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Scenari economici

Draghi sta lavorando per l’euro? No. Ecco perché

30 Lug 2015

La BCE si è rivelata il più fedele sostenitore della linea sostenuta da Herr Schäuble e Frau Merkel. Deludendo l’attesa nata con l’Unione Europea: avere una banca centrale indipendente che avrebbe lavorato per la sua moneta. Ma così non è stato. Fino alla Grexit

Fabio Sdogati, docente di Economia Politica al Politecnico di Milano
Una breve nota autobiografica
Questa nota è solo per aiutarci a ricordare da dove proveniamo. Nel decennio 1985 – 1995 le ragione per abbandonare la Lira in favore dell’Euro erano molte e semplici:
1. Inflazione annua attorno al 20%
2. Rendimenti dei buoni del tesoro a livelli assurdi rispetto alla medi
3. Scarsa e sempre minore fiducia dei creditori internazionali nel governo e nella sua abilità di gestire il debito pubblico
4. Lo spettro dell’Argentina era incombente

In altre parole: il motivo principale era la paura. La paura condivisa dalle tante persone oneste che vedevano la miopia delle svalutazioni competitive e la necessità di passare ad un contesto all’interno del quale un governo nazionale screditato (come assodato dai tassi d’interesse sui BTP) sarebbe stato sostituito. Quello che era particolarmente preoccupante per tutti noi era la relazione tra il Tesoro Italiano e la Banca d’Italia, usata quest’ultima come cassaforte da cui attingere in caso di necessità. Fui (fummo) felice quanto Carlo Azeglio Ciampi divenne governatore della Banca d’Italia. Ma da allora, ancora, la svalutazione del 1992 – 1993 del governo Amato, accolta con favore dalla destra e dalla miriade di piccole e micro imprese il cui basso livello di competitività non avrebbe consentito loro di competere sui mercati internazionali ai tassi di cambio del periodo 1988 – 1992.

Dopo la firma del trattato di Maastricht nel 1993, adottammo entusiasticamente le politiche monetarie e fiscali restrittive necessarie a rispettare i criteri previsti. E ce la facemmo. Adottammo i provvedimenti “lacrime e sangue” per poter entrare in Europa. E ce la facemmo.

Quello che ci eccitò di più dell’adesione alla moneta unica era il fatto che ci saremmo finalmente trovati in un contesto caratterizzato da una “banca centrale indipendente”, una banca centrale che non avrebbe finanziato sistematicamente il governo centrale, una banca centrale che non avrebbe obbedito ai dettami del governo (o dei governi nel caso europeo). In breve una banca centrale che avrebbe lavorato per la sua moneta, l’Euro. [Inutile dirlo, ma meglio specificarlo, che noi tutti eravamo consci degli avvertimenti di tanti, primi tra tutti Paul Krugman e Joseph Stiglitz. Ma in questo caso la paura ebbe la meglio sulla ragione]. 

► Avanti veloce: fine giugno 2015- imizio di luglio. la BCE sta lavorando per l’Euro? NO.

Bene, per rispondere a questa domanda e argomentare la nostra risposta possiamo guardare sia a fonti giornalistiche sia a fonti accademiche. Per quanto riguarda le fonti giornalistiche, il 23 Giugno Claire Jones scrive sul Financial Times che “nello stallo greco, è la BCE ad avere il dito sul grilletto” (“ECB holds the trigger in Greece stand-off”). Espressione dura “tiene il dito sul grilletto”, ma che descrive efficacemente la gravità della situazione. Così come duro è l’articolo, specialmente quando fa notare che “Alcuni membri del consiglio (della BCE, N.d.R.), composto dai sei membri del consiglio direttivo della BCE e dai 19 governatori delle banche centrali nazionali dei paesi dell’eurozona, vorrebbero sparare un colpo ad Atene”. Come sappiamo, ben più di un colpo è stato sparato ad Atene: a partire da febbraio, le banche greche hanno dovuto richiedere settimanalmente assistenza tramite liquidità addizionale d’emergenza; a partire da venerdì 19 giugno sono state obbligate a ricorrevi giornalmente. A partire dal 28 giugno scorso, infine, sono state completamente escluse dal programma di assistenza. 

