Nel percorso di diffusione dell’auto elettrica, uno degli ostacoli più citati dagli utenti non riguarda tanto l’autonomia dei veicoli quanto l’esperienza di ricarica. App diverse, carte RFID, autenticazioni multiple, problemi di riconoscimento e tempi di avvio spesso imprevedibili continuano infatti a rappresentare una fonte di frustrazione per molti automobilisti.
Per questo motivo il settore guarda con crescente interesse al Plug & Charge, una tecnologia che promette di rendere la ricarica semplice quanto fare benzina: collegare il cavo e lasciare che tutto avvenga automaticamente.
Secondo i dati presentati dall’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano, l’impatto potenziale è significativo. Il tempo necessario per avviare una sessione di ricarica potrebbe ridursi dagli attuali 30-120 secondi a soli 3-5 secondi. Ancora più rilevante il miglioramento dell’affidabilità: il tasso di successo al primo tentativo di connessione passerebbe dal 70% al 95%. Per gli utenti ciò si tradurrebbe in una riduzione del 30% del tempo perso durante le operazioni di ricarica, mentre gli operatori potrebbero beneficiare di un aumento del 20% della rotazione oraria delle colonnine.
Numeri che spiegano perché molti osservatori considerino il Plug & Charge una delle innovazioni più importanti nella fase di maturazione del mercato della mobilità elettrica.
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Cos’è il Plug & Charge e come funziona
Il Plug & Charge è una funzionalità basata sullo standard internazionale ISO 15118, il protocollo che definisce la comunicazione digitale tra veicolo elettrico e infrastruttura di ricarica.
In pratica, quando il conducente collega il cavo alla colonnina, l’auto e il punto di ricarica si riconoscono automaticamente attraverso un sistema di certificati digitali sicuri. L’infrastruttura verifica l’identità del veicolo, autorizza la sessione e associa il pagamento al contratto dell’utente senza richiedere alcuna azione aggiuntiva.
Il risultato è un’esperienza “plug and go”: nessuna app da aprire, nessuna carta da avvicinare al lettore, nessun QR code da scansionare.
Dal punto di vista tecnico, il sistema utilizza una Public Key Infrastructure (PKI), una sorta di rete di certificati digitali che garantisce autenticazione e sicurezza delle transazioni. È la stessa logica utilizzata nei pagamenti online e nei servizi bancari digitali.
Dalle prime sperimentazioni alla standardizzazione globale
L’idea non è nuova. Lo standard ISO 15118 è stato pubblicato per la prima volta nel 2014 e già allora includeva le funzionalità necessarie per il Plug & Charge. Tuttavia, per molti anni l’adozione è rimasta limitata.
Le ragioni sono diverse. Da un lato era necessario che costruttori automobilistici, operatori di ricarica e fornitori di servizi energetici adottassero standard comuni. Dall’altro, la gestione dei certificati digitali richiedeva infrastrutture tecnologiche complesse e costose.
Negli ultimi anni la situazione è cambiata. L’espansione delle reti HPC (High Power Charging), la crescente maturità dell’ecosistema EV e la diffusione dello standard OCPP 2.0.1 hanno accelerato l’integrazione della tecnologia. (electrive.com)
Un ulteriore impulso arriva dalla regolamentazione europea. L’implementazione progressiva degli standard ISO 15118 è infatti destinata a diventare sempre più rilevante nell’ambito del regolamento AFIR, che punta a garantire interoperabilità e semplicità d’uso delle infrastrutture di ricarica in tutta Europa.
Quanto è diffuso in Italia
In Italia il Plug & Charge è ancora in una fase iniziale, ma i primi segnali di diffusione sono evidenti.
Tra gli operatori più attivi figurano reti come Ionity, che già da alcuni anni offre la funzionalità lungo la propria infrastruttura europea, comprese le stazioni presenti nel nostro Paese.
Anche nuovi operatori internazionali come Electra stanno introducendo il supporto alla tecnologia nelle rispettive reti.
