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Opportunità

Food tech e Hotel, Metro lancia il primo acceleratore globale dedicato

29 Apr 2015

Il colosso del commercio all’ingrosso, in collaborazione con Techstars e l’agenzia digitale R/GA, dà vita a un programma di 3 mesi a Berlino focalizzato su startup che aiutano alberghi e ristoranti a migliorare il business. Candidature aperte fino al 3 agosto. Koch, ceo di Metro Cash&Carry: «Mi stupirei se non ci fossero italiane»

da Berlino

Piattaforme per prenotare al ristorante, tecnologie per gestire i big data legati agli ingredienti di un piatto, app per aumentare la clientela di un albergo. In sintesi, ogni tipo di innovazione che può aiutare il mondo della ristorazione e degli hotel a migliorare il proprio business in chiave digitale. Sono queste le idee di cui va a caccia Techstars Metro Accelerator, il primo acceleratore globale dedicato al food tech e all’ospitalità.

Il programma di accelerazione, che si terrà a Berlino per tre mesi dal 12 ottobre al 28 gennaio del prossimo al German Tech Entrepreneurship Center, è aperto a dieci startup da tutto il mondo, che possono inviare le proprie candidature (la call si è aperta il 27 aprile) fino al 3 agosto 2015.

A lanciare il programma sono Metro, la multinazionale tedesca della vendita all’ingrosso di prodotti food e non food per le attività professionali, e l’acceleratore Techstars, con la collaborazione di R/GA, un’agenzia digitale che agisce a livello globale e lavora per alcuni dei maggiori brand al mondo.

Così, dopo banche, compagnie telefoniche, brand di abbigliamento, case editrici e società IT, anche la grande distribuzione si proietta nell’universo delle startup.

Ciascuno dei dieci team selezionati riceverà un finanziamento seed che può arrivare fino a 120 mila euro e sessioni di mentorship da parte di esperti di tutti e tre i soggetti che hanno dato vita all’acceleratore: ci saranno persone coinvolte dal gruppo Metro (sia figure manageriali che clienti attivi nell’ambito del food), imprenditori e conoscitori dell’ecosistema chiamati da Techstars, e consulenti di comunicazione e marketing che partecipano per conto di R/GA.

La formula del Techstars Metro Accelerator è inedita e presenta delle caratteristiche che potrebbero rivelarsi efficaci. La presenza di una società che si occupa di brand identity e di comunicazione – portando in dote anche la possibilità di accedere al proprio portafoglio globale di clienti – lo rende infatti diverso da un corporate accelerator classico, di cui però ha tutti i tratti somatici: da una parte, c’è un grande gruppo che investe in startup (acquisendo all’inizio, in questo caso, una quota del capitale che oscilla tra il 6 e il 10 per cento) per proporre alla propria clientela soluzioni innovative; dall’altra, chi partecipa al programma può attingere a un bacino potenziale di clienti già esistenti, che in questo caso sono gli oltre 2 milioni di alberghi, ristoranti e attività horeca (hotel-ristoranti-catering) che si riforniscono da Metro in 26 paesi, e alle circa 5.500 persone che si occupano di vendite all’interno delle varie sedi.

«Oltre a detenere piccole quote di capitale delle startup che accedono all’acceleratore, siamo anche pronti ad

L'evento di lancio del programma a Berlino. Il primo da sinistra è Olaf Koch, ceo di Metro Cash&Carry
acquisirne alcune con investimenti più importanti», dice a EconomyUp Olaf Koch, presidente del Management Board di Metro (gruppo attivo anche nell’elettronica di consumo, con marchi come MediaWorld) e ceo di Metro Cash & Carry, il ramo che si occupa appunto del commercio all’ingrosso.

«Il primo passo lo abbiamo fatto investendo in modo significativo su Culinary Agents (una piattaforma nata negli Usa per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro nel settore horeca che inizierà la propria attività in Europa nel 2015 partendo da Italia e Francia, ndr). Ma non escludiamo di investire anche su altre nuove imprese che osserveremo durante il programma», aggiunge Koch, parlando a margine della conferenza di presentazione al Markthalle, un mercato coperto berlinese di street food trasformato in location per eventi.

Tra le nuove imprese innovative che si candideranno per il programma ci saranno certamente anche italiane. Nessuna “quota tricolore”, ovviamente. «Però – osserva il ceo di Metro Cash & Carry – mi stupirei se alla fine, tra le dieci, non ci fosse nessuna startup dall’Italia, visto il talento, la creatività e l’esperienza nel mondo del food e dell’ospitalità».

[Foodscovery, la startup del cibo italiano gourmet che piace ai tedeschi]

A organizzare nei dettagli l’acceleratore, anche contribuendo agli investimenti nel capitale delle startup, sarà Techstars, forte degli 1,2 miliardi di dollari raccolti dalle oltre 500 aziende accelerate nei suoi 18 programmi tra Stati Uniti ed Europa.

«Il programma sarà diviso in tre parti: la prima sarà dedicata alla mentorship da parte degli esperti che abbiamo coinvolto, la seconda si focalizzerà sullo sviluppo dei prodotti e servizi ideati dalle startup e la terza alla comunicazione: come far percepire il valore e la forza del proprio progetto. In vista del demo day del  28 gennaio, in cui i team parleranno davanti a una platea di investitori, è una fase particolarmente importante», spiega il direttore del Techstars Metro Accelerator, Alexander Zuidieck, uno startupper laureato in Fisica che ha esperienze in McKinsey e Zalando e ha co-fondato la società fintech Payleven.

Quali sono i criteri in base ai quali saranno selezionate le startup? Ripetendo un mantra caro ai protagonisti dell’ecosistema, Zuidieck dice: «Guarderemo prima di tutto alla qualità del team. Poi valuteremo la forza del progetto imprenditoriale. E infine guarderemo al team, al team e ancora al team».

Quanto ai seed, il bando recita “fino a 120 mila euro per ciascuna startup”. Il “fino a” lascia pensare che la quota possa essere anche più bassa. Il direttore dell’acceleratore però precisa: «Nel programma possono rientrare startup a un diverso livello di crescita. Quelle un po’ più mature, che già hanno giri d’affari imporanti, magari non hanno tanto bisogno del denaro di un seed quanto della spinta che può arrivare da un network così grande. È più probabile che i team appena nati ricevano seed più sostanziosi».

di Maurizio Di Lucchio

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