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Management

Innovation Community, che cos’è e come crearla dentro un’azienda

13 Mar 2017

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Uno spazio dove scambiarsi liberamente idee, senza distinzione di ruoli. È il tipo di comunità che si sta sviluppando all’interno di alcune imprese. Oltre a manager e impiegati, vi possono partecipare fornitori, partner, clienti o collaboratori. Con un obiettivo: diventare un riferimento per l’intero ecosistema

“Una Innovation Community è una comunità all’interno di un posto di lavoro dove si scambiano liberamente le idee. La comunità crea così una discussione produttiva fra i vertici aziendali e i dipendenti”: è una delle possibili definizioni delle Innovation Communities, posti di lavoro ideali, ambienti fertili per l’innovazione e – perché no – per l’armonia fra manager e sottoposti. Realtà già emerse che però non hanno ancora raggiunto la diffusione che potrebbero avere.

Il dibattito e gli studi intorno a queste comunità sono vivi e hanno fatto capolino già sei anni fa in uno studio di Haydn Shaughnessy,How to Create an Innovation Community“, che analizzava le principali comunità di questo tipo nel settore della telefonia mobile, capaci di attirare in soli sei mesi 1.000 nuove idee, 29 delle quali sono state poi sviluppate. I due autori hanno fatto uno studio per la Symbian Foundation, produttrice del sistema operativo Symbian Os che ha girato su diversi smartphone fino all’anno scorso e che aveva l’obiettivo di preparare un futuro open source per la telefonia mobile. Da allora Symbian ha studiato l’open management, inteso come “l’apertura di alcuni aspetti della governance dell’azienda al dibattito pubblico, tramite i canali della fondazione come il blog e l’ideagora”.

“Una Innovation Community è una comunità all’interno di un posto di lavoro dove si scambiano liberamente le idee. La comunità crea così una discussione produttiva fra i vertici aziendali e i dipendenti”: è una delle possibili definizioni delle Innovation Communities, posti di lavoro ideali, ambienti fertili per l’innovazione e – perché no – per l’armonia fra manager e sottoposti, che però non hanno ancora raggiunto la diffusione che potrebbero avere.

Il dibattito e gli studi intorno a queste comunità sono vivi e hanno fatto capolino già sei anni fa in uno studio di Haydn ShaughnessyHow to Create an Innovation Community” che analizzava le principali comunità di questo tipo nel settore della telefonia mobile, capaci di attirare in soli sei mesi 1.000 nuove idee, 29 delle quali sono state poi sviluppate. I due autori hanno fatto uno studio per la Symbian Foundation, produttrice del sistema operativo Symbian Os che ha girato su diversi smartphone fino all’anno scorso e che aveva l’obiettivo di preparare un futuro open source per la telefonia mobile. Da allora Symbian ha studiato l’open management, inteso come “l’apertura di alcuni aspetti della governance dell’azienda al dibattito pubblico, tramite i canali della fondazione come il blog e l’ideagora”.

Le ideagoras sono le piattaforme online create apposta per la condivisione di idee e progetti degli utenti, a cui possono attingere le compagnie iscritte. Un esempio è InnoCentive, una piattaforma che mette in contatto le aziende che hanno un problema con i possibili risolutori. Bloomberg racconta la storia dell’ingegnere canadese Ed Melcarek e del famoso marchio Colgate-Palmolive, che stava cercando un modo più semplice per inserire il dentifricio nel tubetto. Dato che nessuna delle soluzioni interne piaceva ai vertici, l’azienda postò il problema su InnoCentive e Melcarek rispose proponendo di usare la polvere di fluoruro: una soluzione semplice che funzionò e che garantì a Melcarek 25mila dollari di compenso. Lanciata nel 2001, adesso InnoCentive conta oltre 120mila scienziati iscritti e fa pagare un obolo di 80mila dollari all’anno alle aziende come Boeing e Novartis che ci vanno a pescare i talenti.

