Gli scandali non fermano la trasformazione digitale: servono regole e cultura | Economyup
Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

NON SOLO DATAGATE

Gli scandali non fermano la trasformazione digitale: servono regole e cultura

di Andrea Rangone, CEO Digital360

06 Apr 2018

Dal caso Cambridge Analityca all’incidente mortale che ha coinvolto una driverless car: sembra finito l’idillio con l’innovazione digitale. Questi fenomeni però vanno “valorizzati” per insegnarci qualcosa. Importante è il ruolo del regolatore ma è necessaria anche una maggiore sensibilità per le tecnologie digitali

Non è un bel momento per le aziende tecnologiche. Lo scandalo Cambridge Analityca con i dubbi sull’uso dei nostri dati personali, l’incidente mortale della driverless car Uber-Volvo in Arizona, la sfuriata del presidente americano Donald Trump contro Amazon, solo per ricordare i fatti più eclatanti, sembrano segnare la fine dell’idillio digitale, di quel clima assolutamente favorevole a tutto quel che è innovativo e tecnologico. E non è solo una questione di clima generale. L’effetto si è fatto sentire anche in Borsa. Guardando solo l’andamento di Facebook, il titolo a metà marzo, poco prima che scoppiasse lo scandalo, valeva circa 185 dollari. A inizio aprile per comparlo ne bastano poco più di 156. E non sono mancati giorni con crolli molto più consistenti. Gli analisti valutano una perdita di circa 100 miliardi di dollari in pochi giorni. E l’impatto, anche se più limitato, c’è stato anche su altre blue chip digitali, come Twitter e Amazon.

Valorizzare le criticità e gli errori

Ma non possono certo questi fenomeni – per quanto negativi – fermare – e nemmeno rallentare – la profonda trasformazione digitale in atto, la quarta rivoluzione industriale. Ogni grande cambiamento, anche nel passato, ha avuto incidenti di percorso, eccessi e deformazioni. I singoli episodi che arrivano dalla cronaca (e le distorsioni che rivelano) non devono essere sottovalutati, sia ben chiaro. Anzi, le criticità e gli errori vanno valorizzati per insegnarci qualcosa. Sono “lessons learnt”, per fare un passo avanti nella comprensione dei possibili effetti negativi della trasformazione digitale e per attivare immediatamente azioni che li limitino al massimo.

Due leve per sviluppare gli anticorpi

Per sviluppare gli anticorpi sono due le leve fondamentali. Innanzitutto il ruolo del regolatore. Sicuramente un ruolo importante ha il regolatore, dal legislatore alle diverse autorità (anche giudiziarie, quando è il caso), che deve intervenire il più possibile ex ante con regole, appunto, leggi, e politiche di governance chiare. Ma non è minimamente sufficiente dal solo, anche perché è molto difficile prevedere ex ante tutte le possibili “distorsioni” della trasformazione digitale. Occorre quindi, più in genarle, una maggiore cultura digitale, una maggiore sensibilità complessiva, di tutti, in primis degli imprenditori e dei manager protagonisti di questa trasformazione digitale, per cercare di prevedere al massimo i possibili impatti negativi delle tecnologie, per evitarli o almeno ridurli in partenza, fin dalla progettazione dei nuovi servizi, processi, prodotti, business digitali.

La quarta rivoluzione industriale continua…

Detto questo, la quarta rivoluzione industriale continua. Nulla può certo fermarla. Ma è importante incanalarla nella corretta direzione. Che è quella, più in generale, di una crescita economica socialmente sostenibile, attenta a 360 gradi agli impatti su tutte le componenti della società e della vita.

 

Andrea Rangone, CEO Digital360

Da due decenni attento osservatore e analista delle tecnologie digitali e dei processi di trasformazione digitale, è co-founder degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano

Articoli correlati