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Non solo startup

2014, 10 idee innovative Made in Italy

26 Dic 2014

Dal dosso stradale che “ruba” energia alle auto ai pannelli solari pieghevoli, dalla smart card che riconosce le impronte digitali alla tecnica per sintetizzare il grafene fino alla macchinetta per il caffè volata nello spazio con la Cristoforetti: ecco alcune business ideas italiane che hanno fatto parlare di sé quest’anno

Dal caffè espresso sorseggiato dall’astronauta Samantha Cristoforetti nello spazio al dosso stradale che sfrutta l’energia prodotta dalle automobili per illuminare un centro commerciale, dalla futuribile carta di identità con impronta digitale incorporata alle équipe di studiosi e industriali impegnati in nuovi sbocchi applicativi del grafene, il materiale del futuro: sono alcune delle idee innovative alla ribalta nel 2014 in Italia. Alcuni sono progetti su cui ricercatori e aziende stanno lavorando da anni, altri sono “pronti per l’uso”, altri ancora sono in fase di prototipazione. Tutti possono contribuire a dare un’idea delle strade che sta prendendo l’innovazione nel nostro Paese. Ecco dieci esempi.

IL DOSSO CHE “RUBA” ENERGIA ALLE AUTOUp, Underground Power, ha ottenuto di recente un milione di euro di finanziamento da Unicredit per la sua business idea che, in parole povere, consiste nel ricavare energia dalle vibrazioni delle macchine sull’asfalto. Underground Power oggi produce Lybra, dispositivo modulare brevettato simile ad un dosso stradale, installato alla stessa altezza della strada, in grado di rallentare i veicoli in modo tale da assorbirne la velocità per trasformarla in energia elettrica. Quest’anno Up ha installato il primo impianto Lybra presso il Centro Commerciale Auchan di Rescaldina (Milano): in pratica Auchan si accinge a sfruttare l’energia prodotta dagli automezzi che si recano nel centro per poter illuminare i propri negozi e far andare i propri impianti. Attualmente la società sta cercando di ottenere un investimento da un milione di euro attraverso un aumento di capitale da parte di un partner strategico.

I PANNELLI FOTOVOLTAICI “STAMPABILI” – Via batterie, fili e cavi: l’alimentazione di una serie di dispositivi all’interno degli edifici potrà essere ricavata “sottraendo” la luce alle lampadine elettriche. È l’obiettivo di una tecnologia innovativa sviluppata da un piccolo gruppo di ricercatori del Cnst, costola milanese dell’Iit (Istituto italiano di tecnologia), fondazione per la ricerca scientifica con sede a Genova, in collaborazione con un’azienda di Lecco, la Omet srl, specializzata in macchinari per la stampa. “Stiamo lavorando sui primi prototipi – spiega il ricercatore Marco Carvelli – con sistemi che garantiscano la possibilità di convertire la luce artificiale in luce elettrica”. Si tratta di un pannello fotovoltaico stampabile, esattamente come un giornale o un libro. Grazie a questo pannello sensori di antifurto, o per il rilevamento del gas nell’aria o altri piccoli display disseminati all’interno di una casa potrebbero ricavare energia non più da batterie o fili ma dall’energia delle lampadine accese. L’applicazione è utilizzabile soprattutto in ambito industriale: molte aziende sono illuminate 24 ore su 24, e anche diversi uffici tengono le luci accese dalla mattina alla sera.

LA STAMPANTE 3D DI SAMANTHAPOP3D (Portable On-Board Printer) è una delle dieci innovazioni made in Italy che Samantha Cristoforetti, la prima astronauta italiana nello spazio, il 23 novembre scorso ha portato con sé a bordo della International Space Station per la missione “Futura” dell’Agenzia Spaziale Italiana.  Il progetto è finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Della ideazione e realizzazione si è occupato il team guidato da Mariella Guerricchio di Altran Italia a Torino, supportato all’esperienza in campo spaziale di Thales Alenia Space. Per chi si chiede a cosa potrebbe servire una stampante 3D all’interno di una stazione spaziale, la risposta può essere più semplice di quello che sembra. Basti pensare agli astronauti che lavorano per lunghi periodi all’interno dell’International Space Station come agli “inquilini” di  casa orbitante, i cui “arredi” e i cui “pezzi di ricambio” devono necessariamente arrivare dalla Terra.

I LABORATORI BONSAI DENTRO LA ISS – Laboratori piccoli come un pacchetto di sigarette: li produce una società di Livorno che si chiama Kayser Italia e che al momento, con i minilaboratori collocati a bordo della ISS, definiti “bioreattori”, sta facendo esperimenti anche la nostra Samantha Cristoforetti. “Perché nello spazio gli oggetti devono essere minuscoli, pesare poco e togliere meno tempo possibile agli astronauti”, dice Valfredo Zolesi, il presidente della società. “Vetrini, pistoni, terreni di coltura per le cellule, sistemi elettronici: tutto viene compresso in un oggettino standard che riproduce un normale laboratorio di biologia”. Oltre a ideare e realizzare le apparecchiature, Kayser Italia si occupa anche di collaudarle e di monitorare il loro utilizzo durante i test in volo. Nata nel 1986 come società a capitale misto italo-tedesco e diventata tutta italiana nel 1995, Kayser detiene la leadership di mercato in Europa, avendo partecipato a più di 55 missioni.