Ma una Innovation Community è qualcosa di più di una ideagora: “Questo tipo di comunità si deve inserire nell’ecosistema dell’azienda che lo promuove. – continua Shaughnessy – L’apertura non deve riguardare tanto il largo pubblico, quanto le altre aziende che potrebbero essere interessate alle novità”. Un’open innovation allargata insomma, dove le idee possono circolare fra tutti i livelli dell’azienda, dalle piattaforme on line e dalle aziende sorelle.

Ecco le caratteristiche che un’impresa deve realizzare per creare una Innovation Community:

Una comunità costruita sulle ideagoras, intese non solo come piattaforme per condividere le idee, ma anche come un legame fra i membri della comunità. In altre parole le idee non sono mere proprietà che passano dai creativi alle aziende, ma sono patrimonio della comunità.

La co-dipendenza: la comunità non deve essere solo una scatola dei suggerimenti. L’azienda ha il dovere di prendere nota delle idee e la sua credibilità sta nel trovare come metterle in relazione.

L’obiettivo deve essere diventare un punto di riferimento non solo per la singola azienda, ma per tutto l’ecosistema in cui siamo inseriti. Se un’idea non funziona per un’azienda, può funzionare per un’altra.

►Tutti possono partecipare alla comunità. Dipendenti e aziende possono essere a turno fornitori, partner, dipendenti, clienti o collaboratori.

Quali sono i benefici di una Innovation Community? Li elenca The Wall Street Journal:

Riduzione del rischio. Una Innovation Community è un modo facile ed economico di risolvere progetti troppo grandi o troppo rischiosi se affrontati da soli. Se un’azienda si rivolge ai suoi dipendenti sta usando la sua più grande risorsa a disposizione senza spendere niente.

Ispirare fiducia. Un’azienda che ascolta le idee dei dipendenti significa che ha fiducia in loro.

Una comunicazione aperta, così che le idee si possano costruire anche sulle idee degli altri.

Promuovere l’apprendimento. Nella comunità si discute e si risolvono insieme i problemi. Questo porta il gruppo a crescere e crea un modello organizzativo superiore.   

Affidarsi al mondo esterno o ai propri dipendenti per innovare la propria azienda è un passo che ancora in pochi si sono azzardati a fare. Come scrive la rivista Inc.: “Purtroppo molte aziende non se la sentono di togliere il guinzaglio alle loro risorse di maggior valore: la creatività umana, l’immaginazione e il pensiero originale. Manca loro un approccio sistemico all’innovazione ed è per questo che continuano a vedere altre persone realizzare cose nuove prima di loro”. Se al contrario un’azienda volesse tentare la strada della Innovation Community con i propri dipendenti, ecco i sette suggerimenti di Josh Linkner, sempre su Inc.com:
-Accendere la miccia della passione. Una passione rivolta a scoprire qualcosa di nuovo e a fare le differenza.
-Celebrare le idee in varie forme, di cui quella economica spesso è la meno importante.
-Promuovere l’autonomia, ossia non chiedere spiegazioni di qualunque dettaglio o passaggio dell’idea da sviluppare.
-Stimolare il coraggio, come ha fatto Netflix con i suoi dipendenti: “Dite quello che pensate, anche se è controverso. Assumete decisioni difficili, senza troppe paure. Prendete dei piccoli rischi. Mettete in discussione le azioni che vanno contro i nostri valori”.
-Andare oltre il fallimento: James Dyson, l’inventore dell’aspirapolvere, ha buttato 5.100 prototipi prima di brevettare quello giusto.
-Pensare in piccolo: essere agile, affamato e innovativo è l’ingrediente del successo.
– Sfruttare al massimo le diversità, di pensiero, origine, linguaggio, esperienze ecc…

LETTURA CONSIGLIATA 

How to Create an Innovation Community” di Haydn Shaughnessy, già citato nell’articolo. L’autore è un senior editor che si occupa di innovazione da 25 anni come giornalista, consulente e ricercatore. Il testo consigliato mette a confronto le Ideagoras esistenti nel settore della telefonia mobile per svilupparle nel più ampio contesto delle Innovation Communities. Si basa sull’esperienza fatta con Symbian Foundation.

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di Andrea Milluzzi

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