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Open innovation

«Se non siamo veloci (e aperti) il mondo va avanti anche senza di noi»

23 Ott 2015

Thibaut Schlaeppi da un anno guida un nuovo ufficio di BNP Paribas Cardif per gestire a livello globale le relazioni con le startup. Nel workshop su Big Data e Internet of Things ha illustrato la visione che sta dietro la call che in Italia si chiude il 10 novembre. «Lavorare con le startup è diventato strategico»

Thibaut Schlaeppi, Global Head of startup relations & Internet-of-Things di BNP Paribas Cardif durante il suo intervento al workshop
C’è un gap tra lo stato dell’arte, il potenziale dei big data e della IoT e l’uso che al momento le aziende ne fanno. Due mondi, quello digital-tech e quello delle organizzazioni aziendali tradizionali, che corrono a diversa velocità. E c’è una sola risposta per riportare in equilibrio la situazione, o meglio, per accelerare il processo di allineamento delle organizzazioni tradizionali agli enormi cambiamenti nei modelli di business che arrivano dalle nuove società tecnologiche e che irrompono nel mercati senza chiedere il permesso a nessuno: agganciare le startup.

Questo, in estrema sintesi, il concetto di fondo emerso nel corso del workshop Internet of Things e Big Data: quale impatto sul settore assicurativo, promosso da Bnp Paribas Cardif e organizzato da EconomyUp-InsuranceUp presso il Polihub. Big data e Internet of things sono i settori di riferimento della Call4ideas per startup della seconda edizione di Cardif Open-F@b, presente su InsuranceUp e realizzata in collaborazione con il Polihub. (Ricordiamo che il termine per presentare la propria candidatura è il prossimo 10 novembrequi l’application). 

Il workshop si è aperto con l’intervento di Thibaut Schlaeppi, Global Head of startup relations & Internet-of-Things di BNP Paribas Cardif (divisione messa in piedi 

nell’organizzazione da poco più di un anno) che ha raccontato come la compagnia assicurativa sta affrontando il salto in una nuova dimensione dell’insurance.  “C’è una nuova energia, sopratutto negli Stati Uniti, nuove aziende con nuovi business model si stanno imponendo, questo ha generato anche in Europa nuove opportunità, la possibilità di creare nuovi modelli. Da questa constatazione è nata nel gruppo Bnp Paribas Cardif la convinzione molto, molto profonda che lavorare con le startup diventa strategico”.

L’intervento di Schlaeppi ha illustrato come nel concreto questa visione strategica si stia traducendo, che tipo di relazione la compagnia intenda stabilire con le startup e con che tipo di sforzo rispetto al rinnovamento anche interno che questo passaggio richiede.

“Bnp Paribas Cardif ha un mindset imprenditoriale per cui è per noi abbastanza naturale andare verso le startup, tuttavia bisogna anche avere un approccio professionale e industriale. Per fare questo abbiamo scelto di sfruttare tre leve, prima di tutto essere proattivi all’interno dell’ecosistema startup. Le startup sono dappertutto, Usa, Europa, vanno molto veloci, e se non abbiamo un nostro ruolo, questo mondo va avanti anche senza di noi.

Dobbiamo avere anche un atteggiamento aperto, open source, che va bene con lo spirito della startup. La startup ha bisogno di costruire un prodotto, e se noi chiediamo esclusività alla startup, questa non può crescere. Per le startup più mature, che magari hanno già trovato investimenti nel private equity, che hanno un prodotto stabile, finito, vogliamo essere il primo cliente: le startup hanno sempre difficoltà a trovare il loro primo cliente. Noi vogliamo farle crescere e facendo questo primo passo anche noi abbiamo un ruolo di primo piano.”

Nella strategia della compagnia, dice Schlaeppi, fondamentale è l’adattamento della organizzazione a cambi di marcia non scontati. Per esempio, anche la scoperta delle startup avviene a livello locale (e il livello locale è il loro primo mercato), questo significa che localmente servono team adeguati e iniziative, così come servono nuovi partner. In Italia la collaborazione si è realizzata già dallo scorso anno con il Polihub e ha dato vita all’iniziativa Cardif Open-F@b, che ha portato già alla prima edizione a ottimi risultati (si veda questo articolo). 

La tavola rotonda ha più specificamente affrontato il tema principe dell’evento, IoT e Big Data, proponendo le esperienze e le riflessioni di alcuni fondatori di ex-startup italiane del settore che hanno già lavorano con i propri servizi con le corporation. Per esempio, Cosimo Palmisano di Decisyon (azienda software di origine italiana che ha spostato headquarter in US dopo aver ricevuto un investimento da 22 milioni di dollari da investitori US) ha sottolineato come la difficoltà da parte delle aziende italiane (rispetto a quelle US) ad adottare sistemi data-driven è spesso una resistenza culturale. “Non abbiamo una cultura statistica, ragioniamo di pancia. Basta assistere in TV a una partita NBA e vedere tutte le statistiche che vengono proposte nel corso della stessa, per capire come, negli Stati Uniti, la statistica faccia parte della comune mentalità”. I settori maggiormente in ritardo sulla digitalizzazione e lo sfruttamento di tecnologie big data e Iot, secondo Palmisano, sono proprio il mondo bancario e quello assicurativo. “Ma sappiamo che nel caso delle assicurazioni, molto dipende dalla stessa organizzazione aziendale, dalla value chain, dalla costruzione della fiducia che oggi fa leva, in definitiva, ancora sugli agenti.”

Riccardo Samela, Head of Digital & Communication, BNP Paribas Cardif,  ammette il ritardo ma rilancia. “Non cercateci su Facebook – dice – ma presto saremo su Twitter. Finora abbiamo solo un abito digitali ai processi esistenti. Adesso è imperativo cambiare, dobbiamo essere disruptive per fare innovazione velocemente e lo possiamo fare solo con le startup”.

A proposito di disruption, Giampiero Lotito, Founder & CEO di FacilityLive (software house che ha sviluppato un’innovativo sistema di search) osserva come nelle organizzazioni, in particolare nel settore assicurativo, la disruption debba coinvolgere sopratutto l’interno dell’organizzazione. Secondo Lotito, big data è solo una definizione sexy, ma non è il vero tema. La digitalizzazione e il processo di innovazione devono essere qualcosa di davvero profondo, che investono prima di tutto la cultura e l’organizzazione aziendale, e non ocalizzarsi sulla superficie.

Il cambiamento interno non è certo semplice ma, se si ricerca con convinzione, diventa possibile. Simone Macelloni, Head of R&D, BNP Paribas Cardif e responsabile del progetto Cardif Open-F@b, ha spiegato come il suo ruolo nel progetto consista anche nel farsi da tramite culturale tra le startup e l’organizzazione: “Il mondo assicurativo è molto difficile, perchè è estremamente regolamentato e presenta di conseguenza molte rigidità. Però siamo riusciti a portare avanti alcune iniziative, selezionate dalla call cardif Open-F@b dello scorso anno, su cui stiamo ancora lavorando affinchè possano essere da noi utilizzate per migliorare i nostri servizi.”

Ora si attende di vedere i risultati della Call4ideas di quest’anno che chiuderà il prossimo 10 novembre, qui le application

 

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