IL LIBRO

Finanziare la crescita: chi ci mette le risorse? La rivoluzione necessaria della finanza pubblica

Le risorse a disposizione degli enti locali sono sempre più scarse e per trovarne altre servono visione strategica, nuovi processi, strumenti e competenze. È l’analisi di Marco Nicolai e Walter Tortorella che in un volume pubblicato da Rubbettino propongono il ricorso al “blended funding”, miscela di fondi pubblici e privati

Pubblicato il 19 Ago 2016

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Walter Tortorella (a sinistra) e Marco Nicolai, autori del libro

Finanziare la crescita. Chi ci mette le risorse? Il titolo del libro di Marco Nicolai e Walter Tortorella (pubblicato da Rubbettino) sintetizza egregiamente la contraddizione in cui si perde l’efficacia di tante politiche pubbliche. Sulla necessità di sostenere con nuove risorse lo sviluppo sono tutti d’accordo. Come e dove trovare queste risorse è tutto un altro discorso. Ma è il discorso che se non viene svolto correttamente rischia di bloccare anche le migliori buone intenzioni e di catalogare molti annunci nel capitolo infinito delle promesse politiche.

Marco Nicolai è un docente universitario esperto di finanza pubblica (è stato, tra l’altro presidente di Finlombarda); Walter Tortorella è un economista attualmente a capo del Dipartimento Economia Locale e Forlazione della Fondazione IFEL, l’Istituto per la Finanza e l’Economia Locale voluto da ANCI, l’associazione dei Comuni italiani. Siamo nel complesso e traballante territorio della finanza locale, lì dove le risorse vengono raccolte, prelevate, in parte restituite e faticosamente reinvestite. Ma è il territorio dove si possono e devono porre le basi della crescita necessaria e possibile.

“Il pregio dell’analisi degli autori di questo interessante volume è che offre una fotografia dinamica del sistema di finanza pubblica italiano evidenziandone i singoli errori, ma soprattutto, prendendo atto della patologia del metodo che è necessario sanare se non si vogliono, pur con tutti i buoni propositi, cometterne altri”, scrive nella presentazione il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Del Rio. Quindi c’è una “patologia del metodo” che affligge la finanza pubblica e viene prima della scarsità di risorse che è diventata sempre più pesante con la crisi e con la riduzione dei trasferimenti dal centro verso la periferia. Mancanza di programmazione, di regole di controllo, “discrasia” (parola di ministro) tra programmi e progetti, “ecletticità ed eterogeneità” della strumentazione finanziaria o ricorsi a strumenti finanziari magari innovativi senza la presenza negli enti locali delle competenze necessarie per maneggiarli (senza farsi male…). Insomma, un fantastico baillame in cui si perde di vista l’obiettivo: la crescita.

Quello che provano a suggerire Nicolai e Tortorella nel libro è che è arrivato il momento di rivedere strategie, organizzazioni, processi e strumenti perché possa ripartire una stagione di investimenti e di crescita. Perché, è sotto gli occhi di tutti, è da molto tempo che il contenimento della spesa (o delle spese?) frena gli investimenti mentre si incide poco sulla cassa corrente. E le frenate, si sa, lasciano indietro rispetto a chi corre accanto a noi (leggi gli altri Paesi europei)

Resta comunque la domanda: chi ci mette le risorse? La finanza innovativa ha poco (e spesso male) in assenza di una visione strategica. I vincoli di spesa sembrano rendere impossibile ogni progetto ma, suggeriscono gli autori, quel che accade in altri Paesi dice che una soluzione è possibile e si chiama “blended funding”, cioè una miscela di fondi pubblici di diverso livello (dalla UE agli enti locali) e mercato privato. Ma per convincere altri a metterci i soldi, siano fonti istituzionali o a maggior ragione soggetti privati, bisogna dimostrare di avere idee chiare, p rogetti credibili, tempi definiti. “Un cambio di paradigma che si contrappone all’improvvisazione e all’estemporaneità che spesso hanno accompagnato le scelte di molte amministrazioni portandole sui binari morti o peggio ancora alimentando sprechi inaccettabili in un clima di risorse scarse”, scrivono senza mezzi termini Nicolai e Tortorella. Che concludono ottimisticamente: «È importante che non si abbia paura di innovare, di cambiare perché “la follia è fare sempre la stessa cosa e aspettare risultati diversi” ». E la citazione di Albert Einstein viene combinata con un’altra di Brian Tracy, guru della formazione: “Per ottenere qualcosa che non hai mai ottenuto devi diventare qualcuno che non sei mai stato”. Una sfida colossale per chi amministra le risorse pubbliche in Italia. (g.io)

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