Sul fronte automotive, diversi modelli premium e di fascia medio-alta sono già compatibili. Tra questi figurano la Porsche Taycan, numerosi modelli della gamma Volkswagen ID., Mercedes EQS, Hyundai Ioniq 6 e altri veicoli di nuova generazione progettati secondo lo standard ISO 15118.
La diffusione rimane però limitata rispetto al totale del parco circolante elettrico. Molti modelli attualmente in commercio non dispongono ancora del supporto nativo oppure richiedono aggiornamenti software specifici.
Quanto è diffuso nel mondo
A livello globale il quadro è molto più avanzato.
In Europa operatori come Allego hanno recentemente esteso il Plug & Charge a circa 5.000 punti di ricarica distribuiti in diversi Paesi, mentre Ionity lo rende disponibile sull’intera rete continentale.
Negli Stati Uniti l’esperienza Tesla rappresenta da anni una forma proprietaria di Plug & Charge: l’utente collega il veicolo al Supercharger e il sistema gestisce automaticamente autenticazione e pagamento. Questo modello ha contribuito a definire le aspettative degli utenti e ha spinto il settore verso standard aperti e interoperabili.
Nel frattempo, organismi industriali, case automobilistiche e operatori energetici stanno lavorando a framework universali che consentano a qualsiasi veicolo compatibile di utilizzare qualsiasi rete di ricarica pubblica senza procedure aggiuntive.
È davvero il futuro della ricarica?
Molti segnali indicano che il Plug & Charge sia destinato a diventare uno standard di mercato.
L’evoluzione normativa europea va in questa direzione. Parallelamente, l’industria vede nel protocollo ISO 15118 non soltanto la base per l’autenticazione automatica, ma anche per funzionalità future come la ricarica intelligente e il Vehicle-to-Grid (V2G), cioè lo scambio bidirezionale di energia tra veicolo e rete elettrica.
In altre parole, il Plug & Charge rappresenta soltanto il primo tassello di una piattaforma tecnologica più ampia che potrebbe trasformare il veicolo elettrico in una risorsa energetica attiva.
Cosa significa per il mondo dell’auto elettrica
L’impatto sul mercato potrebbe essere profondo.
Da anni le ricerche sui consumatori mostrano che la semplicità di utilizzo è uno dei fattori più importanti per favorire l’adozione delle auto elettriche. Ridurre gli attriti nell’esperienza di ricarica significa abbattere una delle principali barriere psicologiche all’acquisto.
I vantaggi sono evidenti:
- avvio immediato della ricarica;
- eliminazione di tessere e applicazioni multiple;
- minore rischio di errori di autenticazione;
- maggiore interoperabilità tra operatori;
- migliore utilizzo delle infrastrutture esistenti;
- esperienza utente più vicina a quella offerta dai sistemi Tesla.
Esistono però anche alcune criticità.
La prima riguarda l’interoperabilità. Affinché il sistema funzioni in modo universale, devono essere compatibili contemporaneamente il veicolo, il software di bordo, la colonnina, il backend dell’operatore e il provider di servizi di pagamento. Non sempre questa filiera è ancora perfettamente allineata.
La seconda riguarda la sicurezza informatica. Alcuni studi accademici hanno evidenziato vulnerabilità teoriche e aspetti ancora migliorabili nell’architettura di certificazione prevista dall’ISO 15118, elementi che richiederanno continui aggiornamenti e rafforzamenti dei sistemi di protezione.
Nonostante queste sfide, la direzione appare tracciata. Così come il contactless ha rivoluzionato il mondo dei pagamenti eliminando PIN e contanti in molte situazioni quotidiane, il Plug & Charge punta a fare lo stesso nella mobilità elettrica. Per il conducente l’obiettivo è semplice: arrivare alla colonnina, collegare il cavo e ripartire. Senza app, senza tessere e senza attese.





















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