ciascuna impresa un importo massimo di 2,5 milioni di euro, da utilizzare anche attraverso più operazioni. Considerando che una startup è tale quando non supera i 5 milioni di fatturato annuo, appare evidente che l’importo di garanzia è elevato, ma in ogni caso non potrà coprire più dell’80% dell’ammontare del finanziamento o l’80% dell’importo garantito da confidi o altro fondo di garanzia nel caso di controgaranzia. Il restante 20% tocca al creditore, cioè la banca, che tuttavia resta incentivata a sostenere la startup, tenendo conto che non rischia più l’intera cifra ma soltanto un quinto.

A chi bisogna presentare la domanda?

L’impresa non può inoltrare la domanda direttamente al Fondo. Deve rivolgersi a una banca per richiedere il finanziamento e, contestualmente, richiedere che sul finanziamento sia acquisita la garanzia diretta. Sarà la banca stessa ad occuparsi della domanda. In alternativa, l’impresa si può rivolgere a un Confidi che garantisce l’operazione in prima istanza e richiede la controgaranzia al Fondo. Tutte le banche sono abilitate a presentare le domande mentre occorre rivolgersi ad un Confidi accreditato.

Perché il Fondo è particolarmente importante per le startup?

In parte è già stato spiegato sopra. Inoltre sia le startup sia gli incubatori regolamente registrati, che quindi corrispondono ai requisiti di legge, non solo possono attingere a questo fondo, ma per loro è anche più semplice. Le pratiche sono lette secondo piani previsionali, la garanzia è concessa a titolo gratuito ed è ammissibile per tutte le tipologie di operazioni.

Quali sono i tempi di risposta?

Il Mise sostiene che le procedure sono snelle e veloci: in tempi rapidi (che però non vengono quantificati) sono verificati i requisiti di accesso ed è adottata la delibera. L’impresa viene informata vie email sia della presentazione della domanda sia dell’adozione della delibera.

Dove posso trovare ulteriori informazioni?

Nel sito web del Mise, alla pagina dedicata al Fondo di Garanzia. Ulteriori dettagli si trovano in questa guida pubblicata dal Mise a febbraio 2014.

COSA HA FUNZIONATO E COSA NO NEL FONDO DI GARANZIA

In passato EconomyUp ha raccolto testimonianze su una serie di disfunzioni legati all’accesso al Fondo di Garanzia: ad alcuni startupper le banche hanno richiesto garanzie personali sull’intero dell’importo e non solo sul 20% non coperto dal Fondo. Altri si sono trovati davanti a banche che escogitano soluzioni “creative” (seppure legali) per coprirsi al massimo le spalle. Ad altri giovani (e meno giovani) imprenditori è stato chiesto, anziché il 20%, il 200% di garanzie personali, oppure sono stati “costretti” a fare aumenti di capitale o versare tutta la propria liquidità in un conto corrente come ulteriore garanzia. Nell’articolo sottostante sono state descritte alcune di queste situazioni.

Fondo di Garanzia, che cosa funziona e cosa no nel triangolo startup-Stato-banche

Probabilmente le banche “giocano” sul concetto di garanzia bancaria. Nel testo di legge si parla di garanzie reali, assicurative e bancarie, ma non di garanzie personali. Secondo alcuni consulenti, dunque,  questo tipo di procedura è possibile da parte della banca e molto probabilmente anche legale, “se non proprio etica”.

LA RIFORMA DEL FONDO DI GARANZIA

Nel 2017 il governo ha apportato modifiche al Fondo di garanzia, aumentando i fondi in dotazione e perfezionando il livello di valutazione dei richiedenti il prestito.  Lo ha fatto con il decreto interministeriale 14 novembre 2017, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 18 gennaio 2018.  Il decreto assegna nuove risorse finanziarie al Fondo per la concessione di garanzie pari a 200 milioni di euro e introduce  alcuni correttivi alla disciplina originaria risalente alla legge del 2013. Obiettivo: incrementare ulteriormente l’efficacia e l’efficienza delle garanzie su portafogli, anche mediante l’incentivazione di sinergie tra Fondo di garanzia e interventi in materia di accesso al credito attuati dalle Regioni e altri soggetti garanti. QUI IL TESTO DEL DECRETO

IL FONDO DI GARANZIA E IL MOVIMENTO 5 STELLE

Il 24 maggio 2014 Beppe Grillo annunciava festosamente sul suo blog che quattro giorni prima i “cittadini a 5 Stelle eletti in parlamento” avevano “staccato un assegno simbolico frutto della scelta di tagliare i propri stipendi e diarie, per un totale 5 milioni e mezzo di euro fino a qui restituiti”: soldi che sarebbero andati “al Fondo di Garanzia per la piccola e media impresa gestito dal Ministero dello Sviluppo Economico”. A luglio 2014, secondo quanto risultava a EconomyUp, i soldi effettivamente arrivati a destinazione erano  “solo” 1.901.827 euro. Le risorse, avevano spiegato alla nostra testata fonti del ministero dello Sviluppo, risultavano affluite all’apposito capitolo di bilancio del Mise e conseguentemente versate al Fondo. Che ne era stato dei 3.598.173 euro di differenza rispetto a quanto annunciato da Grillo? Al Mise si erano limitati a confermare l’importo della cifra ricevuta.

Fondo di garanzia: che fine hanno fatto i 5,5 milioni dei 5 Stelle?

In questi giorni è stato confermato il buco tra quanto dichiarato dai 5 Stelle sul sito tirendiconto.it e quanto risulta dai versamenti effettivi nel Fondo di garanzia per la microimpresa raccolto dal Tesoro e gestito al Mise.  Il divario sarebbe frutto di falsificazioni e bonifici truccati, come quelli ammessi dai parlamentari Andrea Cecconi e Carlo Martelli, ma anche da una manovra sistematica del M5S che ha gonfiato – si vedrà se con dolo o meno – la somma finale, quella che fa da vetrina sul sito del partito.

Luciana Maci

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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