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Innovazione digitale e intelligenza artificiale nella sanità: l’importanza della governance



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Migliorare la governance, incrementare la formazione e mantenere centrale la relazione di cura: così vanno implementati innovazione e AI nel settore sanitario. Se ne è parlato Stati Generali della Salute Siena 2026

Pubblicato il 11 mag 2026

Fabio Pasquazi

Associate Partner ICTLAB PA



Ai in sanità
Ai in sanità: gli Stati generali della Salute a Siena
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Punti chiave

  • La sanità evolve con innovazione digitale e IA; servono governance e formazione, mantenendo la centralità della relazione di cura.
  • Il CDTI ha coordinato tre tavoli per produrre modelli replicabili sul FSE, promuovendo interoperabilità, inclusività e formazione per cittadini e operatori.
  • Serve una strategia nazionale con cabina di regia, regole uniformi per l’interoperabilità, patti sulle competenze digitali e un ecosistema dei dati sanitari operativo.
Riassunto generato con AI

La sanità italiana negli ultimi anni sta cambiando rapidamente modificando il modo in cui pazienti, professionisti e istituzioni dialogano. Perché questa profonda trasformazione digitale funzioni occorre migliorare la governance ed incrementare la formazione e soprattutto tenere sempre in evidenza un principio non negoziabile: la centralità della relazione di cura.

Su questi temi si è incentrata la seconda giornata degli Stati Generali della Salute Siena 2026, dedicata a “Innovazione Digitale e Intelligenza Artificiale nella Sanità”, lo scorso 7 maggio a Siena, presso la Sala Italo Calvino del Santa Maria della Scala.

Un ruolo centrale della giornata è stato svolto dal Club Dirigenti Tecnologie dell’Informazione ETS (CDTI) con una presenza attiva sia nella tavola rotonda mattutina sia nella sessione pomeridiana, affidata alla Commissione Sanità Digitale del Club, con tre tavoli di lavoro paralleli.

Governare e non subire l’innovazione tecnologica

La parte iniziale della giornata ha riguardato il tema di come governare l’innovazione tecnologica affinché sia un supporto concreto e non un carico passivo per il sistema sanitario.

Nell’intervento di apertura istituzionale Giuseppe Giordano, assessore alla Sanità del Comune di Siena, ha sottolineato come sia importante nel settore sanitario governare e non subire l’innovazione digitale. L’analisi avanzata dei dati per definire cure più appropriate offre senz’altro una grande opportunità ma non bisogna perdere di vista la centralità della relazione tra medici e pazienti.

Successivamente si è avuta una sezione dedicata al Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) in cui Ghizzani ha intervistato Mauro Moruzzi, Presidente della Scuola di Welfare Achille Ardigò, e Maria Cammarota, Direttore Operativo del Consorzio Arsenal. Anche in questo caso si è sottolineato come l’utilizzo avanzato dei dati sanitari sta modificando profondamente il servizio sanitario in generale.

Da tutti è stato sottolineata la visione “umano-centrica”, in quanto l’apporto consistente fornito dell’AI non deve far dimenticare l’importanza sostanziale del contatto umano e della relazione come elementi indispensabili nella cura delle persone.

Il ruolo dell’IA nella Clinica Quotidiana

Durante la tavola rotonda mattutina, esponenti di spicco del CDTI come Maria Pia Giovannini (Presidente CDTI) e Sergio Pillon (Presidente Commissione Sanità Digitale del CDTI), e Iacopo Cricelli (CEO di Genomedics) hanno analizzato l’impatto dell’AI nel settore medico. È stata sottolineata l’importanza dei dati per aumentare l’accuratezza diagnostica e l’appropriatezza delle cure. Si è discusso inoltre dello stato dell’arte e delle prospettive future per i medici di base, cercando soluzioni che riducano il carico burocratico grazie all’automazione intelligente.

L’intervento di Maria Pia Giovannini è stato dedicato a orientare innovazione e tecnologie al benessere sociale. Un tema che riporta la trasformazione digitale in sanità alla sua misura più significativa, quella dell’impatto reale sulla vita di cittadini e professionisti.

Sergio Pillon ha invece analizzato l’impatto dell’IA nella clinica quotidiana e nella gestione del paziente. Gli strumenti digitali stanno infatti modificando radicalmente routine e processi assistenziali.

A chiudere, Iacopo Cricelli ha fornito uno sguardo sulla medicina generale, analizzando lo stato dell’arte e le prospettive future del software a disposizione dei medici di medicina generale.

