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Scenari economici

Grecia, come i politici stanno perdendo il progetto Europa (e la faccia)

26 Giu 2015

Il modo in cui la leadership europea ha trattato, e sta trattando, la crisi di Atene ė vergognoso. Il sogno dei padri fondatori dell’Unione non è fallito. La strada obbligata è l’integrazione economica. Ma i gruppi politici nazionali gestiscono il loro paesino e la loro rielezione…

Fabio Sdogati, docente di Economia Politica al Politecnico di Milano
Grecia verso il tracollo. Che cosa può succedere adesso?

Ho sentito dire qualche giorno fa che le grandi menti parlano di idee, le menti normali parlano di fatti, le menti povere parlano di persone. Non so a che categoria io appartenga, e quindi ho deciso di misurarmi su tutti e tre i livelli.

Partiamo con le persone. La domanda che ormai dovrebbe ossessionare le persone oneste ė: ma ci sono o ci fanno, i politici che da sei anni stanno affossando l’Europa? Possibile che tutte, tutte le persone oneste che incontro si chiedano perchė questo accanimento contro la Grecia? Possibile che siamo noi a non aver capito l’importanza di affamare milioni di persone, creare decine di milioni di disoccupati, affossare centinaia di migliaia di imprese in tutta Europa, e tutto in nome della ‘ripresa’? il governatore della banca d’Italia dice proprio oggi ad alta voce che ci vorranno anni e anni prima che si possa tornare alla situazione pre-2007. Bene, una persona onesta. Quando lo dicevo io nel 2009 mi sentivo rispondere che sono un comunista che rema contro. Speriamo di non avere un comunista alleato di Syriza in Banca d’Italia! Conclusione: lo hanno voluto e lo vogliono. Con tutte le loro forze.

► Grecia, come siamo arrivati a questo punto?

Ora gli avvenimenti. Il modo in cui la leadership politica europea e il Fondo monetario internazionale hanno trattato, e stanno trattando, ė vergogcnoso. Ricordiamo tutti che questi signori hanno rilevato le perdite delle banche e le hanno messe a carico dei contribuenti (cioè mio e vostro). Da cinque anni continuano a dissanguare la Grecia (ma non solo) per dimostrare chi ė il più forte, tenendo viva una sceneggiata indegna: la Grecia ė allo stremo, chiunque legga i dati disponibili sa che senza la cancellazione di una parte del debito non c’ė via di uscita. E allora propongo: anzichè cancellare, perchė non utilizzare il ricavo delle penalitá cui sono state soggette e continuano ad essere soggette le banche per le loro attività illecite, quali ad esempio quelle sul mercato delle valute?  Proposta piena di buon senso, secondo me, ma che non troverà gran favore presso chi fin dall’inizio di questa crisi è stato preoccupato di proteggere le banche.



Infine, le idee. ‘Europa’ ê due cose, un sogno e un progetto. Il sogno ci fu chiarito dai padri fondatori, che avrebbero voluto vedere unità e non più opposizioni, elevazione e non più imbarbarimento, solidarietà e coesistenza. Il progetto, per la parte di cui ho competenza a parlare, era un progetto economico. I padri fondatori avevano capito per tempo che sarebbe arrivato il giorno in cui il ‘piccolo ė bello’, sarebbe stato inadeguato ad assicurare agli europei quel livello di produttività e di competitività che solo una dimensione continentale dell’economia europea poteva, se non garantire, rendere potenzialmente possibile. In fondo, lo aveva scritto e dimostrato Adam Smith nel 1776, no?

Quel sogno e quel progetto non sono affatto falliti, come sostengono gli sfascisti nostrani. C’è una sola direzione in cui muoversi, quella dell’integrazione crescente. Ma questo i gruppi politici nazionali attuali non lo vogliono.

E torno alle persone, allora, come fanno le menti piccole: questi non sono Jean Monnet, De Gasperi, Adenauer,  Kohl o Prodi. Questi vogliono gestire il loro paesino, il loro elettorato, la propria rielezione. Ma di fronte al sogno e al progetto perderanno: come stanno perdendo da cinque anni con la Grecia. La faccia, in primo luogo.

di Fabio Sdogati*

  • BrunoConte

    Caro Fabio,
    la tua disamina non fa una piega, ma di fronte a questo scenario, a eventi eclatanti come la remissione di Tzipras al popolo sovrano che di colpo “indigna” l’Europa come se gli avessero fatto un torto, come si fa a ragionare?

    Vero che l’esperienza della piccola Islanda è oramai nei libri di storia, ma ricordiamoci che la Grecia ha “solo” 11 milioni di abitanti, e dovesse decidere ( o dovessero decidere per lei) una uscita, non so che divario ci sia tra il tonfo che possa fare lei rispetto alla situazione in cui giù si trova e il tonfo (molto più grande a mio avviso) che potrebbero fare tutto gli altri Stati europei.

    Io sono un Signor Nessuno in economia, ma mi pare di vedere su scala più grande quello che è successo qui in Italia qualche anno fa, in cui aziende prospere ma con un rapporto con le banche non in linea con le loro regole di fatto hanno chiuso, una Europa-Equitalia che anziché mettersi al tavolo e discutere come aiutarsi reciprocamente, minaccia la fame se non gli ridai 4 soldi: ci rendiamo conto di quanto è 1 Miliardo di Euro per una Europa o l’FMI ???

    La paura, quella vera, non è una guerra finanziaria, che a dire il vero stiamo subendo dal 2009, e forse anche molto prima, ma di quello che le persone messe alle strette potrebbero fare… Ma, questa è un’altra storia

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