Le auto senza conducente sbarcano sulle strade europee. A Zagabria, in Croazia, sono iniziati i test di quello che viene definito come il primo servizio commerciale di robotaxi in Europa: una sperimentazione che vede insieme la piattaforma americana Uber Technologies, la società cinese Pony.ai e la startup croata Verne, legata all’ecosistema di Rimac Group.
Secondo quanto riportato da Reuters, il progetto punta a portare sulle strade della capitale croata una flotta di taxi autonomi prenotabili tramite app, segnando un passaggio simbolico per il settore della mobilità europea, finora rimasto indietro rispetto agli Stati Uniti e alla Cina nello sviluppo dei servizi driverless.
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Come funziona il progetto di Zagabria
La tecnologia di guida autonoma è fornita da Pony.ai, uno dei principali player cinesi del settore autonomous driving, mentre Verne si occuperà della gestione operativa della flotta. Uber, invece, integrerà il servizio all’interno della propria piattaforma di ride-hailing.
Per il momento, i veicoli stanno circolando in modalità sperimentale e con un operatore umano presente a bordo. Non si tratta quindi ancora di un servizio completamente “driverless” sul modello di quelli già operativi in alcune città statunitensi.
La sperimentazione rappresenta una fase iniziale di rollout limitato, necessaria sia per affinare la tecnologia sia per affrontare il nodo regolatorio europeo, molto più restrittivo rispetto a quanto accade negli Stati Uniti o in Cina.
L’obiettivo dichiarato dalle aziende coinvolte è però ambizioso: espandere progressivamente il servizio in altre città europee e arrivare, nei prossimi anni, a migliaia di robotaxi operativi nel continente.
Perché Zagabria può entrare nella storia della mobilità autonoma
Definire il progetto croato come il “primo robotaxi service europeo” richiede però una precisazione.
Negli ultimi anni, infatti, in Europa non sono mancati test e sperimentazioni di veicoli autonomi. Diverse città hanno avviato progetti pilota di navette driverless o servizi di trasporto automatizzato, tra cui:
- Amburgo
- Parigi
- Londra
- Helsinki
Nella maggior parte dei casi, tuttavia, si trattava di:
- navette autonome su percorsi fissi;
- progetti dimostrativi limitati;
- sperimentazioni in aree controllate;
- oppure servizi non continuativi e con forte supervisione umana.
Il caso di Zagabria viene invece presentato come il primo rollout commerciale europeo di robotaxi urbani on-demand, integrati in una piattaforma di mobilità utilizzata da utenti reali.
È una differenza sostanziale, soprattutto dal punto di vista industriale e regolatorio.
L’Europa rincorre Stati Uniti e Cina
La corsa globale ai robotaxi è oggi dominata soprattutto dagli Stati Uniti e dalla Cina.
Negli USA, aziende come Waymo, controllata da Alphabet, hanno già attivato servizi commerciali senza conducente in alcune città, tra cui Phoenix e San Francisco.
In Cina, invece, gruppi come Pony.ai, Baidu e WeRide stanno accelerando sul fronte della mobilità autonoma grazie a un contesto normativo più favorevole e a grandi investimenti pubblici e privati.
L’Europa, al contrario, si è mossa con maggiore prudenza, frenata da:
- normative più severe;
- responsabilità legali ancora poco definite;
- complessità assicurative;
- e da un approccio politico più conservativo sul tema della sicurezza stradale.
Per questo motivo, il progetto croato assume un valore simbolico importante: potrebbe diventare un banco di prova per capire se anche il mercato europeo sia pronto ad accogliere servizi di trasporto autonomo su larga scala.
Il ruolo di Uber nella nuova mobilità autonoma
Per Uber, la partnership rappresenta un nuovo tassello nella strategia di integrazione della guida autonoma all’interno della propria piattaforma.
Dopo anni di investimenti diretti nello sviluppo di tecnologie self-driving — culminati nella vendita della propria divisione autonomous driving nel 2020 — l’azienda guidata da Dara Khosrowshahi ha scelto un modello più leggero, basato su partnership tecnologiche con operatori specializzati.
L’obiettivo è trasformare Uber in una piattaforma capace di aggregare, oltre agli autisti tradizionali, anche flotte autonome gestite da terze parti.
In questo scenario, Zagabria potrebbe rappresentare un laboratorio strategico per testare la convivenza tra mobilità tradizionale e robotaxi nel contesto urbano europeo.
La sfida più difficile resta la fiducia
Al di là della tecnologia, la vera partita si giocherà probabilmente sulla fiducia degli utenti.
Incidenti, dubbi sulla sicurezza e interrogativi etici continuano infatti a rallentare l’adozione dei veicoli autonomi in molte parti del mondo. La presenza di un operatore umano a bordo durante questa prima fase dimostra come il settore sia ancora in una fase di transizione.
Eppure, la direzione sembra ormai tracciata.
Se il test croato dovesse funzionare, l’Europa potrebbe finalmente entrare nella nuova era della mobilità autonoma commerciale, cercando di colmare il gap accumulato negli ultimi anni rispetto ai giganti americani e cinesi.
























