Colonnine elettriche: costi, dove e come ricaricare l'auto elettrica

LA GUIDA

Colonnine per la ricarica dell’auto elettrica: dove trovarle, come usarle, i costi



In Italia si contano 23.275 punti di ricarica per auto elettriche suddivisi in 11.834 colonnine. Ecco dove trovare le più vicine, come fare la ricarica a casa, i tempi e i costi

21 Set 2021


Colonnine per la ricarica dell'auto elettrica

La diffusione di auto elettriche nel mondo cresce rapidamente e, con esse, le strutture dedicate alla ricarica di questi mezzi (le cosiddette colonnine). Un’operazione tutto sommato semplice, anche se non ancora entrata nella quotidianità, che si può fare su strade e autostrade pubbliche, ma anche nel garage di casa. Si calcola che nel mondo, a fine 2020, i punti di ricarica pubblici avessero superato quota 1.400.000. Se la Cina è il Paese leader in questo ambito, l’Europa arranca. E l’Italia? Si calcola che ci siano in media una colonnina per la ricarica di auto elettriche ogni 20 chilometri. In particolare sono stati contati 23.275 punti di ricarica suddivisi in 11.834 colonnine. Ma dove sono? Come fare per rifornirsi? Quanto dura la ricarica? Ecco tutte le risposte.

Come funzionano le colonnine per la ricarica dell’auto elettrica

Anche se non fa ancora parte dei gesti appartenenti alla quotidianità, la ricarica dell’auto elettrica lo diventerà presto. Si tratta infatti di un’operazione particolarmente semplice: la modalità è simile a quella che si utilizza per mettere in carica un comune telefono cellulare. Basta collegare con un apposito cavo l’auto alla stazione di ricarica, inserendo le prese nelle due estremità. Se si decide di farlo in strada, occorre individuare su Internet o sulle apposite applicazioni la stazione di ricarica più vicina, per poi parcheggiare, collegare il cavo all’auto e avvicinare alla colonnina la card fornita dal gestore. In questo la ricarica di un’automobile elettrica si differenzia da un “pieno” di benzina perché è necessario essere dotati dell’apposita tessera magnetica, simile a un bancomat, che permette di sbloccare lo sportello della colonnina e inserire l’adattatore.

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A collegamento effettuato il display visualizza il contatore: è possibile verificare quanti KwH la batteria sta assorbendo, proprio come fosse un serbatoio per il carburante. Quando la ricarica è terminata è sufficiente accostare nuovamente la card alla colonnina e scollegare il cavo. L’unico problema, esattamente come avviene per i dispositivi elettronici, è rappresentato dal modello di presa utilizzato dall’auto: per la ricarica in corrente alternata, infatti, in Europa (ad eccezione della Francia) è attualmente diffuso il “Tipo 2”, chiamato anche “Mennekes”, che carica l’auto in corrente alternata monofase o trifase sino ad una potenza di 22kW sulla presa della infrastruttura di ricarica e sino a 43kW. Invece il cavo con spina di Tipo 3A, detta “Scame”, è utilizzato solo per i veicoli leggeri (scooter e quadricicli). In Usa e Giappone i cavi sono cavi fissati alla infrastruttura di ricarica e sono di Tipo 1, chiamato “Yazaki”, e caricano l’auto in corrente alternata monofase a una potenza massima di ricarica 7,4kW.

Anche per la ricarica in corrente continua i cavi sono fissati alla colonnina, e i connettori variano in base al produttore: il più diffuso al mondo è il CHAdeMO (con una potenza massima di 50kW), adottato ad esempio da Nissan, Mitsubishi, Peugeot e Citroen; BMW e Volkswagen utilizzano invece il CCS COMBO2, e le case nipponiche e statunitensi il CCS COMBO1. Infine, Tesla ha uno standard proprietario (chiamato Supercharger) ma può funzionare anche con il connettore di Tipo 2.

Come fare la ricarica auto elettrica in casa

L’auto elettrica, ovviamente, può essere ricaricata anche nel box di casa esattamente come si farebbe con la colonnina. Sebbene sia possibile connettere l’auto direttamente a una comune presa elettrica, l’installazione di una stazione dedicata consente alcune operazioni supplementari, come ad esempio la tracciatura dei consumi, la regolazione della potenza di carica e la gestione da remoto. In ogni caso non è necessario cambiare contatore, ma bisogna stare attenti al proprio contratto: se la potenza impegnata è quella standard (3 kW), l’utilizzo di elettrodomestici mentre l’auto è in carica può infatti far “scattare” il contatore. In questo caso basta passare a un contratto con potenza superiore oppure installare una stazione ad hoc con tecnologia “smart charging”, che regola istante per istante l’erogazione all’auto in base all’assorbimento di potenza dell’utenza.