Uno sguardo alle iniziative a livello europeo

La chiusura della mattinata del convegno ha inteso correttamente rivolgere l’attenzione oltre il territorio nazionale.

In questa prospettiva il convegno ha ospitato interventi da parte di Valentin Spendjarov, Project Manager del progetto europeo CARE-GET di Haskovo (Bulgaria), Stefano Dami, Direttore del Dipartimento Emergenza-Urgenza dell’Azienda USL Toscana Sud Est e Isabelle Oberbeck, Direttrice del Distretto sanitario locale di Weimar.

Valentin Spendjarov ha presentato un modello di assistenza territoriale costruito sulla collaborazione tra sistemi sanitari europei.

Stefano Dami ha approfondito il case study di ASP Città di Siena su teleconsulto e assistenza di prossimità.

Isabelle Oberbeck ha offerto una panoramica sul sistema tedesco, tra medicina generale, sanità pubblica e organizzazione territoriale.

I tre tavoli della Commissione Sanità Digitale

Nel pomeriggio, il CDTI ha coordinato tre workshop operativi mirati a produrre documenti e modelli organizzativi replicabili a livello nazionale.

Il primo tavolo “Formazione di operatori sanitari e cittadini per l’utilizzo del FSE” (coordinato da Luciano De Biase, già vice-Preside della Facoltà di Medicina e Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma e socio CDTI)ha riguardato l’analisi delle criticità culturali e tecniche che frenano l’uso del FSE da parte di cittadini e operatori.

Il secondo tavolo “FSE e cure primarie: criticità, opportunità e soluzioni proposte” (Coordinato da Ombretta Papa, Segretaria Nazionale della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIICP) e socia CDTI) ha trattato il tema di come integrare gli strumenti digitali nei percorsi di assistenza territoriale.

Infine, il terzo tavolo “Inclusività e accessibilità nei servizi sanitari digitali” (Coordinato da Mauro Grigioni, già Direttore del Centro Nazionale per le Tecnologie Innovative in Sanità Pubblica (TISP) dell’Istituto Superiore di Sanità e socio CDTI) ha centrato l’attenzione su come garantire che le nuove tecnologie non creino barriere per le fasce più fragili della popolazione.

Le prospettive future

Abbiamo chiesto a Maria Pia Giovannini quale valore strategico attribuisce agli Stati Generali della Salute di Siena e quali sono, secondo lei, le condizioni necessarie perché il FSE e l’ecosistema dei dati sanitari diventino davvero strumenti operativi e non solo tecnologici.

La presidente del CDTI ci ha così risposto: “Gli Stati Generali della Salute di Siena rappresentano un passaggio strategico perché hanno mostrato con chiarezza che l’innovazione digitale non è un tema tecnico, ma un tema di sistema. Oggi abbiamo tecnologie mature – dal Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 all’intelligenza artificiale – ma, come ricordato anche nel mio intervento, senza organizzazione, governance e change management nessuna tecnologia produce valore. Per questo eventi come questo sono fondamentali: mettono insieme istituzioni, professionisti, imprese e cittadini e creano quello spazio di confronto che serve per orientare l’innovazione al benessere sociale e non alla sola efficienza.

Per far funzionare davvero il FSE e l’ecosistema dei dati sanitari serve una strategia nazionale chiara. Prima di tutto una cabina di regia unica, con responsabilità definite, che coordini Regioni, Ministero, strutture sanitarie e fornitori. Poi una programmazione certa, con date di switch‑off nazionali e regole uniformi per l’interoperabilità dei sistemi, perché in un Paese con 21 modelli organizzativi diversi l’innovazione isolata genera frammentazione, non progresso. È necessario anche affrontare il tema del personale: servono patti sindacali specifici per valorizzare competenze digitali e profili tecnici oggi insufficienti, altrimenti nessuna piattaforma potrà essere realmente operativa.

Il CDTI, con i tavoli di lavoro che abbiamo coordinato, ha voluto portare un contributo concreto: modelli organizzativi replicabili, proposte per la formazione di operatori e cittadini, indicazioni per trasformare il FSE in una vera infrastruttura clinica nazionale – come ricordato anche nei documenti dei tavoli, che evidenziano criticità su governance, interoperabilità e accessibilità. La nostra missione è questa: aiutare il sistema Paese a costruire una sanità digitale che funzioni davvero, che riduca le disuguaglianze e che metta al centro la relazione di cura.»

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