Una strada che riceve più luce quando aumenta il traffico e meno nelle ore in cui i passaggi si diradano. Semafori che coordinano il verde lungo le principali direttrici, adattandosi ai flussi. Scuole e municipi nei quali pompe di calore, fotovoltaico e sistemi digitali concorrono a ridurre i consumi. L’innovazione nell’illuminazione pubblica parte dai Led, ma si estende alla gestione di infrastrutture e servizi che accompagnano la vita quotidiana delle città.
A spiegare questa trasformazione a EconomyUp è Riccardo Amoroso, esperto di illuminazione pubblica e tecnologie per le smart city, con una lunga esperienza nel gruppo Enel, anche in Enel X. Oggi è CEO di CiviSmart, piattaforma italiana sostenuta dal fondo tedesco Patrizia e nata dall’aggregazione di operatori già attivi nell’illuminazione pubblica. La società sviluppa interventi di efficienza energetica e digitalizzazione per le amministrazioni locali, serve circa 230 Comuni e gestisce circa 500mila punti luce.
Il punto di partenza del suo ragionamento è dare un significato concreto a un’espressione molto utilizzata. “Smart city è una parola abusata. Bisogna essere concreti e specifici. Partiamo dall’illuminazione pubblica, dove c’è tanta innovazione tecnologica disponibile sul mercato: il passaggio ai Led, il telecontrollo adattivo, la possibilità di regolare da remoto l’intensità luminosa”.
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Dai Led al telecontrollo: come cambia l’illuminazione pubblica
La sostituzione delle vecchie sorgenti luminose è il primo intervento, ma il percorso di aggiornamento degli impianti italiani resta aperto. Amoroso stima che il 30-35% del mercato non sia ancora passato ai Led, lasciando spazio a ulteriori interventi di efficientamento.
“Il processo di penetrazione dell’illuminazione a Led è cominciato circa 15-20 anni fa e non è ancora finito”, osserva. “C’è ancora una parte del mercato che consuma un’enormità di energia elettrica per avere un po’ di luce. È un peccato: a livello Paese buttiamo risorse”.
Anche gli impianti già convertiti possono richiedere un aggiornamento. L’evoluzione tecnologica riguarda infatti le prestazioni delle sorgenti e la possibilità di gestirle con maggiore precisione.
“Il Led to Led (ndr: la sostituzione di apparecchi di illuminazione già dotati di tecnologia LED con apparecchi LED di nuova generazione, più efficienti e spesso più intelligenti) è un modello che sta cominciando ad attecchire”, spiega Amoroso. “L’innovazione continua: anche dove i Led sono stati installati dieci anni fa, può convenire mettere quelli nuovi, ancora più efficienti”.
Al rinnovo delle lampade si aggiunge il controllo del loro funzionamento. La luce può essere regolata secondo un programma orario e adattata alle condizioni rilevate sulla strada, anziché mantenuta sempre alla stessa intensità.
“Con il telecontrollo adattivo possiamo regolare da remoto l’intensità luminosa. Poi ci mettiamo un po’ di intelligenza: una videocamera con cui riconoscere il traffico e informazioni sulle condizioni ambientali. Più traffico, più luce; meno traffico, meno luce”, racconta. “A questo si unisce il profilo notturno: alle dieci di sera si può garantire più luce, alle tre del mattino un’intensità più bassa. Tutte queste tecnologie messe insieme permettono di ridurre i consumi in modo importante”.
Illuminare dove serve: la qualità della luce e la percezione dei cittadini
Il cambiamento riguarda anche il modo in cui la luce viene distribuita. Per chi abita una strada, il passaggio da un impianto tradizionale a uno nuovo può modificare la percezione dell’ambiente: cambiano il colore della luce e le superfici illuminate.
“I cittadini vedono una luce di colore diverso rispetto a quella gialla a cui erano abituati e a volte dicono che sembra più buio”, racconta Amoroso. “In realtà, il Led può illuminare in modo più direzionale, dove serve, sulla strada, evitando per esempio di mandare la luce sulle finestre degli edifici”.
La progettazione dell’impianto diventa quindi parte della qualità del servizio. “All’inizio, come per tutte le novità, può esserci qualcosa che non torna e bisogna abituarsi. Poi si riconosce il beneficio”.
Il palo della luce diventa un’infrastruttura per altri servizi
Una volta aggiornato l’impianto, il punto luce può assumere altre funzioni. La sua utilità per la smart city deriva da una caratteristica molto concreta: è un’infrastruttura già distribuita sul territorio e alimentata elettricamente.
“Il palo della luce è un asset diffuso sul territorio ed è già elettrificato: per questo si presta a essere utilizzato anche per altri servizi”, spiega Amoroso. “Uno degli ambiti è la videosorveglianza, legata alle esigenze di sicurezza dei cittadini”.
Le telecamere possono essere installate sui pali o in altri luoghi individuati dall’amministrazione. A contare è anche il percorso delle informazioni raccolte, che devono arrivare ai soggetti chiamati a utilizzarle.
“Il flusso informativo viene messo a disposizione, attraverso una centrale operativa, delle forze dell’ordine oppure dei tecnici comunali che gestiscono il patrimonio pubblico”, prosegue.
Lo stesso rapporto tra infrastruttura fisica e gestione digitale si ritrova nel controllo degli accessi e della sosta. “Ci sono le zone a traffico limitato, lo smart parking e il controllo dei varchi. Sono ambiti che si collegano bene alla gestione dell’illuminazione pubblica e che possono essere aggiunti all’interno della concessione”.