LA PRIMA MACCHINETTA DEL CAFFÈ NELLO SPAZIO – L’ha ideata l’azienda aerospaziale torinese Argotec insieme a Lavazza ed è nello spazio con Samantha Cristoforetti. Per ricreare le condizioni adatte al tipico espresso ci sono voluti circa due anni. Una sfida vinta grazie a un nuovo modo di riscaldare e miscelare fluidi e polvere di caffè, mantenendo intatto l’aroma dell’espresso servito all’interno di un punch (sorta di sacchetto trasparente dotato di cannuccia). L’Innovation Center Lavazza ha messo a disposizione la tecnologia con cui realizza le note capsule.

GRAFENE, L’INNOVAZIONE DI DIRECTA PLUS – Sottile come uno strato di atomi, resistente come un diamante, flessibile come la plastica ma soprattutto richiestissimo sul mercato: sono queste alcune delle caratteristiche che hanno scatenato negli ultimi dieci anni una vera e propria sfida all’utilizzo del grafene nei settori commerciali più disparati. In un ex cotonificio vicino Como nascono nuovi sbocchi applicativi grazie alle Officine del Grafene, il più grande stabilimento europeo per la generazione di questo materiale, inaugurato lo scorso giugno e nato da una idea della società tecnologica Directa Plus. Nella struttura, a Lomazzo (Como), nell’ambito del Parco Scientifico Tecnologico ComoNext, 13 cervelli guidati dall’ingegnere Giulio Cesareo stanno innovando il processo di estrazione del materiale dalla grafite rendendolo scalabile,  veloce e conveniente: la ricetta per imporsi a livello globale.

GRAFENE, L’INNOVAZIONE DELL’UNIVERSITÀ DI TRIESTE – Una squadra di ricercatori, capitanata da Alessandro Baraldi, docente di Fisica della Materia dell’Università di Trieste e responsabile del Laboratorio di Scienze delle Superfici del centro Elettra-Sincrotrone Trieste, ha sviluppato una tecnica per cui, per la prima volta, è possibile sfruttare tutte le potenzialità del grafene. Su tratta di un  processo di sintesi innovativo, sostenuto dalla comunità scientifica internazionale. “Abbiamo già contatti con aziende e industrie interessate a portare questo tipo di conoscenza su scala macro” dice  Baraldi. “La maggioranza sono straniere, nordeuropee e del Regno Unito, tutte nel settore delle nanotecnologie e della nano elettronica”.

COME FAR TELEFONARE I SORDI Pedius è una startup che ha sviluppato una soluzione innovativa in grado di consentire ai non udenti di fare telefonate. Su questa società Tim Ventures, ‘braccio’ di venture capital di Telecom Italia, Sistema Investimenti ed Embed Capital hanno deciso di investire nel 2014 410mila euro. A settembre Pedius aveva lanciato con TI il primo call center accessibile alle persone sorde nell’ambito del suo call center, che è il più grande d’Italia. L’app consente all’utente di avviare una normale telefonata e poi scegliere se scrivere messaggi che saranno pronunciati da una voce artificiale oppure inviare messaggi vocali con la propria voce. In tempo reale la risposta vocale della persona chiamata viene trasformata in testo sul display dell’utente. Scaricando l’app e cliccando sui numeri 119 e 187 di Telecom Italia,  l’utente può scrivere un sms e leggere la risposta dell’operatore. A sua volta l’operatore può parlare e le sue parole diventano in automatico parole scritte.

LA CARD CHE RICONOSCE L’IMPRONTA DIGITALE – La Smart Card Biometrica è una carta dotata di un sistema completo di acquisizione, storage e matching dell’impronta digitale. Sviluppata da Card Tech, società di Udine presieduta da Fabrizio Borracci e costituita da alcuni ingegneri friulani, può essere usata alla stregua delle carte di credito convenzionali, ma anche per altre “futuribili” funzioni: dalla carta d’identità a quella sanitaria, dal permesso di soggiorno fino alla tessera elettorale per il voto elettronico. Perché, “contenendo” l’impronta digitale, è in grado di garantire al 100% l’identità del possessore. “Stiamo spingendo sulla questione ‘identità certa’” dicono i suoi ideatori.

L’AUTO CHE NON FUNZIONA A BENZINA MA “A SOLE” – Un team di docenti dell’Università di Bologna insieme con piccole e medie imprese del territorio ha realizzato il primo prototipo di automobile a energia fotovoltaica. L’idea è nata da un gruppo di persone di Castel San Piero che inizialmente volevano realizzare una bicicletta con pedalata assistita a energia fotovoltaica, poi nel 2011 hanno creato il prototipo di un veicolo ad energia solare, quindi nel 2013 il gruppo si è rafforzato ed è diventato il team Onda Solare. Nel 2013 ha partecipato al World Solar Challenge in Australia, la gara più famosa del mondo riservata alle auto solari, arrivando decimo. A gennaio 2015 sarà ad Abu Dhabi per partecipare a una competizione simile a quella australiana. Ma per ora non trova sponsor. “Eppure – dicono – alcuni strumenti sviluppati per la nostra auto sono già in commercio, come il cruscotto o il sistema di gestione della batteria”.

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