Colonnine per la ricarica dell’auto elettrica, i tempi di ricarica

Che l’operazione venga svolta a casa o alle colonnine pubbliche, il tempo di ricarica dell’auto dipende sia dalla potenza erogata dall’impianto, da quella massima accettata dal caricabatteria interno al veicolo, dal tipo di cavo utilizzato e dalla potenza delle batterie dell’auto. Per un’auto con una batteria da 24 kW (come può essere ad esempio quella montata sulla Nissan Leaf, mentre una Hyundai Ioniq ne monta una da 28 e una Citroen C-Zero da 16) una ricarica completa a 3,7 kW, ad esempio, richiede circa 6 ore e mezza di tempo, mentre per una a 7,4 kW ne bastano poco più di 3. La maggior parte della colonnine di ricarica pubblica installate da Enel sul territorio italiano ha comunque una potenza disponibile di 11 kW o 22 kW, quindi consentono, rispettivamente, una ricarica in 1 o 2 ore.

Colonnine per la ricarica dell’auto elettrica, i costi

Il costo della ricarica, invece, varia in base alla “location” e al modello di business del distributore. Nel proprio box, ad esempio, l’energia elettrica si paga quanto quella utilizzata in casa (ma anche in questo caso bisogna vedere che cosa prevede il contratto per l’utilizzo di quantitativi importanti di elettricità), mentre per le colonnine pubbliche al momento esistono tre diverse tipologie di tariffazione: in base al consumo (€/kWh), in base al tempo di sosta (€/minuto) ma anche gratuita. Passando ai numeri, la ricarica pubblica attraverso le colonnine di ricarica per l’auto elettrica si paga con un abbonamento che mediamente ha un costo fisso di 25 euro al mese per un numero illimitato di ricariche, mentre a casa (senza considerare i costi dell’eventuale installazione di stazioni ad hoc) con 5 euro di energia si ricarica un’auto a sufficienza per un’autonomia di circa 150 km.

L’autonomia dell’auto elettrica

Proprio l’autonomia è un altro dei punti deboli dell’attuale tecnologia, anche se i produttori stanno facendo passi da gigante e i chilometri che è possibile percorrere con una singola ricarica aumentano mese dopo mese. Attualmente i veicoli elettrici garantiscono un’autonomia media fino a 170-200 km a carica (150 quelli dichiarati per la Citroen C-Zero, 199 per la Nissan Leaf). La Tesla Model S P85, invece, secondo le specifiche può arrivare addirittura a 491 Km per carica.

Colonnine di ricarica auto elettrica nel mondo: i numeri

Come riporta il BloombergNEF, gruppo di ricerca sull’energia pulita e i trasporti di Bloomberg, i punti di ricarica pubblici a fine 2020 hanno scollinato quota 1.400.000 (+56% rispetto al 2019), con la Cina che continua ad assolvere il suo ruolo di paese guida in questo specifico mercato. Alla fine del 2020 il Dragone poteva vantare oltre 800.000 punti di ricarica per veicoli elettrici disponibili per un uso pubblico, in netto aumento rispetto ai 516.000 del 2019 e ai 300.000 del 2018. Solo a dicembre 2020, la Cina ha installato 112.000 punti di ricarica pubblici, più dell’intera rete di ricarica pubblica degli Stati Uniti.

Colonnine di ricarica auto elettrica: le carenze dell’Europa

In Europa se ne contano meno di un un quarto, circa 313.000 sempre secondo Bloomberg, mentre altri report suggeriscono stime ancora più al ribasso, inferiori alle 300.000 unità. “Una grave mancanza di punti di ricarica lungo le reti stradali nella maggior parte degli Stati membri dell’Ue” è stata evidenziata in un report datato settembre 2021 dall’Acea, Associazione europea dei produttori di automobili, per le auto elettriche”.

Il 70% delle colonnine è concentrato in tre nazioni: Paesi Bassi, Francia e Germania. Olanda e Lussemburgo hanno in media, rispettivamente, 47,5 e 34,5 colonnine ogni 100 chilometri, seguite da Germania con 19,4, Portogallo con 14,9, Austria 6,1 colonnine ogni 100 chilometri. Ma ci sono ben 10 Paesi dell’Unione europea che non contano nemmeno una stazione di ricarica per auto elettriche ogni 100 chilometri di autostrade, strade statali, provinciali e comunali. Si tratta di: Bulgaria (con in media 0,8 punti di ricarica ogni 100 km), Cipro (0,5), Repubblica Ceca (0,9), Estonia (0,7), Grecia (0,2), Ungheria (0,6), Lettonia (0,5), Lituania (0,2), Polonia (0,4) e Romania (0,5).

