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Nel futuro della mobilità c’è la guida autonoma: 6,1 miliardi dai robotaxi entro il 2050



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Secondo l’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Polimi, lo sviluppo di robotaxi e robosharing in Italia potrebbe ridurre i feriti fino al 90%. La guida autonoma riduce anche la domanda di auto (fino a 900.000 veicoli in meno) e le emissioni. Ma bisogna accelerare la normativa UE

Pubblicato il 12 mag 2026



Auto a guida autonoma in Europa entro il 2050
Auto a guida autonoma in Europa entro il 2050
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Punti chiave

  • Lo sviluppo di robotaxi e robosharing in Italia potrebbe generare fino a 6,1 miliardi di euro entro il 2050 e ridurre i feriti fino al 90%.
  • La guida autonoma permette la sostituzione della flotta, taglia la domanda di auto (fino a 900.000 veicoli in meno) e riduce emissioni e costi sociali.
  • Serve accelerare in Unione Europea: pochi progetti pilota finora; la risposta è l’ECAVA e iniziative UE (testbed, sandboxes, corridoi transfrontalieri) dal 2026.
Riassunto generato con AI

In Italia lo sviluppo di servizi di robotaxi e robosharing potrebbe generare fino a 6,1 miliardi di euro di benefici complessivi entro il 2050. La loro introduzione potrebbe incidere profondamente non solo sulla sicurezza stradale, con una riduzione fino al 90% dei feriti, ma anche sulla configurazione stessa delle nostre città, che potrebbero arrivare a contare 900.000 auto in meno.

Sono i dati dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano, presentati a maggio 2026 al convegno AI: innovazione al servizio della sicurezza e mobilità accessibile”. L’evento – promosso dal Senatore Antonio Salvatore Trevisi, e che ha visto la partecipazione dell’On. Enzo Amich della Commissione Trasporti della Camera e del Presidente di Best Mobility Federico Antonio Di Paola – è stata l’occasione per spiegare che la guida autonoma non è più una prospettiva lontana, ma una leva concreta di trasformazione economica e sociale per l’Italia.

Secondo una rilevazione dell’Osservatorio in collaborazione con Ipsos Doxa, oggi il 54% degli italiani vorrebbe utilizzare un’auto a guida autonoma, con una preferenza per gli spostamenti ripetitivi, come la tratta casa-lavoro o i tragitti urbani in condizioni di traffico intenso.

Guida autonoma: il futuro della mobilità

“Il settore della mobilità sta attraversando una fase di profonda trasformazione, caratterizzata da sfide complesse ma anche da grandi opportunità – ha affermato Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility –. In questo contesto, la guida autonoma rappresenta una delle evoluzioni più significative per il futuro della mobilità, con un impatto diretto sulla sicurezza stradale. Riducendo o eliminando il fattore umano, i sistemi autonomi possono contribuire in modo decisivo a diminuire il numero di feriti per chilometro, le emissioni inquinanti e i costi sociali. In questo scenario, la guida autonoma si configura come una leva strategica per costruire una mobilità più intelligente, sostenibile e orientata alla prevenzione”.

Impatti diretti e indiretti della guida autonoma

Secondo l’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility, l’impatto diretto della guida autonoma sarebbe sulla sostituzione della flotta professionale esistente (taxi e car sharing tradizionali) con robotaxi e robosharing più efficienti.

L’eliminazione del fattore umano riduce il tasso di feriti per chilometro percorso fino al 70% rispetto ai veicoli tradizionali, mentre l’utilizzo più intensivo dei mezzi consente di soddisfare la stessa domanda di mobilità con una flotta ridotta fino a circa un terzo di quella attuale.

La combinazione di questi due fattori — minor rischio per chilometro e minor numero di veicoli in circolazione — determinerebbe fino al 90% di feriti in meno nei servizi di mobilità professionale, con un beneficio economico cumulativo tra il 2028 e il 2050 stimabile a circa 168 milioni di euro e circa 3.000 feriti evitati.

Il vero impatto, però, si manifesta soprattutto attraverso un effetto indiretto: con il progressivo aumento dell’efficienza dei servizi e la riduzione delle tariffe — la soglia di convenienza rispetto all’auto privata è intorno a 1,5 €/km — sempre più famiglie tendono a rinunciare alla seconda automobile.

In un parco urbano italiano di circa 18 milioni di veicoli, questo cambiamento nelle abitudini di mobilità genera benefici su scala molto più ampia: in Italia si stima una riduzione di 41.000 tonnellate di emissioni e un costo sociale evitato pari a 5,9 miliardi di euro, ovvero il 97% dei benefici complessivi nel periodo 2028-2050.

In questo scenario, la guida autonoma “a servizio” non richiede una sostituzione totale della flotta professionale, ma diventa rilevante nel momento in cui risulta sufficientemente accessibile da rendere non necessaria la seconda auto.

Il ruolo dell’Unione Europea

È giunto il momento di accelerare il lancio di progetti di guida autonoma anche nell’Unione Europea.

Negli Stati Uniti si registrano oltre 450.000 corse commerciali a settimana con veicoli autonomi, in Cina circa 250.000; in Europa si sono svolti solamente poco più di 35 progetti pilota, ma nessun servizio commerciale su larga scala.

È del resto ormai chiaro che il principale collo di bottiglia all’espansione europea non è tecnologico, ma normativo. I mercati che si stanno muovendo più rapidamente sono Regno Unito e Svizzera, entrambi al di fuori dell’UE, che hanno costruito framework regolamentari più agili.

La Commissione Europea ha risposto con l’Industrial Action Plan per l’Automotive, che ha lanciato il 12 settembre 2025 la European Connected and Autonomous Vehicle Alliance (ECAVA), forum industriale consultivo per coordinare sviluppo, investimenti e deployment di tecnologie SDV, AI e guida autonoma.

Il piano prevede dal 2026 l’avvio di large-scale cross-border testbeds, regulatory sandboxes e l’European Automated Driving Corridors per test transfrontalieri di veicoli autonomi (persone e merci), oltre all’Autonomous Drive Ambition Cities initiative (2026-2027) per incentivare joint venture e test reali nelle città europee.

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