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Il futuro della comunicazione? In mano alle aziende

Le imprese saranno sempre più “editori” e, nel 70% dei casi, avranno il coordinamento strategico. È quanto emerge dalla ricerca Assocom realizzata dalla School of Management del Politecnico di Milano. Ecco un Executive Summary

Pubblicato il 05 Giu 2014

Il futuro della comunicazione? In mano alle aziende
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La tavola rotonda durante la quale è stata presentata la ricerca

Articolato, complesso, polverizzato. Così si presenta oggi l’ecosistema della comunicazione fotografato dalla ricerca realizzata per Assocom dalla School of Management del Politecnico di Milano. Un ecosistema il cui giro di affari vale nell’insieme l’1% del Pil e che occupa nel suo insieme 150 mila persone, circa lo 0,5% della totalità degli occupati in Italia. I suoi attori sono ancora i grandi gruppi della comunicazione e le agenzie indipendenti ma ne fanno parte anche i nuovi arrivati quali i network di freelance, i system integrator, i technology provider e le agenzie di consulenza direzionale che stanno cercando di giocare un ruolo nel mondo della comunicazione di marca.

Una situazione di forte entropia e complessità che viene percepita dalle aziende investitrici e che obbliga le agenzie a ripensare il proprio ruolo.

Quali saranno quindi le tendenze degli investimenti e delle dinamiche fra i vari attori, in una visione prospettica a 5 anni? “Il 44% delle imprese dichiara che investirà la maggior parte del proprio budget negli owned media, confermando l’intenzione a diventare sempre di più proprietarie dei loro contenuti di comunicazione”, spiega Giuliano Noci, professore ordinario di Marketing Polimi e presidente Explora. “E non parliamo solo di media digitali, che sicuramente sono quelli più importanti fra gli “owned media”. Il fenomeno è anche off-line, ad esempio nel retail, basti pensare ai concept store, o alla rivisitazione degli eventi quali rinnovati canali di relazione con i consumatori”.

I cosiddetti paid media hanno oggi ancora una posizione dominante nello spending complessivo ma a tendere questo ruolo sarà ridimensionato: nei prossimi 5 anni, il 55% delle aziende investirà meno del 50% nei paid media, che saranno considerati sempre di più in una logica multicanale. Anche la loro gestione cambierà: per il 45% delle aziende investitrici, il ruolo degli intermediari nell’acquisto di spazi pubblicitari evolverà nel tempo lasciando sempre più spazio alle piattaforme di Programmatic Buying. I big player della rete si confermano come partner fondamentali nelle strategie di comunicazione.

E le attività strategiche quindi? La ricerca ha evidenziato che le aziende si stanno riappropriando del controllo diretto: secondo gli intervistati, il coordinamento strategico sarà per il 70% nelle mani delle imprese e per il 30% affidato alle agenzie. Cresce l’importanza di quelle che erano una volta chiamate centrali media ma che, sempre più, risultano essere dei conglomerati di competenze diversificate nelle varie discipline della comunicazione. Il ruolo delle agenzie si conferma quindi cruciale: il 58% delle imprese ribadiscono che le agenzie rimangono i partner «privilegiati» e «stabili» per il coordinamento operativo di tutti i soggetti che, con competenze e funzioni diverse nella comunicazione, ruotano intorno all’azienda.

“I trend evidenziati dalla ricerca forniscono un chiaro indirizzo alle agenzie, che dovranno saper raccogliere la sfida – commenta Layla Pavone, presidente del Centro Studi Assocom – I grandi gruppi di comunicazione dovranno proporre un servizio realmente integrato, le piccole agenzie avranno maggiori opportunità se seguiranno la strada della iperspecializzazione mentre le medie agenzie dovranno evolversi dotandosi di maggiori competenze e risorse attraverso la leva sul networking o della crescita organica. L’altra interessante evidenza riguarda i big player della rete, che le imprese vedono come partner e non solo come disintermediatori.”

Ecco un Executive Summary della ricerca

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