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Nicola Mosca, CEO RailEVO: “Ecco come sarà il primo taxi autonomo su rotaie al mondo”



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In collaborazione con Trentino Trasporti, Fondazione Bruno Kessler e Trentino Sviluppo, la startup RailEVO ha sperimentato a Trento un modello per ora unico al mondo: un taxi ferroviario con capsule autonome on demand che riutilizzano linee sospese per servizi flessibili. Parla il CEO

Pubblicato il 8 mag 2026

Luciana Maci

Giornalista



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Nicola Mosca, CEO di RailEVO
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Punti chiave

  • RailEVO propone un taxi ferroviario: capsule autonome on demand che collegano aree marginali e riutilizzano linee sospese per servizi flessibili.
  • Il cuore è un assale brevettato che si estende da 2 a 4 ruote per assale permettendo di uscire dalla linea come un’autostrada ferroviaria, riducendo tempi e consumi.
  • Prototipi testati a Trento Nord; team guidato da Federico Bernabei e Nicola Mosca, con ingresso di Mudra; obiettivo persone in 2–4 anni, modello licenze/royalties.
Riassunto generato con AI

C’è qualcosa di profondamente controintuitivo nell’idea di un taxi ferroviario autonomo. Perché il treno, per definizione, è l’opposto del taxi: ha orari, fermate obbligate, percorrenze rigide. Eppure è proprio da questa contraddizione che nasce RailEVO, startup italiana che sta sperimentando uno dei progetti più radicali nel panorama europeo della mobilità avanzata, anzi probabilmente l‘unico di questo genere nel mondo: capsule autonome su rotaia, on demand, capaci di muoversi senza fermate intermedie e di sfruttare anche linee ferroviarie oggi inutilizzate o sospese.

Un azzardo? Forse. Ma le grandi rivoluzioni della mobilità sono sempre partite da idee considerate improbabili. E RailEVO, oggi, non è più soltanto un’idea: a Trento Nord è già stata realizzata una linea sperimentale lunga 200 metri, dove il sistema viene testato in scala reale. Dietro il progetto ci sono l’ingegnere Federico Bernabei, ideatore della tecnologia, Nicola Mosca, CEO e co-founder, e Mudra, advisory company entrata direttamente nel capitale della startup dopo una prima fase di consulenza strategica. L’obiettivo dichiarato è estremamente ambizioso: trasformare la mobilità locale con un sistema ferroviario autonomo, flessibile e continuo, pensato per territori oggi scarsamente serviti dal trasporto pubblico tradizionale.

RailEVO: come nasce l’idea

«L’idea nasce da Federico Bernabei, fondatore della startup», racconta Nicola Mosca a EconomyUp. «Federico viene dal mondo automotive e del motorsport. A un certo punto ha iniziato a interessarsi ai temi dell’efficienza energetica e aerodinamica, studiando anche soluzioni come gli alianti e i sistemi su rotaia. Da lì è nata l’idea di combinare l’efficienza del trasporto ferroviario con una user experience completamente diversa».

Secondo Mosca, il limite principale del trasporto ferroviario tradizionale non è tanto tecnologico quanto esperienziale. «Il treno è un mezzo estremamente efficiente, ma soffre di rigidità: fermate obbligatorie, orari schedulati, impossibilità di adattarsi alla domanda reale. È anche per questo che in Europa meno del 10% dei viaggiatori usa il treno per spostarsi».

Da qui il tentativo di immaginare un sistema ferroviario che funzioni come un servizio on demand: «Parliamo di un taxi ferroviario autonomo, disponibile 24 ore su 24, senza fermate intermedie, con tempi di percorrenza più rapidi e con la possibilità di garantire l’orario di arrivo». (Sotto, il team di RailEVO con il veicolo innovativo)

Il cuore della tecnologia: un assale “brevettato”

La vera innovazione di RailEVO è tecnica. E si concentra in un componente specifico: un assale ferroviario brevettato che consente al veicolo di passare dinamicamente da una configurazione a due ruote a una a quattro ruote per assale durante la marcia.

