Una parte enorme delle nostre risorse fiscali viene assorbita dal passato, invece che essere usata per costruire il futuro. L’Italia destina alla spesa pensionistica circa il 16% del PIL, mentre investe in ricerca e sviluppo l’1,33%, laddove la Francia spende il 14% in pensioni e il 2,2% in R&D e la Germania il 12% e il 3,1%. Questo è uno degli elementi che, tra le altre cose, frena l’innovazione in Italia. Il ritardo italiano, infatti, non può essere attribuito principalmente alla carenza di incentivi fiscali, come lamentano alcuni. Pesano molto di più il ritardo nello sviluppo del venture capital e la limitata massa critica di startup innovative, ma anche questi fattori sono a loro volta l’espressione di vincoli più profondi, legati alla qualità della ricerca, del sistema educativo e del quadro regolatorio. Il risultato è un equilibrio economico distorto, in cui spesa pubblica, mercato del lavoro e politiche industriali riducono sistematicamente gli incentivi alla crescita dimensionale, alla concorrenza e all’innovazione.
L’ANALISI
Se l’Italia investe poco in innovazione dipende (anche) da pensioni e mercato del lavoro
L’Italia destina alla spesa pensionistica il 16% del PIL, mentre investe in ricerca e sviluppo l’1,33%. Il segno di un equilibrio economico distorto, in cui spesa pubblica, mercato del lavoro e politiche industriali riducono sistematicamente concorrenza e innovazione. I numeri e l’analisi
Professionista dell’asset management e startup founder
divulgatore e data & risk analyst
statistico e risk analyst

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