AGGREGATORE DI NEWS

Flywers, arriva l’app per “self publisher”

Consente agli utenti di vendere propri contenuti da device attraverso un meccanismo di revenue sharing. Il progetto è finanziato da Paolo Cuccia e Edoardo Narduzzi. Per ora attiva la versione gratuita, dal 2014 quella commerciale

Pubblicato il 28 Ott 2013

Flywers, arriva l’app per “self publisher”
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Un nuovo protagonista scende nell’arena degli aggregatori di notizie: si chiama Flywers, è un progetto promosso da imprenditori del calibro di Paolo Cuccia e Edoardo Narduzzi, e propone agli utenti un palinsesto di contenuti digitali personalizzato su smartphone e tablet.

Sul mercato internazionale c’è già Flipboard, tra i più famosi aggregatori di news. Da poco nel nostro Paese ha debuttato Etalia.net, piattaforma che consente di creare gratis un giornale personalizzato e condividerlo con altri, prevedendo una retribuzione per il detentore del copyright e anche per il curator che fa lo sharing dei contenuti sui social network.

Ora sta per arrivare Flywers, applicazione gratuita già scaricabile da Apple Store e Play Store. Per il momento la piattaforma è ancora nella sua versione beta, cioè in fase di sperimentazione e quindi gratis per tutti, ma dal 2014 dovrebbe partire la versione 2.0 e decollare il business.

“In pratica – spiega il brand manager Vincenzo Bernabei – siamo aggregatori di contenuti originali. I publisher che decidono di aprire un canale sulla piattaforma producono contenuti originali che possono poi mettere in vendita. Lo slogan è: diventa editore di te stesso”.

Funziona così: l’utente che decide di aprire un profilo su Flywers per proporre contenuti di qualsiasi genere deve comunque sottostare alla validazione dei gestori della piattaforma. “Valutiamo la bontà e correttezza formale dei contenuti – spiega Bernabei – ma non censuriamo né poniamo alcun limite editoriale, se non riguardo a contenuti lesivi verso qualcuno o qualcosa. In pratica siamo gli arbitri della situazione. La nostra selezione a monte consente di evitare il caos comunicativo che si può creare su Facebook o Twitter, anche se, vorrei precisare, non siamo in antitesi con i social network”.

Il publisher è chiamato ad aggiornare costantemente il suo profilo (se non lo fa alla fine viene cancellato), a decidere gli argomenti che intende approfondire e a richiedere un prezzo per la consultazione delle sue pagine.

Su questo argomento Bernabei preferisce non fornire dettagli, ma afferma che è previsto “un sistema equo di revenue sharing, in base al quale la maggior parte dei proventi resterà al publisher”.

Non è detto che chi pubblica sia necessariamente un utente privato. Anche un’azienda può decidere di avere un canale su Flywers: per esempio l’Ikea può scegliere di pubblicare il catalogo sulla piattaforma. In questo caso retribuirà direttamente i gestori.

Tutto questo dalla prospettiva di chi pubblica contenuti. Per quanto riguarda invece i fruitori di ‘contents’, l’utente può scegliere i canali che desidera seguire e quindi costruirsi una “dieta mediatica” su misura.

Dietro l’iniziativa, come detto, ci sono Paolo Cuccia, presidente della Gambero Rosso Holding S.p.A. e Edoardo Narduzzi, a capo di TechEdge. Hanno cominciato a lavorare al progetto solo pochi mesi fa e stanno investendo una cifra che, per il momento, non desiderano rendere pubblica. Ma già il feedback è positivo e molti publishers si stanno facendo avanti, sia individui sia aziende. Qualche nome: Gambero Rosso, il master dello Ied di Roma, l’Istituto Adriano Olivetti, l’Istituto Bruno Leone, giornalisti come Davide Giacalone di Libero, la redazione di Formiche, Ital Press, Italo Cucci, i ragazzi di Polinice, gruppo di blogger, e vari altri.

I padri del progetto ci tengono soprattutto a sottolineare la loro italianità (“E’ un prodotto del tutto made in Italy”) e dicono di non temere i competitor. “Li rispettiamo, anzi, e siamo contenti che, attraverso un lavoro di questo tipo, si creino delle regole condivise”.

Ma qual è la ragione primaria di questa iniziativa? “In questo momento storico tutti si stanno chiedendo come si possa riprendere in considerazione la distribuzione di contenuti digitali” risponde il brand manager. “Finora troppo spesso la fruizione di contenuti digitali è stata considerata totalmente gratuita, ma è un equivoco. C’è sempre dietro qualcuno, e questo qualcuno ha diritto ad essere retribuito. Il cartaceo sta perdendo vertiginosamente terreno ma il digitale non ha ancora trovato una soluzione definitiva. Noi, con Flywers, proponiamo la nostra”.

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