Il 6 luglio Martin Sandbu, sempre sul Financial Times, scrive: “BCE, nemica dell’Euro? Lo strangolamento delle banche greche è legalmente ed economicamente ingiustificabile” (“ECB, enemy of the euro? Strangling Greek banks is legally and economically unjustifiable”). Tutti ricorderanno che la BCE ha interrotto il programma di Erogazione di Liquidità di Emergenza (ELA) per le banche greche il 28 giugno scorso, dopo la decisione del legittimo governo greco di indire il referendum con il quale i residenti erano chiamati ad indicare se volessero o meno che il loro governo proseguisse le trattative sulla piattaforma  proposta dai creditori. Questo è incredibile: la banca centrale, che dovrebbe essere indipendente dalle scelte dei governi, interviene nella scena politica e strangola (parole di Martin Sandbu che sottoscrivo) gli istituti di credito di un paese mentre i suoi cittadini sono chiamati (giustamente o no, non è la questione ora) a esprimere il loro parere sulla questione più rilevante degli ultimi decenni. A me sembra chiaro che la BCE è lo strumento principale che i governi promotori dell’austerità utilizzano per discreditare un governo legittimo e ‘consigliare’ gli lettori. Come è possibile tutto ciò? Perché la BCE ha abbandonato il suo ruolo istituzionale di fornitore di liquidità alle banche solventi? Non abbiamo visto da nessuna parte un documento in cui si afferma che le banche commerciali greche non lo fossero. Esse erano, semplicemente, illiquide. Ed è un compito obbligatorio della BCE quello di fornire liquidità a banche illiquide (ma solventi). 

È proprio sulla distinzione tra ‘banca insolvente’ e banca’ illiquida ma solvente’che verte il post del 3 luglio di Paul De Grauwe, professore di Economia Internazionale all’Università di Leuven e, più recentemente, alla London School of Economics and Political Sciences, titola “Greece is solvent but illiquid: Policy implications”. In questo post De Grauwe mostra che non solo le banche greche sono semplicemente illiquide e non insolventi, ma che anche il governo greco stesso è illiquido ma solvente!! Ecco il passaggio dell’articolo che reputo sia cruciale: “The ECB follows the Bagehot principle, which states that the central bank may lend money only to those institutions that are solvent but illiquid. The ECB assumes that the Greek government with a headline government debt of 180% of GDP is not solvent. Therefore, it is not willing to involve the Greek government bonds into its OMT-and QE-programs. In contrast, the ECB is ready to buy government bonds of other countries in the Eurozone, which have a higher effective debt burden than Greece […]. The refusal by the ECB to treat Greece the same way as the other member-countries of the Eurozone is erroneous and is based on a misdiagnosis of the nature of the Greek debt”

Analisi errata? Incompetenza? Volere politico?
Il 29 giugno Charles Wyplosz, Professore di Economia Internazionale al Graduate Institute of International Studies di Ginevra e Direttore dell’International Center for Money and Banking, ha pubblicato un articolo dal titolo“Grexit: The staggering cost of central bank dependence“. Subordinazione! Anche questo un pezzo molto bello, dal quale vorrei evidenziare un pensiero forte (che io stesso ho elaborato nel corso degli anni, ma ovviamente non in maniera così forte e chiara):

“…the ECB must accept its share of responsibility for the disastrous management of the Greek sovereign debt crisis. It was the ECB that refused in early 2010 a write-down of the Greek debt (Bluestain 2015)”.

Infine, lasciatemi segnalare al lettore paziente un post molto carino del 10 luglio di Simon Wren-Lewis, un professore di Economia a Oxford. IL titolo di questo post? “The Non-independent ECB”. Piuttosto chiaro direi. 

Conclusioni
La ricerca economica, accademica e giornalistica, presta forte supporto alla mia convinzione che, a tutti gli effetti, questa non è la BCE che avevamo sognato. Non era lo stesso Draghi che disse, nell’estate del 2012, che la BCE avrebbe fatto “tutto ciò che è necessario” per salvare l’Euro? Solo politica economica a parole. I fatti? Escludere dal programma di assistenza le banche greche è stato l’atto più potente intrapreso finora per spingere la Grecia fuori dall’Euro ed avviare così il processo di disaggregazione dell’intera Eurozona. Nel momento in cui sto scrivendo questo articolo il bastone è stato riposto, e la carota rimessa al lavoro: le banche greche sono riaperte, in qualche modo; un ulteriore esborso ELA per 900 milioni di Euro è stato accordato, e la Grecia è ancora un membro dell’Eurozona: un fatto per il quale ringrazio il primo ministro Tsipras. Avendo assistito a tutto questo e facendo un accurato paragone, posso giungere alla conclusione che Herr Schäuble e Frau Merkel, solitamente incolpati per il fallimento dell’Euro, i.e. Grexit, hanno trovato nel Signor Draghi il più fedele dei loro sostenitori. E mi sono detto che non dimenticherò mai che non voglio andare a votare con i bancomat chiusi e con la promessa che riapriranno se voterò nel modo che ci si attende io voti.

* Fabio Sdogati è docente di Economia Politica al Politecnico di Milano 

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