Fiorella Rubino, la moda che resta made in Italy

Nonostante il restyling che prevede anche la vendita di capi alle catene di fast fashion, il brand Miroglio dedicato alle donne curvy punta sui fornitori italiani scelti nei migliori distretti ancora presenti sul nostro territorio. La responsabile di prodotto Monica De Bellis ci spiega perché

Pubblicato il 04 Nov 2013

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Monica De Bellis, responsabile di prodotto per il marchio di Miroglio Fiorella Rubino

Sono bastati pochi mesi per iniziare un restyling molto importante per il marchio di Miroglio, Fiorella Rubino. Brand di moda dedicato alle donne curvy, Fiorella Rubino è ringiovanito, diventando più glam, ma facilmente indossabile ed estremamente moderno e completo. Il tutto grazie al lavoro di riposizionamento del prodotto a opera di una professionista di lunga data, Monica De Bellis e alla sinergia con ufficio marketing e comunicazione – che al momento si declina principalmente sul punto vendita e sui social network.

I tessuti, poi, sono qualitativamente all’altezza ambiziosa del ruolo, visto che Fiorella Rubino gioca in casa appoggiandosi a Miroglio Textile, la piattaforma tecnologica lanciata qualche mese fa per realizzare tessuti E.Volution che vengono venduti anche ai grandi marchi di moda e alle catene di fast fashion oltre ad essere utlizzati per confezionare gli abiti e i capi dei numerosi marchi raggruppati sotto il nome Miroglio. Non solo: per ogni lancio di linea, Fiorella Rubino opta per fornitori prevalentemente italiani, scegliendo nei migliori distretti ancora presenti sul nostro territorio

EconomyUp.it ha intervistato la responsabile di prodotto Monica De Bellis:

Al lavoro da poco più di sei mesi e le collezioni di Fiorella Rubino hanno già subito un cambiamento palpabile…
Sì, diciamo che quando sono arrivata sono partita dai capi basici. Ad esempio mancava una linea di camicie bianche o di jeans colorati – ho iniziato con la collezione p/e 2013 – e abbiamo rinfrescato un po’ la collezione. Per le camicie ci siamo appoggiati ad alcuni fornitori della bergamasca, mentre per i jeans abbiamo optato per il distretto marchigiano.

A questo proposito, vi ispirate ai marchi di fast fashion, ma siete made in Italy?
Assolutamente sì. Non solo per la progettazione dei capi, ma anche perché molti dei nostri fornitori risiedono sul territorio italiano. Purtroppo per contenere i costi e i prezzi finali, spesso le aziende si rivolgono all’estero. Anche noi, in taluni casi, lo facciamo, ma cerchiamo sempre di stringere partnership con fornitori italiani. In un momento simile ci piace sostenere il made in Italy.

Fiorella Rubino è oggetto di un restyling e di un riposizionamento, quali sono le strategie che metterete in atto?
Siamo assolutamente focalizzati sul prodotto, ma è nei piani dell’azienda quello di ampliare il numero dei punti vendita in Italia e all’estero. Non solo: stiamo pensando a uno store su Milano, ma a differenza di quanto fatto finora, vorremmo optare per il centro, piuttosto che per i grandi centri commerciali.

Qual è attualmente l’elemento che fa a livello di design la differenza?
Noi non copiamo come fanno alcuni marchi famosi. Noi, al massimo, ci ispiriamo e in 40 giorni diamo vita e corpo agli input che riceviamo a livello commerciale. Abbiamo delle antenne che captano il mood e le tendenze e lo facciamo in tutto il mondo poiché abbiamo dei trend setter, ma anche stylist, designer a cui ci appoggiamo per ricevere informazioni di prima mano.

Questi, poco più di sei mesi, di lavoro hanno già dato dei risultati?
Assolutamente sì. Abbiamo registrato un tasso di crescita a doppia cifra. E anche la percezione della consumatrice finale è cambiata di molto. Il prodotto oggi è considerato più fresco e piace di più.

(Servizio di Viviana Musumeci)

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