Camisani Calzolari: «Con Piacentini finisce l’era dei Gattopardi digitali»

«Finora innovatori e consulenti hanno annunciato di voler cambiare tutto per non cambiare niente», dice il titolare della rubrica Pronto Soccorso Digital su Rai1. «Il commissario nominato da Renzi è la nostra ultima speranza»

Pubblicato il 02 Mar 2016

Camisani Calzolari: «Con Piacentini finisce l’era dei Gattopardi digitali»
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Marco Camisani Calzolari

Marco Camisani Calzolari, imprenditore e divulgatore, da due anni guida la rubrica Pronto Soccorso Digital, in onda ogni sabato su RAI1 alle 10 del mattino all’interno di Uno Mattina in Famiglia, che ottiene un ascolto imprevisto visti i temi trattati: tra il 22 e il 24%. È stato definito il “nuovo Maestro Manzi 2.0”. Gli abbiamo chiesto cosa ne pensa della scelta di chiamare Diego Piacentini, Vice Presidente di Amazon, designato Commissario per l’Italia digitale.

“Diego Piacentini è uno dei professionisti più preparati che conosca. Non è poca cosa essere il numero due, dopo il fondatore, della societa che più al mondo ha interpretato le esigenze degli utenti diventando il punto di riferimento dell’ecommerce mondiale. Non è ancora chiaro il ruolo e l’incarico. Per ora sappiamo che sarà Commissario Per il Digitale e l’Innovazione. Certamente il suo non sarà un compito facile: credo che gli sia chiaro e se ha accettato, significa ha sicuramente un piano per andare a goal. Non è uno a cui piace fallire e la sua storia lo dimostra. Io tifo per lui. È la mia ultima speranza”

Sono nate già le prime polemiche sulla gratuità del suo incarico, tu come la vedi?
“Certo è che Piacentini dovrà operare in un contesto a dir poco kafkiano, in cui nessuno ha potere di decidere e pochi hanno a disposizione un portafoglio. Lui stesso non sarà pagato e questo aspetto ha sollevato alcune critiche, lasciando intendere i più maliziosi che probabilmente riceverà ricompense di altro genere che alcuni prefigurano già come conflitti di interesse. Io penso che se un malato terminale ha bisogno di cure, sia indifferente se chi lo cura è una multinazionale farmaceutica. L’importante è salvarlo. Inoltre che io sappia non ci sono contratti in essere tra lo stato e Amazon, che peraltro ha una regolare sede italiana attraverso cui vengono pagate le tasse.”

Quali sono gli errori che dovrà evitare?
“Io, come è noto, non ho alcuna frequentazione con la politica e vivo da tempo a Londra ma so bene che Piacentini dovrà inevitabilmente confrontarsi con le maglie della burocrazia politica: dovrà stare molto attento per evitare l’errore di farsi assorbire da quel sistema. Non sarà per nulla facile passare dalla guida di un’azienda americana alle polverose stanze romane. Ho lavorato per anni perché politica a istituzioni comprendessero l’importanza di Internet per la crescita del Paese. Devo quindi riconoscere che Matteo Renzi è stato il primo Presidente del Consiglio che ha nominato Internet in modo consapevole. Purtroppo, si sa, il diavolo si annida nei dettagli e sono spuntati ovunque innovatori e consulenti che annunciano di voler cambiare tutto, perché alla fine non cambi nulla. Gattopardi che non perdono occasione per approfittare delle maniche larghe della pubblica amministrazione. Proprio quella che dovrebbero riformare.”

Quali sono le prime cose che dovrà fare secondo te?
L’Italia ha bisogno di cambiare la macchina della PA. Ma per davvero. Non per finta come è successo finora ora, in cui il digitale è diventato un ulteriore strato di burocrazia poggiato sopra quella precedente. Un layer da attraversare con un PIN che devi andare a ritirare, di carta, in uno sportello fisico. Una finzione In cui la fattura elettronica non ha un’interfaccia web, ma un XML che impedisce al piccolo artigiano di generarla da solo, obbligandolo a rivolgersi a nuovi fornitori di soluzioni informatiche che fanno impallidire il Gatto e la Volpe di Pinocchio. C’è voluto un anno e una rete di sedicenti divulgatori affinché buona parte – ma non tutti – dei soggetti della PA si adeguassero alla nuova fatturazione. Com’è andata a finire? Artigiani e professionisti disperati e la PA che ha una nuova scusa per ritardare ulteriormente i pagamenti.
 Piacentini dovrà combattere con tutto questo. Dovrà lavorare affinchè i cittadini abbiano finalmente strumenti usabili con cui relazionarsi con la macchina pubblica, cosí come ci sono qui in UK, in cui c’è un’unica username e password per tutti i rapporti con la PA. E poi c’è il tema della cultura, della crescita, delle imprese, tutti strettamente collegati al digitale. C’è una Buona Scuola, che tiene conto del digitale ma che non tiene conto di insegnanti che a fatica sanno mandare un SMS. Che insegna l’inglese in dialetto e che considera Internet un pericolo per in giovani.
Che considera competenze digitali quelle della Patente Europea del Computer, in cui si impara a usare Microsoft Office 2003…”

Siamo davvero cosí lontani?
“Per ora siamo ancora molto lontani. Non è colpa di Renzi se questa è l’Italia con cui dovrà avere a che fare Piacentini. Ma ritengo che sia più sano e produttivo comunicare le cose come stanno invece di tentare di infondere ottimismo ad ogni costo, altrimenti il rischio è che al prossimo PIN da ritirare allo sportello, o all’ennesimo sito della PA che funziona solo con Internet Explorer 6, i cittadini si allontanino ancora di più dal digitale.”

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