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Open innovation

Innovation coach, come le aziende scelgono chi insegna a essere innovativi

22 Mar 2017

I professionisti in grado di stimolare il cambiamento nelle imprese e nei loro dipendenti in Italia non sono ancora molti. Come individuare i migliori? Devono aver innovato in prima persona, avere già un adeguato seguito e possedere abilità relazionali

Innovation coach, questo sconosciuto: non ci sono statistiche ufficiali sugli effetti dell’affidarsi a un ‘formatore per l’innovazione’, ma è certo che questa figura stia acquistando valore e credibilità, almeno negli Stati Uniti, nel mondo imprenditoriale alle prese con la digital disruption. In questo articolo abbiamo già spiegato a grandi linee chi è e cosa fa l’innovation coach, ma ora ne approfondiremo le caratteristiche lato azienda. Quali criteri deve adottare un’impresa per assumere un innovation coach?

“Spesso, quando si parla di nuove tecnologie, le persone seguono ciecamente le masse. Ma se ci limitiamo a fare resistenza, rischiamo di essere lasciati indietro” commentava l’innovation coach Dave Wild in merito alle polemiche negli Stati Uniti per il lancio di una nuova app per il delivery food. L’innovation coach ha proprio questo compito: incoraggiare i cambiamenti non solo da un punto di vista imprenditoriale, ma anche sociale e culturale. Libri, workshop e corsi online affollano le pagine Google a cui si richiede come imparare a fare la scelta migliore quando si deve decidere come innovare il proprio business.

Qual è lo scopo di un innovation coach?

“Rinnovare l’organizzazione significa occuparsi di evoluzione, di adattamento alle nuove soluzioni, tratte vantaggio dalle nuove opportunità e diventare un nuovo modello organizzativo dei processi” scrivono Rober Mai e Alan Alkerson nel libro ‘The leader as communicator: Strategies and Tactics to Build Loyalty, Focus Effort and Spark Creativity‘ pubblicato da Amacom. Per imparare a farlo, Mai e Alkerson fanno proprie le parole dell’ex direttore esecutivo della Shell Arie de Gues: “Impariamo dagli uccelli”. De Gues ha ripreso gli studi del biochimico Allan Wilson e li ha adattati al modello di insegnamento adatto ai tempi correnti: “Gli uccelli sfruttano le opportunità messe loro a disposizione dall’ambiente circostante e lo fanno sviluppando tre caratteristiche”. Eccole:

–      Innovazione: sia come individui che come comunità, alcune specie di uccelli sono capaci di cambiare comportamenti, o perlomeno ne hanno le potenzialità. Possono sviluppare abilità nello sfruttare in modo nuovo il contesto.

–      Diffusione sociale: c’è un processo definito per trasferire una competenza da un individuo all’intera comunità, non grazie alla genetica, ma attraverso la comunicazione.

–      Mobilità: gli individui possono spostarsi e lo fanno. Possono muoversi anche in gruppo, piuttosto che rimanere su territori isolati.

Quali sono le caratteristiche da sviluppare?

Sempre Mai e Alkerson spiegano quali devono essere gli strumenti di un buon innovation coach affinché riesca a trasmettere il suo sapere alla ‘specie’.

Ancora innovazione per sfidare i creativi a essere fantasiosi, sia dentro che fuori il recinto. Un innovation coach non è la sola persona del team, quindi deve ritenersi il termine di una larga e condivisa responsabilità nel risolvere i problemi e generare idee. La sfida è parlare come un coach e aiutare gli altri a comunicare efficacemente in quanto co-proprietari del processo creativo.

Condivisione: in molte organizzazioni le nuove idee, anche se brillanti, non vengono adottate perché non vengono comunicate alle persone giuste nel modo giusto. Altre volte le idee cadono nella trappola del ‘non è stata inventata qui’. Altre volte incontrano resistenza dalle persone il cui budget è limitato o la cui autorità è sotto attacco. Rosabeth Moss Kanter ha osservato: “Fallimento dopo fallimento, le idee crollate diventano spunti per l’innovazione, dimostrano come le relazioni esterne siano un fattore critico e che le connessioni fra chi inizialmente produce innovazione e il sistema circostante siano vitali”.

Socializzare: La chiave della leadership è aiutare un gruppo di persone di talento a diventare insieme un team. I leaders devono lasciare agli individui la licenza di pensare oltre la posizione che occupano nella gerarchia dell’organizzazione. In altre parole devono favorire il dialogo fra gruppi e persone differenti.

Quindi, come si può scegliere l’innovation coach da assumere?

Secondo Phil McKinney, ex Cto di Hewlett-Packard e autore del libro ‘Beyond The Obvious‘, un innovation coach certificato “può avere un impatto significativo su di te e sulla tua azienda”. Per non sbagliare persona ci sono 4 criteri da verificare:

– Questo innovation coach è anche un innovatore?

Uno sguardo approfondito al background del candidato per vedere cosa ha fatto in passato è dovuto. La grande maggioranza degli innovation coaches non sono mai stati innovatori. Evitare coloro che non hanno mai avuto successo con qualcosa di innovativo.

– A chi altro sta insegnando?

Un valido innovation coach ha un seguito solido e fedele. Un benefit di qualsiasi grande coach è la comunità che è stato in grado di creare.

– Cosa attrae i suoi affezionati?

Oltre la personalità, un innovation coach deve avere abilità relazionali, esperienze e deve conoscere i trucchi per avere impatto sui clienti.

– Posso trasferire il suo approccio alla mia azienda?

Ogni innovation coach ha un proprio approccio e non è detto che combaci con quello della propria azienda. Bisogna sempre verificare.

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di Andrea Milluzzi

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