Semafori intelligenti: che cos’è l’onda verde e come funziona
Dall’illuminazione delle strade alla regolazione del traffico, il passaggio è legato alla possibilità di adattare il funzionamento degli impianti a ciò che avviene in città. Nella semaforistica, una delle applicazioni descritte da Amoroso è l’onda verde: il coordinamento dei semafori lungo una direttrice per favorire lo scorrimento dei veicoli.
“Si tratta di fare in modo che le principali direttrici di traffico abbiano una priorità nella gestione del verde”, spiega. “L’intelligenza artificiale adatta gli algoritmi in funzione dei flussi veicolari, così da privilegiare le vie di scorrimento”.
Per adattare le regolazioni occorre però conoscere gli spostamenti. Amoroso indica tra le fonti utilizzabili le informazioni aggregate sulla presenza e sulla mobilità dei telefoni cellulari, acquisite dagli operatori telefonici.
“Compriamo dagli operatori informazioni anonime sulle heatmap, cioè mappe della concentrazione delle presenze”, racconta. “Questi dati ci consentono di ricostruire i flussi e di utilizzare le informazioni per ottimizzare la gestione del traffico”.
Un caso citato nell’intervista è Roma. CiviSmart partecipa al raggruppamento con Edison Next Government e La Semaforica che si è aggiudicato uno dei due lotti per la manutenzione degli impianti semaforici cittadini. L’affidamento prevede anche interventi di centralizzazione semaforica, per coordinare gli impianti lungo ulteriori assi stradali.
“Abbiamo messo software per ottimizzare l’onda verde”, afferma Amoroso. “È chiaramente un processo progressivo: stiamo introducendo le varie tecnologie secondo un piano di realizzazione nel tempo”.
Il beneficio atteso riguarda dunque specifiche direttrici e procede con l’implementazione dei sistemi. Lo stesso Amoroso delimita la portata dell’intervento: “Il traffico di Roma è un problema molto più ampio. Non si fa l’onda verde e si risolve il traffico di Roma. Ma è un elemento che può contribuire a migliorare la situazione”.
Edifici intelligenti: scuole e municipi tra elettrificazione e automazione
La gestione dell’energia che parte dalle strade può estendersi agli immobili comunali. Qui l’intervento interessa sia gli impianti sia l’edificio: produzione elettrica, riscaldamento, regolazione dei consumi e riduzione delle dispersioni. “Si possono introdurre tecnologie come pompe di calore, fotovoltaico, sistemi di automazione degli edifici e nuovi infissi”.
La componente digitale serve a governare gli impianti; l’elettrificazione cambia invece il modo in cui viene soddisfatto il fabbisogno energetico. Nel percorso descritto da Amoroso, questi interventi vengono affrontati insieme. “Il concetto è gestire il pacchetto completo degli investimenti e delle attività operative”.
Flotte pubbliche elettriche: il veicolo è una parte del progetto
L’elettrificazione degli edifici introduce un’altra esigenza dei Comuni: utilizzare l’energia anche per trasformare la mobilità dei propri servizi. L’esempio scelto da Amoroso è quello degli scuolabus, per i quali il cambiamento coinvolge mezzi, ricarica e approvvigionamento elettrico.
“Un Comune può avere una flotta di scuolabus diesel da sostituire con veicoli elettrici”, spiega. “In quel caso si realizzano le infrastrutture di ricarica, si fornisce l’energia elettrica e si può aggiungere il fotovoltaico per contribuire ad alimentare il sistema. Anche l’elettrificazione delle flotte – precisa – è uno dei tasselli della smart city per i quali servono nuove tecnologie”.
Come finanziare l’innovazione: investimenti e gestione nel tempo
La disponibilità delle tecnologie pone alle amministrazioni il problema di realizzare gli interventi e mantenerli operativi. Il rapporto con un operatore si sviluppa così su un orizzonte pluriennale. Nell’esperienza descritta dall’intervistato, le concessioni di illuminazione pubblica possono durare 10-15 anni e comprendere servizi aggiuntivi.
“La riduzione dei consumi energetici e dei costi può liberare una parte del budget”, spiega. “Una quota di quel risparmio può essere utilizzata per arricchire il servizio. Il problema della pubblica amministrazione è anche riuscire a mettere a terra i progetti: attraverso gare pubbliche o partenariati pubblico-privati, avere un soggetto che accompagni il Comune nella realizzazione”.
La gestione digitale collega impianti, amministratori e cittadini
Man mano che ai punti luce si aggiungono telecamere, semafori ed edifici, cresce la necessità di sapere che cosa sta accadendo alle infrastrutture e di organizzare gli interventi. La gestione digitale è il collegamento operativo tra dispositivi distribuiti sul territorio e amministrazione.
“Parliamo di asset elettrificati e digitalizzati, gestiti attraverso una control room”, racconta Amoroso. “Possiamo mostrare ai clienti come vengono gestiti e dare ai cittadini strumenti semplici per inviare segnalazioni”.
Una lampada guasta diventa così anche un’informazione che deve raggiungere chi può intervenire e restare visibile a chi controlla il servizio. “Con un’app il cittadino può fare una segnalazione in modo facile e veloce, e il sindaco può vedere che la segnalazione è arrivata”, conclude Amoroso. “La componente digitale è molto rilevante: è la base per gestire questi servizi”.

































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