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Restitution day

Fondo di garanzia: che fine hanno fatto i 5,5 milioni dei 5 Stelle?

22 Lug 2014

A maggio Grillo annuncia: “Versato l’assegno grazie ai tagli degli stipendi dei nostri deputati”. Ma al Mise sono arrivati “solo” 1,9 milioni, per giunta bloccati a causa di disposizioni mai emanate. Ed è l’1% delle risorse a disposizione del Fondo

Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle
Il 24 maggio 2014 Beppe Grillo annunciava festosamente sul suo blog che quattro giorni prima i “cittadini a 5 Stelle eletti in parlamento” avevano “staccato un assegno simbolico frutto della scelta di tagliare i propri stipendi e diarie, per un totale 5 milioni e mezzo di euro fino a qui restituiti”: soldi che sarebbero andati “al Fondo di Garanzia per la piccola e media impresa gestito dal Ministero dello Sviluppo Economico”.

Ma i soldi sono poi arrivati a destinazione? Sono già “operativi”? E quanti imprenditori hanno finora usufruito del regalo del Movimento 5 Stelle?

Innanzitutto va ricordato cos’è il Fondo Centrale di Garanzia per le Pmi: uno strumento per favorire l’accesso alle fonti finanziarie delle piccole e medie imprese, delle startup innovative e degli incubatori certificati attraverso la concessione di una garanzia pubblica che si affianca e spesso si sostituisce alle garanzie reali portate dalle imprese. Semplificando: lo Stato si fa garante di una quota – fino all’80% – del prestito erogato dalle banche alle attività imprenditoriali. Le imprese però devono rispettare tre requisiti: massimo 250 occupati, fatturato inferiore ai 50 milioni di euro e bilancio inferiore ai 43 milioni di euro. Attenzione: non tutte le attività imprenditoriali possono ricorrere al Fondo. È consentito solo a quelle considerate economicamente e finanziariamente sane sulla base di appositi modelli di valutazione che utilizzano i dati di bilancio (o delle dichiarazioni fiscali) degli ultimi due esercizi. Le startup sono invece valutate sulla base di piani previsionali.

Tutto questo ha convinto i vertici del movimento fondato da Grillo dell’opportunità di dare 5 milioni e mezzo di euro al Fondo in occasione del terzo “Restitution Day” il 20 maggio scorso. Ma cosa è successo dopo?  È andato proprio come annunciato? Sì e no. I soldi sono effettivamente arrivati a destinazione, ma per il momento sono “solo” 1.901.827 euro. Le risorse, spiegano al ministero dello Sviluppo, risultano affluite all’apposito capitolo di bilancio del Mise e conseguentemente versate al Fondo. Che ne è dei 3.598.173 euro di differenza rispetto a quanto annunciato da Grillo? Al Mise si limitano a confermare l’importo della cifra ricevuta.

Altro intoppo: il denaro, per il momento, è bloccato. Congelato, non utilizzabile. E tutto perché mancano disposizioni attuative, come purtroppo spesso succede in Italia al termine dei percorsi legislativi. In particolare la situazione è questa: con il decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, il cosiddetto Decreto del Fare, è stata stabilita la possibilità di effettuare  versamenti volontari al Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese: versamenti, è da sottolineare, destinati alla microimprenditorialità.

Qui però la situazione ha cominciato a complicarsi. L’attivazione della sezione del Fondo in cui queste risorse sono confluite, specificano al Mise, è subordinata all’attuazione di una norma del decreto-legge Salva Italia (art. 39, comma 7-bis, del d.l. n. 201/2011) – norma che prevede appunto che le risorse siano destinate alla microimprenditorialità – a sua volta condizionata dall’emanazione delle disposizioni attuative dell’articolo 111 del Tub relativo al microcredito. Il Tub è il “Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia“, decreto legislativo emanato nel 1993  e in vigore da gennaio 1994. La riforma dell’articolo 111 del Tub ha disciplinato per la prima volta l’attività di microcredito, tra l’altro prevedendo l’iscrizione in un apposito elenco dei soggetti che vi possono accedere. Ma per diventare operativa questa disposizione necessita di una disciplina attuativa che, a distanza di anni, il ministero dell’Economia e delle Finanze non ha ancora emanato.

Insomma, è come se l’effettiva operatività delle risorse versate dai 5 Stelle dipendesse da una sorta di reazione a catena con tempi a tutt’oggi incerti.

Ma cosa succederà quando, è auspicabile, i soldi verranno sbloccati? Secondo le stime del Mise, i 1,9 milioni di euro potranno consentire di garantire circa 29,5 milioni di euro di finanziamenti (il moltiplicatore è infatti intorno a 15,5). Solo in teoria, dicono dal dicastero, ipotizzando che tutti i finanziamenti attivabili siano di 25mila euro ciascuno, potrebbero essere agevolate 1.180 microimprese.

Il punto è: il Fondo di Garanzia aveva davvero bisogno di una parte degli stipendi dei grillini? L’attuale consistenza del Fondo è di 1,078 miliardi di euro, di cui circa il 50% allocato in sezioni speciali del Fondo destinate a specifiche finalità (tra cui quella per il microcredito sopra menzionata). In sostanza i 5 Stelle hanno contribuito per circa l’1% al valore del Fondo. Una goccia nel mare?

Inoltre, già nel blog di Grillo, nel giorno dell’annuncio del terzo Restitution Day, insieme ai commenti positivi, sono apparse voci critiche da parte degli stessi seguaci del movimento. In particolare qualcuno ha messo in evidenza che – come specificato sopra – il Fondo non eroga finanziamenti diretti ma si limita a fungere da garanzia per una parte del prestito richiesto dall’imprenditore alla banca. Così qualche commentatore lo ha bollato come “un regalo alle banche”. E, parlando con EconomyUp, Luis Alberto Orellana, senatore del Gruppo Misto ed ex 5 Stelle, ha commentato in proposito: “Il Fondo aiuta chi è già in grado di farsi concedere un prestito dalle banche, mentre ci sono tanti imprenditori che non riescono nemmeno a farsi ricevere. A mio parere è la solita mossa propagandistica dei 5 Stelle”. 

di Luciana Maci

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