Clairy, ecco perché il vaso anti-inquinamento made in Italy ha ricevuto 2 milioni dall'Unione Europea | Economyup
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LA STORIA

Clairy, ecco perché il vaso anti-inquinamento made in Italy ha ricevuto 2 milioni dall’Unione Europea

di Concetta Desando

30 Ott 2017

La startup, nata da una tesi di laurea presentata al Politecnico di Milano, ha lanciato un prodotto di design in grado di rendere l’aria più pulita. Ecologico ma anche tecnologico: è connesso a tutti i device e gestibile da un’app. ”La purificazione dell’aria è un mercato in fortissima crescita” dice il Ceo Paolo Ganis

Il successo di una startup? Dipende da un mix di fattori: la velocità dell’execution, cioè il passaggio dall’idea al progetto e all’ingresso sul mercato; dalla fetta di mercato che si vuole aggredire e da un pizzico di fortuna. Paolo Ganis ha 30 anni e le idee ben chiare. Tanto è vero che una delle sue idee, Clairy, il vaso smart per la purificazione dell’aria indoor, ha ricevuto un finanziamento di 2 milioni di euro dall’Unione Europea attraverso il veicolo Horizon 2020 SME2. E questo è solo uno dei tanti riconoscimenti ottenuti dalla startup innovativa Laboratori Fabbrici, che ha creato appunto l’innovativo prodotto anti-inquinamento.

Il vaso Clairy

Clairy è un vaso tecnologico che fonde natura, tecnologia e design ricercato: “Si tratta un sistema di purificazione naturale per ambienti indoor capace di connettersi attraverso wi-fi a tutti i device e gestibile attraverso una App dedicata” spiega Ganis.

“L’idea è nata nel 2015 dalla tesi di laurea di Vincenzo Vitiello al Politecnico di Milano” racconta il giovane imprenditore, 30 anni e una laurea in management alla Bocconi. “Con il collega di Università Alessio D’Andrea hanno realizzato un primo prototipo, presentato al Salone del Mobile di Milano”. È proprio lì che i due amici si accorgono che il prodotto piace alle gente e suscita interesse nel pubblico. “Non avendo competenze in fatto di business hanno chiamato me” continua Ganis. “Allora ero passato al Gruppo Generali dopo un periodo di lavoro in Mediobanca. Avevo un buon contratto, anche se è il mio interesse è sempre stata l’imprenditoria” continua. Nello stesso anno i tre ragazzi fondano la startup con sede al Talent Garden di Pordenone e l’anno successivo, dopo aver migliorato il prototipo, lo presentano al Ces di Las Vegas.

I fondatori della startup Laboratori Fabbrici che ha ideato Clairy

Da qui inizia la fortuna di Clairy. Durante il Ces, infatti, il progetto è stato selezionato per un percorso di accelerazione di 3 mesi in Silicon Valley presso Plug and Play Ventures, uno dei più importanti investitori al mondo, che vanta investimenti in Google, Paypal, Dropbox. Dopo quell’esperienza, tornati in Italia, il team lancia una campagna di crowdfunding prima su Kickstarter, poi su Indiegogo raccogliendo circa 400 mila Euro in pre-ordini. Poi arriva un altro investimento di 400mila euro da parte di investitori privati, fino ai 2 milioni di Horizon 2020 e all’European Design Award. Paolo Ganis, infatti, oggi CEO della startup, che ha sede a San Francisco (California), ha partecipato al G20 in Germania come finalista del premio Global Youth Entrepreneur Award, che premia i migliori imprenditori under 30 a livello globale.

Dunque, tanti traguardi in poco tempo. Merito, innanzitutto del progetto.  Il “Vaso Smart” Made In Italy, infatti, è realizzato interamente in ceramica e coniuga le naturali proprietà di purificazione delle piante, un design ricercato e un cuore tecnologico. “Queste specificità posizionano Clairy come una soluzione innovativa, ecologica e unica nel suo genere” continua Paolo Ganis, oggi Ceo della startup dopo essersi licenziato da Generali lasciando un contratto a tempo indeterminato per inseguire il sogno dell’imprenditoria. “La nostra è una soluzione tecnologica e di design che rende un oggetto in uso dalla notte dei tempi come il vaso, uno strumento per abbattere l’inquinamento indoor e avere un feedback direttamente sul proprio smartphone” continua.

Tra i fattori di successo, poi, c’è il mercato nel quale la startup si inserisce. “Quello della purificazione dell’aria e della possibilità di respirare aria pulita è un mercato in fortissima crescita. In Italia ne parla ancora poco; in Europa un po’ di più, ma in Paesi come gli Stati Uniti ormai quasi tutti hanno un purificatore d’aria in casa” spiega il Ceo. “Noi abbiamo spaccato il mercato perché ci siamo imposti con un prodotto diverso: i tradizionali purificatori sono fatti in plastica, sono ingombranti e soprattutto funzionano con filtri meccanici che devono essere sostituiti ogni tre mesi. Clairy, invece, è una soluzione naturale, di design, bella e tecnologia. Al mercato è piaciuta l’unione tra natura e tecnologia, due mondi lontani che finalmente si incontrano”.

Per quanto riguarda il modello di business, “vogliamo aprire un canale ecommerce. Il 90% delle nostre vendite, infatti, avverrà online, e i mercati di riferimento sono quelli in cui le tematiche ambientali sono più forti, come Stati Uniti, Sud-Est asiatico, Australia. In Italia c’è simpatia per il prodotto ma siamo ancora poco informati sull’argomento: se in America 8-9 persone su 10 sono informati sull’inquinamento indoor e hanno un purificatore; nel nostro Paese i numeri scendono a 1 o 2 persone su dieci” continua Ganis.

Il costo di Clairy è di 199 dollari. “Il nostro acquirente è un uomo/donna maturo fra i 30 e i 50 che ama il design ed è sensibile alle tematiche sulla purificazione dell’aria; tiene molto all’aria che respira e ama la tecnologia. Insomma andiamo a toccare tanti mercati che in questo momento sono in forte crescita. E anche questa è una chiave di successo” continua l’imprenditore. Senza tralasciare un commento sull’ecosistema italiano: “C’è una differenza sostanziale con l’America, e non mi riferisco solo ai soldi e alle leggi. Oltreoceano tutti fanno startup, c’è una quantità enorme di figure di riferimento pronte a trasmettere le proprie conoscenze alle generazioni future. In Italia non è così. Spesso chi si trova a capo dei fondi o quelle che riteniamo figure di riferimento dell’ecosistema non hanno mai fatto startup. Non sanno neanche di cosa parlano. Abbiamo ancora tanto da fare nel nostro Paese” conclude.

Concetta Desando

Due menzioni speciali al premio di giornalismo M.G. Cutuli, vincitrice del Premio Giuseppe Sciacca 2009, collaboro con testate nazionali. Per EconomyUp mi occupo di startup, innovazione digitale, social network

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