La guida autonoma non è più percepita come una tecnologia futuristica ma come una soluzione concreta per migliorare la mobilità. Oggi il 54% degli italiani dichiara infatti che utilizzerebbe volentieri un’auto a guida autonoma, soprattutto per gli spostamenti ripetitivi come il tragitto casa-lavoro o i percorsi urbani caratterizzati da traffico intenso.
Il dato emerge dalla ricerca 2025-2026 dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano, che fotografa un settore in forte evoluzione, sostenuto dalla crescita delle auto connesse, dall’elettrificazione e dall’avanzamento delle tecnologie basate su intelligenza artificiale.
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Guida autonoma, un’opportunità da 6,1 miliardi di euro
Secondo l’Osservatorio, la diffusione della guida autonoma potrebbe generare in Italia benefici sociali complessivi fino a 6,1 miliardi di euro nel periodo 2028-2050. La stima considera soprattutto l’impatto dei servizi di robotaxi e robosharing, destinati a trasformare il trasporto urbano.
L’eliminazione del fattore umano nella guida consentirebbe infatti di ridurre drasticamente il numero di incidenti. I ricercatori stimano fino al 90% di feriti in meno nei servizi di mobilità professionale, grazie a veicoli più sicuri e a una gestione più efficiente delle flotte.
L’impatto più significativo deriverebbe però dalla progressiva riduzione del numero di auto private nelle città. Con servizi autonomi più economici e diffusi, molte famiglie potrebbero rinunciare alla seconda automobile. Lo scenario elaborato dal Politecnico prevede fino a 900mila vetture in meno nei centri urbani, oltre 100mila feriti evitati e una riduzione di circa 41mila tonnellate di emissioni.
Il 2026 anno decisivo per la corsa ai veicoli autonomi
Per Giovanni Miragliotta, responsabile scientifico dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility, il settore sta entrando in una fase cruciale.
“Il 2026 si sta rivelando un anno spartiacque per la guida autonoma, denso di segnali concreti: lanci commerciali, approvazioni normative attese da anni, investimenti record e una corsa tecnologica che si fa ogni mese più serrata”, osserva il docente del Politecnico di Milano. “La domanda non è più se i veicoli autonomi cambieranno la mobilità urbana, ma con quale modello di business, dove e con quale velocità”.
Nonostante l’interesse crescente, permangono alcune resistenze. Le principali riguardano la perdita di controllo del veicolo, la fiducia nella tecnologia e i rischi informatici associati alla crescente digitalizzazione dei mezzi.
Auto sempre più connesse e intelligenti
La disponibilità verso la guida autonoma si inserisce in un contesto di crescente familiarità con le tecnologie digitali a bordo. Oggi il 48% degli italiani possiede un’auto dotata di almeno una funzionalità smart e l’87% degli utenti le utilizza regolarmente.
Tra i servizi più diffusi figurano l’infotainment, utilizzato dal 91% dei proprietari di auto connesse, la navigazione aggiornata in tempo reale (88%) e i sistemi avanzati di assistenza alla guida, i cosiddetti ADAS (82%).
Anche l’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo centrale nell’evoluzione dell’automotive. L’80% degli italiani riconosce benefici concreti derivanti dall’integrazione dell’AI nei veicoli, soprattutto in termini di sicurezza, ottimizzazione dei consumi e manutenzione predittiva.
Secondo Giulio Salvadori, direttore dell’Osservatorio, il settore si sta rapidamente orientando verso il paradigma del Software-Defined Vehicle, ovvero l’automobile governata sempre più dal software. Una trasformazione che vede nell’intelligenza artificiale uno degli elementi chiave, soprattutto nelle applicazioni legate agli ADAS, alla cybersecurity e alla personalizzazione dell’esperienza di guida.
Auto connesse, un mercato da 3,7 miliardi di euro
La crescita della fiducia nelle tecnologie digitali è confermata anche dall’andamento del mercato. Nel 2025 il comparto Connected Vehicle & Mobility in Italia ha raggiunto un valore di 3,7 miliardi di euro, in aumento del 14% rispetto all’anno precedente.
Le auto connesse in circolazione hanno toccato quota 18,8 milioni, pari a oltre il 40% del parco veicoli nazionale. Una diffusione che crea le basi tecnologiche necessarie per lo sviluppo futuro della mobilità autonoma e dei servizi innovativi ad essa collegati.
Se la piena affermazione della guida autonoma richiederà ancora tempo, investimenti e un adeguato quadro normativo, il dato più rilevante emerso dalla ricerca è probabilmente culturale: per la prima volta, la maggioranza degli italiani si dichiara pronta a salire a bordo di un’auto che guida da sola.

















