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Business angel

Airlite, prima startup finanziata dopo Shark Tank: «Grazie tv!»

22 Ott 2015

La società produttrice di un’innovativa pittura anti-inquinamento ha ricevuto fondi da Shark Bites, veicolo di investimento creato all’indomani del talent di Italia1. Una quota parte di una raccolta complessiva da 2 milioni di euro. Il co-founder Bernardoni: «Già 10 minuti dopo la messa in onda siamo stati inondati di richieste»

Da sinistra Arun Jayadev, Antonio Cianci e Massimo Bernardoni, co-founder di Airlite
“È un meraviglioso sogno che si sta avverando grazie anche a Shark Tank, ai cinque ‘squali’ investitori e, bisogna dirlo, alla potenza della televisione”: così Massimo Bernardoni, co-founder e Cto (Chief Technology Officer) di Airlite commenta per EconomyUp la grande notizia che riguarda la sua startup, ovvero l’assegnazione dei finanziamenti per una somma ancora undisclosed da parte di Shark Bites, il veicolo di investimento creato dai giudici del programma andato in onda su Italia 1 tra maggio e giugno scorsi. Airlite, che produce una innovativa pittura anti-inquinamento, è la prima startup protagonista della trasmissione ad essere finanziata da Shark Bites. La cifra versata dagli ‘squali’ è confluita in un round di investimento effettuato a settembre che, grazie al contributo di altri investitori, ha raggiunto complessivamente quota 2 milioni di euro.

Ma, già pochi minuti dopo la messa in onda, i tre co-fondatori – oltre a Bernardoni, inventore, 56 anni, c’è Antonio Cianci, 47, e Arun Jayadev, trentenne – si sono resi conto che la loro vita era cambiata: “Il programma è terminato intorno alle 23.30, dieci minuti dopo sono cominciate ad arrivare le prime richieste del nostro prodotto da gente che aveva visitato il sito. E non sono mai più cessate. Ci chiedono informazioni sul prodotto, vogliono sapere dove possono acquistare il materiale…Inizialmente, non avendo una rete distributiva, ci siamo dovuti attrezzare spedendo i pacchi con il corriere dalla casa madre, oggi ci stiamo strutturando sul territorio.  In realtà siamo stati presi alla  sprovvista e costretti a anticipare lo sbarco in Italia. La tv ha azzerato costi e tempi”.

Airlite è presente in 3 continenti: nel mondo arabo, nell’est asiatico e sta cominciando a diffondersi in Europa. Sta iniziando inoltre a registrare manifestazioni di interesse da parte del mondo africano, ma in Italia era quasi totalmente assente fino alla partecipazione a Shark Tank.

Partecipazione che non ha mancato di suscitare sorprese. Cianci e Bernardoni hanno presentato la loro startup che fornisce una nuova generazione di pitture ad alte prestazioni, multifunzionali, 100% naturali, le quali, utilizzando la luce naturale, riducono gli inquinanti nell’aria, eliminano gli odori, prevengono le muffe e distruggono gli agenti patogeni dannosi.  Inoltre, grazie alla loro proprietà autopulente, impediscono allo sporco di depositarsi sulle pareti. L’investitore Fabio Cannavale,  già fondatore e presidente di eDreams.it, ideatore del motore di ricerca di voli low cost Volagratis.com, presidente di Bravofly Rumbo Group e oggi presidente di lastminute.com,  se ne “innamorò” subito, accettando di finanziarla con 750mila euro in cambio del 3% della società. Una mossa che, a suo tempo, stupì gli altri investitori, i quali si erano tirati indietro con varie motivazioni.

Oggi è quasi tutto cambiato: essendo i cinque all’interno di un unico veicolo finanziario, l’investimento è stato collettivo. Il team di Airlite può sventolare il contratto firmato con Shark Bites, anzi ha già incassato il bonifico. Non sono ancora i 750mila euro promessi: sembra, a detta di Bernardoni, che si tratti di una prima tranche. Lo startupper sostiene di non poter rivelare l’entità della cifra versata. Cifra che rientra comunque in un quadro più ampio: a settembre Airlite ha concluso il primo round di finanziamenti arrivando a circa 2 milioni di euro, di cui appunto una quota proveniente da Shark Bites. Non a caso Cannavale, parlando a giugno scorso con EconomyUp dell’eventuale finanziamento a Airlite, disse: “Sono un team molto serio e forte e il prodotto è molto buono, ma non dipende solo da me. I soci di Airlite devono raccogliere 5 milioni di euro e in trasmissione avevano detto che c’erano altri investitori, ma ad oggi non ci sono contratti firmati. Senza altri investitori noi non procediamo, perché in ogni caso non siamo gli investitori principali”. Come si vede, gli altri investitori sono stati trovati. Il leader investor è Adjuvo, impegnato nell’individuare opportunità di investimento per investitori esperti, con il quale il team di Airlite era già in contatto da prima della messa in onda della trasmissione di Italia 1. Fatti i conti, il contributo di Shark Bites potrebbe ammontare a qualche centinaio di migliaia di euro. A gennaio dovrebbe partire un secondo round di finanziamenti e il veicolo di investimento degli “shark” potrebbe forse versare un’ulteriore quota.

Bernardoni crede nella sua invenzione da almeno una decina di anni. L’azienda di famiglia produceva di materiali per costruzione in polvere, quindi lui già conosceva il settore. All’inizio degli anni 2000 cominciò a lavorare a questo progetto, molto visionario per l’epoca. “Non venivo capito e a volte venivo anche preso in giro” ricorda. Ma lui non si scoraggiò. Nel frattempo ha depositato i brevetti e sviluppato le applicazioni della sua scoperta.

Per l’incontro con il socio Antonio Cianci galeotta fu l’Expo. Non quella di Milano, ma di Shangai 2010. Cianci era responsabile di Italia degli Innovatori, un settore dell’Esposizione dove aveva portato alcune innovazioni italiane, tra le quali la prima versione di Airlite. Nel 2013 i due hanno deciso di costituire la società, alla quale si è unito l’indiano Arun Jayadev, che vive a Londra. Anche la casa madre di Airlite è nella capitale britannica, mentre Bernardoni vive a Roma e Cianci a Milano. “Ma siamo sempre connessi grazie alle tecnologie e all’online” dice.

Con i nuovi finanziamenti la squadra continuerà a proteggere il marchio su vari mercati internazionali, investirà sulla comunicazione e proseguirà gli investimenti in ricerca.

“Abbiamo un debito enorme verso Cannavale e anche verso Dettori, gli altri li conosciamo meno” conclude Bernadoni. “Questo incontro ci ha fatto piacere sia dal punto di vista umano sia da quello lavorativo. Ora possiamo spingerci sempre più avanti”.

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