Mosca lo spiega così: «Il veicolo viaggia inizialmente sulla rotaia interna. Durante la marcia l’assale si estende: da due ruote passa a quattro ruote per assale, quindi complessivamente a otto ruote. Le ruote esterne agganciano un secondo binario più largo, permettendo al mezzo di uscire dalla linea principale senza rallentare».

Il risultato, almeno sulla carta, è una sorta di “autostrada ferroviaria”, dove i mezzi possono entrare e uscire dalla linea senza interferire con il traffico degli altri veicoli. «Come accade in autostrada quando si prende un casello o si entra in una stazione di servizio», dice Mosca. «La scelta di un veicolo non influenza il movimento degli altri».

Il sistema consentirebbe così di quadruplicare la capacità di una linea a binario singolo, ridurre fino al 60% i tempi di percorrenza e abbattere drasticamente i consumi energetici: «Con tre kilowattora possiamo percorrere fino a 100 chilometri».

Capsule autonome e stazioni-gate

Un altro elemento distintivo del progetto riguarda la gestione delle stazioni. Le capsule RailEVO non restano vincolate ai binari una volta arrivate a destinazione: possono uscire dalla linea ferroviaria e muoversi autonomamente all’interno di aree controllate.

«Non è un sistema che copre l’ultimo miglio fino a casa», precisa Mosca. «Ma all’interno della stazione il veicolo si muove liberamente, un po’ come accade con i gate aeroportuali. L’utente comunica il viaggio che vuole fare e il sistema indica a quale gate deve recarsi».

I prototipi attualmente sviluppati possono trasportare da quattro a sei persone, oppure merci leggere come europallet e carrozzine per passeggeri con disabilità.

Il mercato: linee sospese e territori marginali

Uno dei mercati più interessanti per RailEVO potrebbe essere quello delle linee ferroviarie secondarie abbandonate o scarsamente utilizzate. «In Europa ci sono circa 13 mila chilometri di linee sospese», spiega Mosca. «Nessuno oggi utilizza queste infrastrutture con una logica on demand simile a quella di un taxi ferroviario».

La startup immagina sia interventi di retrofit su linee esistenti sia nuove infrastrutture leggere dedicate a collegamenti strategici, come aeroporti o aree turistiche.

«La nostra infrastruttura è molto più leggera rispetto a quella ferroviaria tradizionale», sottolinea Mosca. «Il carico sugli assali è circa venti volte inferiore rispetto a quello di un treno. Un nostro veicolo pesa quanto una normale utilitaria».

Naturalmente, questo non significa che non siano necessari investimenti infrastrutturali. «Le linee esistenti non possono essere usate così come sono», ammette il CEO. «Serve comunque un intervento strutturale, perché dove oggi passa una linea singola noi ne facciamo passare due».

Il modello di business: RailEVO non costruirà le linee

Ed è qui che emerge un altro elemento centrale della strategia della startup. RailEVO non vuole diventare un operatore infrastrutturale. Vuole invece concentrarsi sulla tecnologia proprietaria.

«Il nostro modello di business è focalizzato sulla produzione dell’assale e del sistema tecnologico», spiega Mosca. «Per tutto il resto vogliamo coinvolgere partner industriali che abbiano già competenze verticali: automotive, infrastrutture ferroviarie, gestione delle stazioni».

Secondo il CEO, il valore della startup sta soprattutto nella proprietà intellettuale: «Noi possiamo mantenere ottimi margini sulla nostra tecnologia e contemporaneamente creare un ecosistema aperto, basato su accordi industriali e royalties».

Mudra ha avuto un ruolo decisivo proprio in questa fase di strutturazione industriale e finanziaria del progetto. L’advisory company non si è limitata alla consulenza, ma è entrata direttamente nel capitale della startup, lavorando anche sulle investor relations e sull’accesso a fondi europei e finanza agevolata.

