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TakeOff, crowdfunding non solo per start up

È la nuova piattaforma che vuole far decollare le idee, con un modello “rewarded based” ispirato a Kickstarter, il campione statunitense del finanziamenti “dalla folla”. “Pensiamo a un’economia partecipativa. Parole d’ordine: crowdbased, eshop, onlus e paypal” dicono gli ideatori

Pubblicato il 27 Ago 2013

TakeOff, crowdfunding non solo per start up
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Gli ideatori di TakeOff: da sinistra Davide Dessì, Davide Pesce e Thomas Iacchetti

Pochi giorni ancora e dal primo settembre saranno on line i primi progetti che cercano soldi attraverso TakeOff, la nuova piattaforma di crowdfunding per startup ma non solo. L’obiettivo è far decollare le idee, con un modello “rewarded based” ispirato a Kickstarter, il campione statunitense del finanziamenti “dalla folla”. Nessuna partecipazione al capitale dell’impresa, solo “ricompense” decise da chi lancia il progetto e chiede il contributo. “In realtà si tratterà in molti casi della prevendita di un prodotto o di un servizio», spiega Davide Dessì, ceo di TakeOff, la startup creata con due coetanei trentenni (Davide Pesce e Thomas Iacchetti), tutti e tre giovani imprenditori non digitali con esperienze nel mondo dei videogiochi e degli integratori alimentari. Hanno investito 60mila euro, dicono, per il momento non cercano investitori, e a regime contano di finanziare progetti per circa 2 milioni di euro.

«Non puntiamo solo sulle startup, ma anche a chi è già sul mercato in qualsiasi settore e ha bisogno di un finanziamento per sviluppare una qualsiasi attività», spiega Dessì. «Abbiamo in mente un’economia partecipativa che prevede un uso diverso del crwodfunding. Per esempio, siamo in trattativa con Enervit che potrebbe lanciare, e finanziarie, attraverso il nostro portale prodotti su misura, crowdbased. Stiamo parlando anche con l’Inter». Il modello di business prevede che dai progetti finanziati TakeOff prenda il 5% della cifra raccolta, solo alla fine della campagna, che può durare da due settimane a sei mesi. «Le transazioni sono gestite da Paypal e siamo il sito italiano con il limite più alto di copertura, grazie agli standard di sicurezza che riusciamo a garantire: si possono chiedere fino a 2milioni di dollari e le ricompense possono essere praticamente infinite», sottolinea Dessi. E i rischi di truffe? «Ci sono le assicurazioni di Paypal, ma in ogni caso la percentuale di comportamenti scorretti nelle piattaforme di crowdfunding è molto bassa perché è molto complicato e lungo mettere in piedi una campagna di raccolta. Ci sono modi più semplici e veloci a disposizione dei furfanti».

TakeOff non si limita alla raccolta di capitali. Propone anche la possibilità di aprire eshop, senza costi fissi. «E’ così possibile avere i primi ricavi anche in fase di lancio del progetto, vendendo tshirt o altri gadget», è l’esempio proposto da Dessì. C’è poi una sezione dedicata al no-profit: «Ci sta molto a cuore e nessun’altra piattaforma se ne sta occupando. Le Onlus che vorranno fare funding non dovranno dare alcuna ricompensa a chi finanzia e la nostra provvigione scende al 2%: vogliamo essere uno strumento in più, semplice e veloce, per raccogliere fondi».

Dopo il regolamento Consob sul crowdfunding equity based, riservato alle start up innovative, il mercato si sta quindi muovendo sui sistemi alternativi per la raccolta di capitali. La sempre difficile situazione del credito bancario aiuta e, al di là delle truffe, il vero rischio, che non risparmia neanche realtà importanti come Kickstarter, è la scarsa produttività delle piattaforme: la maggioranza dei progetti lanciati non vengono realizzati. «C’è ancora un problema culturale», ammette Dessi, che fa notare: «L’esperienza americana insegna che i progetti finanziati sono sempre quelli comunicati meglio, sin dall’inizio, all’esterno delle piattaforme utilizzate per la raccolta dei capitali». In altre parole, mettere la propria idea su un sito non basta a farla decollare. Bisogna darsi da fare sui social network. Per farsi dare i soldi serve farsi conoscere, essere chiari, convincenti e, perché no, un po’ seducenti.

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