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TECNOLOGIE

Cloud, ecco come può aiutare una startup a crescere

di Fabrizio Marino

14 Giu 2017

«È come passare da una barchetta a una nave da crociera», racconta Alberto Dalmasso, founder e Ceo di Satispay, società di pagamenti digitali che sta per chiudere una raccolta da 20milioni. I vantaggi? «Meno costi, più efficienza. Ma soprattutto cambia il modo di lavorare».

Alberto Dalmasso, co-founder e CEO di Satispay
«Da qualche giorno abbiamo superato i 130mila utenti attivi, il volume d’affari sta crescendo e ci aspettiamo di superare il milione di fatturato entro quest’anno. Ora è il momento di accelerare sul fronte commerciale, perché ci sono migliaia di occasioni di spesa». Parola piene di ottimismo quelle di Alberto Dalmasso, fondatore e amministratore delegato di Satispay, startup italiana del fintech attiva nel settore del mobile payment, operativa dal 2015 e che oggi conta 55 dipendenti. Un ottimismo giustificato anche dai numeri, soprattutto per quel che riguarda i finanziamenti. Perché le cifre che da qualche tempo si rincorrono sull’aumento di capitale (ancora in corso) della società, sono confermate dallo stesso Dalmasso. «Quattordici milioni già raccolti – (come scritto da EconomyUp qualche tempo fa, ndr) e venti milioni obiettivo finale del fundraising».

La particolarità di Satispay è legata al suo modello di pagamento: non una semplice app per pagare via smartphone, ma un network alternativo alle carte di credito, che permette di dire addio ai contanti e alle commissioni bancarie. L’utilizzo è semplice: si scarica l’app (disponibile per iPhone e Android) e ci si iscrive al sistema, inserendo i propri dati bancari. Una volta fatto questo poi si può dare il via alle transazioni di denaro via telefono con gli altri contatti, privati o commerciali, che usano lo stesso circuito. Un servizio apprezzato soprattutto dai merchant sempre più attivi sul circuito: «La loro risposta è ottima – spiega Dalmasso – ed è quello che trascina il sistema, visto che Satispay è un servizio merchant first: la strategia è quella di creare occasioni di spesa e al tempo stesso essere estremamente bravi a convertire questi ricevitori di pagamento in utenti attivi».

«Negli ultimi tempi poi – continua il fondatore di Satispay – siamo passati da una logica territoriale a una più nazionale, anche grazie al fatto che sempre di più  grandi catene accettano di attivare i nostri servizi». Il miglioramento delle performance della società va di pari passo con una mossa strategica attuata dal team già da qualche tempo, ma che oggi inizia a mostrare le proprie potenzialità. È quella di puntare tutto sul cloud, con l’obiettivo di abbassare i costi e migliorare la qualità del lavoro. Proprio per questo Satispay è stata selezionata tra le startup protagoniste dell’AWS Summit 2017, l’evento di Amazon Web Services dedicato ai servizi della nuvola e che quest’anno ha coinvolto oltre 1500 partecipanti. «Abbiamo deciso di utilizzare il servizio nel 2015 – spiega Alberto Dalmasso – quando le autorità di vigilanza del settore hanno iniziato ad acconsentire di mettere i dati in cloud».

Un motore nuovo che ha permesso di snellire i processi e portare benefici in termini operativi: «il primo vantaggio per noi è stato quello legato ai costi, aumentando l’efficienza abbiamo ridotto le spese. In più è la metodologia di lavoro che cambia. Soprattutto da parte degli sviluppatori. L’utilizzo di questa architettura, infatti, ha portato ad un cambio della modalità e gestione di organizzazione del lavoro, dove si è molto più liberi di sviluppare e rilasciare, indipendentemente dal fatto che altri sviluppatori stiano facendo lo stesso lavoro nello stesso momento. I vantaggi sono anche dal punto di vista del management: in pratica ti rendi conto che lavorare a scadenza può non essere produttivo. Questo tipo di tecnologia di fatto insegna al management come affrontare le scadenze e a cosa dare la priorità».

Per entrare più nel dettaglio, l’utilizzo di architettura cloud ha permesso al team di Satispay, per esempio, di potenziare un servizio di promozione come quello del cash back, che ad oggi è utilizzato da più «del 10% dei nostri 16mila esercenti». Ma ha portato benefici anche in termini di sicurezza: «I dati presenti di per sé non sono leggibili né scaricabili. Se posso utilizzare una metafora, per spiegare il salto di qualità fatto passando al cloud, prima utilizzavamo una barchetta ora siamo saliti su una nave da crociera con tutte le tecnologie di ultima generazione al suo interno. Il vantaggio è evidente».

E se il motore è già ben rodato, non resta che mettere del carburante. Quello che sono pronti a fornire i nuovi investitori. «Si è appena chiusa la sottoscrizione dei precedenti soci che hanno partecipato ancora a questo nuovo aumento di capitale – spiega Dalmasso – Ora si è aperta la fase di sottoscrizione dei nuovi soci, e mi dedicherò a quelle discussioni che si sono aperte nell’ultimo periodo. Con nuovi investitori stiamo ragionando su una visione comune nella speranza di riuscire a portare l’aumento di capitale a venti milioni».

Il profilo degli investitori, buona parte italiani ma anche qualche soggetto straniero, è già delineato: aziende e business angels strutturati. Niente fondi. Perché? «Quando vai oltre i dieci milioni di raccolta, in Italia, non hai un venture che può partecipare. I fondi di vc solitamente tendono a coinvestire, ma allo stesso tempo vorrebbero il posto nel board, dando pochi soldi e poco valore. Quindi? No, grazie! Oltretutto non c’è un fondo italiano che posso dire abbia le competenze necessarie in ambito fintech». Perciò meglio rivolgersi agli imprenditori: «ha molta più competenza una banca che investe in Satispay – sottolinea Dalmasso – o l’imprenditore che ha fatto business finanziari. O, ancor più, quello che è un retailer, ha migliaia di negozi ed è in grado di dirti cosa ti serve realmente. Insomma, a noi servono soldi, ma anche competenze e network».

Per quanto riguarda il futuro, l’aumento di capitale servirà a consolidare il mercato italiano, puntare all’internazionalizzazione e raggiungere i 3 milioni di fatturato entro il 2017. Non preoccuapano, poi, le mosse della concorrenza (leggi Apple Pay) che anzi possono giocare a tutto vantaggio di Satispay: «Noi sostituiamo il contante con la tecnica dei bonifici e abbattendo i costi – conclude Dalmasso – gli altri hanno messo una carta dentro lo smartphone. La nascita di Apple Pay non ci spaventa, anzi quello che vediamo è che sta portando parecchia consapevolezza nel settore dei pagamenti digitali. Questo è un bene per tutti».  

Fabrizio Marino

Sono stato responsabile della sezione Innovazione e Tecnologia de Linkiesta, ho gestito la comunicazione di Innogest, sono Content Creator per PoliHub. Per EconomyUp mi occupo di innovazione e startup.

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