«Quando abbiamo conosciuto il progetto», racconta Mosca, «inizialmente eravamo coinvolti come advisor. Poi abbiamo capito che servivano anche risorse e abbiamo deciso di entrare direttamente nella società».

Il nodo cruciale: sostenibilità economica

La domanda inevitabile, davanti a un progetto così ambizioso, riguarda la sostenibilità economica. Parlando con EconomyUp, Mosca sostiene che il modello RailEVO possa risultare più conveniente rispetto al trasporto ferroviario tradizionale, soprattutto sulle tratte secondarie.

«Un veicolo RailEVO costa circa il 30% in meno rispetto a un treno regionale», spiega. «Ma il punto è soprattutto un altro: su una linea a binario singolo, per garantire un servizio frequente, servono diversi treni che si incrociano lungo il percorso. Con RailEVO, invece, puoi distribuire la stessa capacità di trasporto su decine di capsule autonome che si muovono solo quando serve».

Anche i costi operativi, secondo la startup, sarebbero inferiori. «La nostra è un’infrastruttura passiva», dice Mosca. «Non ci sono deviatoi attivi o componenti ferroviarie che devono essere continuamente movimentate. L’unica parte dinamica è il veicolo».

La startup stima tempi di rientro infrastrutturale tra 15 e 20 anni, con un tasso interno di rendimento compreso tra il 3% e il 7%. «Numeri molto interessanti per chi opera nel settore infrastrutturale», sostiene Mosca.

Il test di Trento e i prossimi passi

La prima sperimentazione reale è partita a Trento Nord, grazie alla collaborazione con Trentino Trasporti, Fondazione Bruno Kessler, Trentino Sviluppo e altri partner industriali.

«Quella che un anno fa era soltanto un’intesa oggi è diventata una linea reale di test», racconta Mosca. «Il prossimo passo è identificare un sito pilota per sviluppare uno studio di fattibilità tecnico-economica completo».

I tempi? «Stimiamo di poter arrivare al trasporto di persone entro due-quattro anni», dice il CEO. Molto dipenderà dalla capacità di stringere accordi industriali e accelerare l’ingegnerizzazione delle diverse componenti del sistema.

Il traffico autonomo e gli algoritmi di ottimizzazione vengono sviluppati insieme alla Fondazione Bruno Kessler, centro di ricerca che collabora già con RFI. «L’unica componente davvero nuova del sistema è il nostro assale brevettato», sottolinea Mosca. «Tutto il resto esiste già industrialmente».

Una visione di lungo periodo

RailEVO sa di muoversi in un territorio ad alto rischio. Mosca non lo nasconde. «Lo scetticismo è normale, soprattutto quando si parla di innovazioni radicali», dice. «Per questo volevamo arrivare a una milestone concreta: realizzare davvero il sistema».

Ma la startup sembra avere una caratteristica rara nell’ecosistema tech contemporaneo: non punta a una exit veloce. «Non vogliamo essere la classica startup che cerca una vendita in dodici mesi», afferma Mosca. «Questo è un progetto che ha un orizzonte temporale completamente diverso».

L’ambizione dichiarata è enorme: ripensare la mobilità territoriale in un’epoca in cui il trasporto pubblico tradizionale fatica a sostenere economicamente molte tratte locali, mentre cresce la domanda di servizi flessibili e personalizzati.

«Le nuove generazioni», osserva Mosca, «non vedono più l’auto privata come un sogno. La mobilità sta diventando un servizio. E anche il settore automotive dovrà reinventarsi in questa direzione».

Se RailEVO riuscirà davvero a trasformare il trasporto ferroviario resta tutto da vedere. Ma nel panorama della mobility-tech europea, il progetto trentino ha già fatto qualcosa di raro: proporre un’idea che non assomiglia a nessun’altra.

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