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ll bicchiere mezzo pieno (e mezzo vuoto) dell’Europa dell’innovazione: cosa ci dicono le storie di IQM Quantum Computers e OpenClaw



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La finlandese IQM Quantum Computers va verso il Nasdaq. Lo sviluppatore austriaco Peter Steinberger dopo OpenClaw entra in OpenAI. L’Europa ha tecnologia e talenti, ma fatica a trattenerli e a creare piattaforme globali

Pubblicato il 3 mar 2026



Europa innovazione
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Ho scelto due notizie questa settimana. sull’Europa dell’innovazione. Apparentemente sembrano diverse. In realtà, sono due facce della stessa medaglia

La prima: la finlandese IQM Quantum Computers annuncia la quotazione a una valutazione di 1,8 miliardi di dollari.
La seconda: lo sviluppatore austriaco Peter Steinberger, dopo essere stato uno dei volti più noti di OpenClaw (l’assistente AI open-source che ha acceso il caso MoltBook), entra in OpenAI.

Due storie che possiamo leggere in modo opposto. Bicchiere mezzo pieno. O mezzo vuoto.


Notizia 1: La prima (quasi) IPO quantistica europea

IQM va in Borsa a 1,8 miliardi. Ottimo segnale. Il quantum è deep tech puro: ricerca, capitale paziente, orizzonti lunghi. Quotare una realtà europea— raccogliendo potenzialmente oltre 300 milioni per finanziare ricerca e sviluppo — è un risultato importante.

Ma…

La quotazione avviene al NASDAQ e non su una Borsa europea (anche se si parla di un eventuale dual listing a Helsinki come premio di consolazione).
E avviene attraverso una SPAC — Real Asset Acquisition Corp. — lo strumento finanziario che, dopo il boom di qualche anno fa, è diventato il “piano B” delle IPO tradizionali (qui casi come Babylon e Lilium non evocano grandi ricordi).

Qui il nostro bicchiere si inclina.

Abbiamo:

  • Scienza europea
  • Mercato dei capitali americano
  • Struttura finanziaria “second tier”

È un passo in avanti? Sì.
Conferma di una ritrovata sovranità e profondità finanziaria europea? No.

Se il primo grande IPO quantistico europeo si fa a New York, significa che i mercati finanziari per il deep tech restano altrove. L’Europa genera tecnologia. Ma per scalarla finanziariamente, bisogna ancora attraversare l’Atlantico.


Notizia 2: Talento europeo. Campionato americano

Il passaggio di Peter Steinberger a OpenAI ha riacceso il dibattito classico: “L’Europa non trattiene i suoi talenti”.

Ma forse la domanda è mal posta. Steinberger non va a giocare (per soldi) nella Saudi League (con tutto il rispetto). Va a giocare (per soldi) nella Premier League. Nel calcio, nessuno direbbe che un giocatore “tradisce” andando a giocare nel Manchester City o nel Real Madrid. Diremmo che va dove si gioca la Champions League.

In AI (e nel venture capital), oggi la Champions (o Premier) League si gioca in Silicon Valley. Non in Europa.

Allora il punto non è perché se ne vada.
Il punto è: abbiamo squadre competitive dove valga la pena restare?

Anche qui il bicchiere è mezzo vuoto (o mezzo pieno):

  • L’Europa forma talenti di livello mondiale.
  • Ma il centro gravitazionale dell’ecosistema startup resta altrove.

Il nodo strutturale (meglio, il collo di bottiglia)

Le due storie parlano della stessa frattura. Produciamo scienza e talento ma:

  • Non abbiamo ancora mercati dei capitali capaci di finanziare il later stage e le exit.
  • Fatichiamo a creare piattaforme globali.
  • Fatichiamo a trattenere (o attrarre) i migliori.

Non è solo un tema di regolazione.
Non è solo un tema di venture capital.
È un tema di sistema.

Si discute molto del “28th Regime”, di mercato unico dei capitali, di semplificazione cross-border. Servono. Ma non bastano annunci (anche se questa settimana ne è arrivato un altro, che è importante, sotto il post della Commissione Europea che parla di EU-Inc).

Servono velocità e massa critica. Serve ambizione, feroce e coordinata. Questo è stato, tra l’altro, uno dei messaggi emersi dalla discussione che abbiamo avuto a Milano, insieme a Gianluca Dettori, Laura Morelli, Andrea Savi, Francesco Rossi durante la seconda tappa del tour 2026 ORA! (dal titolo, evocativo: Un Salto per Crescere).


Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

Il bicchiere mezzo pieno dice:

  • L’Europa innova.
  • L’Europa produce deep tech.
  • L’Europa forma talenti che competono ai massimi livelli.

Il bicchiere mezzo vuoto dice:

  • Le exit succedono negli Stati Uniti.
  • I talenti di frontiera scelgono la Silicon Valley.
  • La scalabilità finanziaria e industriale è mancante (troppa frammentazione).

La vera domanda non è se l’Europa sia capace di innovare. Lo è.
La domanda è se sia capace di scalare — capitali, mercati, ambizione — alla stessa velocità con cui genera eccellenza scientifica.

Il bicchiere è circa a metà.

E la differenza tra mezzo pieno e mezzo vuoto, al di là della prospettiva di come lo si guardi, sta nel provare a riempirlo il più possibile e possibilmente velocemente.

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