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ItaliaCamp, la rivoluzione comincia dal digitale

23 Giu 2014

Con lo strumento della “non conferenza” l’Associazione presieduta da Fabrizio Sammarco sta preparando un Piano per l’innovazione sociale che presenterà al governo. Il tavolo sull’economia digitale ha mostrato un Paese attivo e attento, anche se ancora incerto sui passi da compiere per accelerare il cambiamento.

Quello che vedete qui è il palindromo di ItaliaCamp. Il palindromo di solito è una sequenza di lettere che letta al contrario rimane la stessa (i topi non avevano nipoti). In questo caso il senso del discorso ne esce capovolto: dal pessimismo rassegnato all’impegno attivo a favore del cambiamento. ‘ 

L’Italia è già oltre il suo Sputnik Moment. Gli americani, a fine anni ’50, restarono choccati dal lancio sovietico del primo satellite artificiale della storia intorno alla Terra e reagirono producendo la grande stagione spaziale degli anni 70 (Armstrong va a spasso sulle Luna nel 1969). Fuor di metafora: c’è un momento in cui si prende coscienza di essere minacciati da qualcosa o da qualcuno e si riesce ad evitare il pericolo, moltiplicando gli sforzi e cambiando il proprio modo di fare. Gli italiani hanno preso il pugno nello stomaco assestato dalla crisi e dalla “disruption” digitale. Sono ancora piegati ma stanno rialzando la testa, qualcuno anche lo sguardo per andare oltre e preparare una nuova fase di crescita. Non sarà facile, ma si può fare. Molti ci credono, tantissimi ci stanno lavorando. Questa convinzione mi hanno lasciato le tre ore e passa di discussione e confronto che ho condotto con soddisfazione nel barcamp sull’economia digitale e finanziamento dell’innovazione organizzato sabato scorso in occasione dell’Assemblea di ItaliaCamp, l’associazione che ha importato e diffuso in Italia il modello internazionale di “non conferenza” in cui i temi sono proposti dai partecipanti e tutti si ritrovano attorno a un tavolo allo stesso livello.  Quello sull’innovazione era uno degli otto tavoli aperti (gli altri: open data, smart city, patrimonio culturale e beni pubblici, impact investing, economia dell’antimafia, sistema sociale e politiche pubbliche, Padiglio Italia Expo 2015) per arrivare a individuare “soluzioni” da portare a chi governa.

L’appuntamento di Reggio Emilia ha segnato una svolta nella vita di ItaliaCamp: dalla ricerca di idee e talenti alla proposta di soluzioni concrete. La sintesi è nella parola Advocacy: un nuovo modello di partecipazione diretta alle politiche pubbliche attraverso il coinvolgimento e la consultazione di università, opinion leader, policy maker. I barcamp tematici sono stati lo strumento grazie al quale nelle prossime settimane verrà preparato un Piano per l’innovazione sociale che verrà consegnato alla Presidenza del Consiglio. Un obiettivo ambizione per creare quel ValorePaese che è stato il titolo e il mantra del weekend di Reggio Emilia.

L’economia digitale non è una questione di chi si occupa di digitale. A confermarlo la varietà di presenze attorno al tavolo del barcamp: incubatori, venture capitalist ma anche professionisti, manager, rappresentanti di associazioni di categoria (il direttore generale di Confagricoltura Luigi Matrobuono e il presidente dei Giovani di Confindustria Marco Gay), di università, di banche, di centri di ricerca. Il bisogno di cambiamento è nelle grandi e nelle piccole imprese, al Nord come al Sud. Per questo è tornata ricorrente la parola “politica industriale”: serve una visione, un piano e un progetto nazionale e medio lungo termine. Come finanziarlo? I soldi sono pochi, è noto. Ma quei pochi vanno usati meglio e rapidamente, soprattutto quando arrivano dall’Unione europea. Sono ancora troppo lunghi i tempi dalla proposta all’approvazione di un progetto e ancora più lunghi quelli di erogazione del finanziamento. Semplificare, ridurre la burocrazia e le intermediazioni. Al barcamp è stata presentata, e accolta con grande interesse, una soluzione per recuperare nuove risorse finanziarie. Creare un fondo da 1 miliardo per l’innovazione utilizzando parte dei beni sequestrati alla criminalità organizzata e attualmente congelati (circa 3 miliardi). Salvo Mizzi, founder di Working Capital, l’aveva lanciata in occasione dell’inaugurazione dell’acceleratore di Catania. A Reggio Emilia l’ha raccontata chi l’ha pensata originariamente: il figlio Alessandro, 17 anni, che l0 ha fatto con la passione e l’emozione di un teenager che è andato a riguardarsi su Youtube le immagini delle stragi mafiose (prime fra tutte quelle in cui furono uccisi Falcone e Borsellino) e ha voluto cercare un modo per, come ha detto, trasformare il male in bene. Il progetto è già all’attenzione della Presidenza del Consiglio e l’inserimento nel Piano di ItaliaCamp potrà darle un’accelerazione.

Un patto fra generazioni è invece il modello proposto da Gianluca Dettori, investitore seriale (la sua DPixel compie nel 2014 dieci anni): lui la chiama la “policy del doppo give back”. Quello che immagina è una sorta di patrimoniale su chi ha una liquidità importante che vada ad alimentare un fondo dei fondi per l’innovazione. Può sembrare una tassa, ma è un investimento. «I padri danno ai figli che restituiranno con la creazione di nuove imprese», spiega. Difficile prevedere quanto possa andare avanti, ma la visione è interessante perché prevede quel necessario scambio fra “vecchi e giovani” che in Italia sembra bloccato da tempo.

Da sbloccare anche lo scambio fra università e imprese. I talenti non mancano, tutti d’accordo. Il livello della ricerca italiana è ottimo ma troppo spesso si ferma lì. Il trasferimento di tecnologie non fila liscio. Per questo Pierluigi Paracchi, chiarman del fondo Medixea, ha portato una proposta anticipata su EconomyUp: la creazione di un Technology Transfer Office unico per tutti gli IRCCS (gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico come il San Raffaele o l’Humanitas di Milano) con l’obiettivo di attrare capitali grazie a tempi più brevi, trasparenza, regole uguali per tutti e compartecipazione ai risultati.

Come dice Fabrizio Sammarco, presidente dell’Associazione ItaliaCamp, non rinunciare ai sogni, trasformarli in realtà per incrociare la propria storia e quella del Paese. L’economia digitale si fa anche così. Per arrivare a un nuovo traguardo. Avere un’economia sana e basta, perché il digitale sarà ingrendiente scontato e necessario, per tutte le industrie e per tutta la società.

P.S. L’immagine dello Sputnik Moment è stata portata al barcamp da Leo Cisotta, consigliere delegato di ItaliaCamp: negli Stati Uniti è un concetto sviluppato dalla Scuola di Palo Alto ed è frequentemente usato per indicare la necessità di una svolta. Per saperne di più si può leggere il libro di Marco Masella “Sputnik moment. Quando la crisi diventa l’occasione per aumentare la competitività”

 

di Giovanni Iozzia

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