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Il report

Ecco le 50 aziende più innovative al mondo: non ci sono italiane

09 Dic 2015

Nel ranking annuale di The Boston Consulting Group, nessuna compagnia del nostro Paese: fuori dalla classifica la Fiat, che nel 2014 era 32esima. Al primo posto Apple (al top da dieci anni), seconda Google, terza Tesla. Il 76% delle società della lista operano in settori tradizionali “nontech”

Tra le 50 aziende più innovative del mondo non c’è nessuna italiana. Il dato emerge dal report annuale della società di consulenza The Boston Consulting Group The Most Innovative Companies 2015 dedicato alle società che si sono distinte di più in termini di innovazione in vari settori industriali. Se fino all’anno scorso una realtà del nostro Paese c’era, la Fiat (32esima), nel ranking 2015, stilato attraverso interviste a circa 1500 top manager in tutto il mondo, non c’è traccia di tricolore.

La classifica 2015 vede ancora una volta il predominio di Apple: la mela morsicata è al primo posto da dieci anni. La seconda piazza è occupata, come nel 2014, da Google. Mentre al terzo posto si posiziona Tesla Motors, che l’anno scorso era solo settima.

Quarta, come nel 2014, è Microsoft. Scende di due posizioni Samsung, arrivando al quinto posto. Toyota, seconda compagnia attiva nel settore automobilistico, è sesta a livello globale scalando due gradini rispetto all’anno scorso. Seguono BMW, settimana (18esima nel 2014), la new entry Gilead Sciences, ottava, che opera nell’industria biofarmaceutica, il colosso dell’ecommerce Amazon (al sesto posto nel 2014) e Daimler (25esima l’anno scorso) in decima posizione.

Delle top 50, 29 compagnie hanno la propria sede negli Stati Uniti, 11 sono europee e 10 sono asiatiche. Per quanto riguarda l’Asia non è solo il Giappone a fare la voce grossa ma anche Paesi emergenti come la Cina, con 3 aziende (Tencent, 12esima, Huawei, 45esima, e Lenovo, 50esima), e l’India, con una (Tata, al 26esimo posto).

Un dato che salta subito all’occhio scorrendo la lista è che la maggioranza delle aziende innovative  appartengono a settori tradizionali (tra cui l’automotive) e non rientrano a pieno titolo tra le compagnie hi tech: ben 38 società sono “nontech”, ovvero il 76% sul totale. E cinque aziende su dieci nella top ten fanno riferimento a industrie tradizionali (anche se una, Tesla, può essere collocata tra l’automotive e l’hi tech).

L’innovazione, secondo i dirigenti coinvolti nel sondaggio, è la priorità assoluta o una delle prime tre priorità per garantire la crescita delle aziende. Ne è convinto il 79% dei rispondenti, i quali hanno individuato quattro fattori chiave per implementare un corretto processo di innovazione all’interno delle imprese: velocità, processi di ricerca e sviluppo ben gestiti (e molto spesso orientati alla filosofia lean), uso di piattaforme tecnologiche, esplorazione sistematica di mercati adiacenti al proprio.

Quanto alle tendenze evidenziate dalla ricerca, la metà degli executive che hanno risposto alle domande credono che le piattaforme tecnologiche avranno il maggiore impatto nei loro settori di riferimento nei prossimi 3-5 anni; il 33% ritiene invece che saranno i big data a impattare maggiormente nei loro business rivoluzionandoli. (m.d.l.)
 

Maurizio Di Lucchio

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