L’Italia si colloca nella fascia centrale della classifica UE, con una media di 5,1 punti di ricarica ogni 100 chilometri di strada (circa uno ogni 20 km), nonostante la fetta di mercato dei veicoli elettrici sia ancora ferma a un modesto 4,3%.

Punti di ricarica pubblici e privati: quanti sono in Italia

In Italia abbiamo raggiunto i 23.275 punti di ricarica per le auto elettriche. Lo rileva Motus-E, nata con l’obiettivo di creare una piattaforma comune di dialogo tra tutti gli attori della filiera della mobilità elettrica.

Al 30 giugno 2021 si contano dunque 23.275 punti di ricarica suddivisi in 11.834 colonnine e dislocati su 9.453 location accessibili al pubblico. Un trend in crescita rispetto al 2020, quando sfioravano quota 20.000.

Nel 2021 Enel X ha annunciato un accordo di interoperabilità con Convergenze S.p.A, permettendo ai clienti dell’operatore di accedere agli oltre 12.000 punti di ricarica gestiti da Enel X e distribuiti su tutto il territorio nazionale.

 

Auto elettrica: che cos’è e come sceglierla, tempi e costi ricarica

Dove trovare le colonnine per la ricarica dell’auto elettrica in Italia e in Europa?

Poiché i servizi di ricarica con colonnine pubbliche sono offerti da diversi operatori, chiamati Mobility Service Providers, ciascuno di questi consente, sul proprio sito o attraverso un’app dedicata, di visualizzazione la mappa e lo stato delle infrastrutture di ricarica di sua proprietà. Esistono però diversi siti e app che offrono una panoramica più completa (ma non ufficiale) sulla rete di ricarica elettrica in Italia (come ad esempio colonnineelettriche.it) e nel resto d’Europa e del mondo (come openchargemap.org, che offre anche l’app per smartphone).

La nuova frontiera: la ricarica ultra-fast

La stragrande maggioranza dei punti di ricarica rientra nella categoria del “normal charge” (inferiori o uguali a 22 kW). Un trend emergente, seppur ancora limitato, nella mobilità elettrica, riguarda la diffusione dell’infrastruttura di ricarica “ultra-fast”, con potenza di ricarica superiore a 100 kW. Sono proprio le Extreme Fast Charging (XFC) che apriranno la strada agli spostamenti su lunga distanza, dato che nessuno si metterebbe in viaggio per centinaia di chilometri con un veicolo elettrico ‘puro’ – i cosiddetti Bev, Battery electric vehicle, cioè quelli non ibridi ma che funzionano solo a elettricità – se poi deve fermarsi delle ore a ricaricare la batteria. Occorrono gli XFC per fare ‘il pieno’ in pochi minuti, o al massimo in poche decine di minuti, che possono coincidere con una sosta sul percorso. Gli altri tipi di ricarica, da quelli standard a quelli semplicemente ‘fast’, proprio perché meno potenti e quindi più lenti sono adatti alla mobilità locale, alle minori percorrenze.

Ricariche per la mobilità elettrica: il futuro è dell’Extreme Fast Charging

Il consorzio Ionity ha finora installato in Italia 65 punti di ricarica ultra-fast, in 16 stazioni di ricarica diverse, con potenza elettrica fornita fino a 350 kW. Enel X, costola del colosso Enel, ha installato una quarantina di infrastrutture ultra-veloci, Neogy, società del gruppo Alperia, ne ha piazzate 3 in Trentino Alto Adige, come anche EvWay, mentre Be Charge finora ne ha collocate 3 a livello nazionale.

A influenzare lo sviluppo (e la velocità di sviluppo) delle reti di ricarica in generale, e di quelle ultra-veloci in particolare, sono anche le scelte strategiche e commerciali di ogni operatore e casa automobilistica: la Tesla di Elon Musk, ad esempio, ha scelto di realizzare modalità di ricarica e infrastrutture adatte solo per i veicoli Tesla, mentre altre aziende puntano ad allacci e infrastrutture di ricarica aperti e accessibili tra veicoli di aziende diverse e quindi condivisi.

(Articolo aggiornato al 21/09/2021)

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Concetta Desando

Due menzioni speciali al premio di giornalismo M.G. Cutuli, vincitrice del Premio Giuseppe Sciacca 2009, collaboro con testate nazionali.