C’è un’espressione che noi italiani usiamo: la “prova d’amore”. È il momento in cui le dichiarazioni non bastano più e l’impegno va dimostrato con i fatti. L’EU Inc. potrebbe essere esattamente questo per la Commissione europea.
La EU Startup and Scaleup Strategy (disclaimer: sono nella Task Force che ha contribuito a definirla) ha messo in fila una serie di azioni da compiere. Tra queste il 28° regime, noto anche come EU Inc.: una forma societaria unica a livello europeo che un founder, ovunque sia (Milano, Lisbona o Berlino), possa adottare per costituire in pochi giorni la propria società e poi crescere negli altri 26 Paesi senza dover ricominciare da capo a ogni confine.
Indice degli argomenti
EU Inc. al primo banco di prova tra Commissione, Consiglio e Parlamento
Lo scorso anno, dal palco di Slush, Tom Wehmeier di Atomico aveva definito EU Inc. il primo vero banco di prova per capire se i policymaker europei avessero davvero la volontà politica di cambiare l’ecosistema su scala continentale.
Un anno dopo, la sensazione diffusa è che l’esame non stia andando bene.
Dal regolamento ai tagli su registro, stock option e insolvenza
La Commissione ha presentato la proposta di regolamento il 18 marzo 2026. Il Consiglio ha approvato il suo mandato negoziale il 19 ottobre e ora la partita si gioca nel confronto con il Parlamento europeo, con il Consiglio europeo che chiede di chiudere entro fine anno. Il testo finale, quindi, non è ancora scritto. Ma da quello che sappiamo finora:
- il registro centrale europeo è saltato;
- il piano di stock option europeo si applicherà solo sotto i 750 dipendenti e i 150 milioni di euro di fatturato(smette di funzionare proprio quando trattenere i talenti diventa critico);
- le regole semplificate sull’insolvenza sono state eliminate.
Perché il nuovo regime europeo non scalza il Delaware
Il risultato è che, per un founder che raccoglie capitali da VC internazionali, il Delaware rimane l’opzione più conveniente. Andreas Klinger, tra i promotori dell’iniziativa EU Inc., ha bollato il testo attuale come “inutile”. Un giudizio pesante ma onesto.
Perché il punto non è avere una forma societaria in più nel catalogo europeo. Se l’EU Inc. nasce come la somma di 27 eccezioni nazionali, non risolve il problema: lo rinomina.
Capitali e mercato unico: la posta in gioco oltre EU Inc.
Il problema va oltre l’EU Inc. All’Europa serve un mercato dei capitali unificato (a partire dalle IPO), servono fondi pensione che investano nelle startup, serve un mercato unico vero e non solo dichiarato. Se l’Unione non riesce a portare a casa una forma societaria, quanto è credibile sulle partite più grandi?
C’è poi il tema del segnale. Founder e investitori leggono i messaggi che arrivano da Bruxelles e decidono di conseguenza dove costituire le società e dove allocare il capitale. Un’Europa che appare incapace (o non disposta) a cambiare spinge le sue migliori aziende a guardare altrove. E il “Delaware flip” rimane la norma, non l’eccezione.
Tra Stati e Bruxelles, il passo avanti politico del 28° regime
Detto questo, conoscendo Bruxelles (lavoro con le istituzioni europee da oltre dieci anni, da quando nel 2014 la Commissione mi ha affidato la guida di Startup Europe Partnership, e oggi, come detto, siedo nella Task Force), il punto a cui siamo arrivati non è irrilevante e non va dato per nulla scontato.
La Commissione non decide da sola. Diritto societario, diritto del lavoro e fisco restano in larga parte competenza degli Stati membri e ogni Stato membro ha a che fare con le proprie lobby. Molte dei passi indietro e resistenze che oggi vediamo nel testo nascono lì, non al Berlaymont.
Il ruolo di von der Leyen e della commissaria Zaharieva
Avere l’EU Inc. e un 28° regime nell’agenda politica, con il Consiglio ora al tavolo con il Parlamento, è un passo avanti politico reale. Semplicemente impensabile fino a due anni fa. La Presidente von der Leyen, nel suo secondo mandato, ha fatto un’inversione a U sul tema (nei suoi primi quattro anni non aveva mai pronunciato la parola startup), e la Commissaria Zaharieva sta guidando il processo con decisione e metodo.
La lentezza europea mette alla prova EU Inc. nel confronto globale
Il problema è che non basta. E non è abbastanza veloce.
Stati Uniti e Cina corrono più veloci dei compromessi europei
Macron aveva usato un’immagine efficace: l’Europa non può restare erbivora in un mondo di carnivori. Aggiungo io: carnivori che si muovono alla velocità della luce. Stati Uniti e Cina non aspettano i nostri compromessi tra 27 Paesi.In questo contesto, non si campa di buona volontà.
Per riprendere le parole di Paolo Magri alla Bruno Rossini Lecture della settimana scorsa (a proposito, auguri a RTA per i suoi cinquant’anni): “In un mondo in cui purtroppo prevalgono violenza e prepotenza e serve più Stato, l’Europa non è uno Stato e, soprattutto, non vuole essere prepotente.”
Il che non è di per sé una brutta cosa. Ma non è né efficace né efficiente.
La domanda, allora, è semplice.
Bruxelles riuscirà a superare la sua prova d’amore?
Se non lo farà (rapidamente), i founder continueranno a rispondere nell’unico modo che conoscono: con un Delaware flip.
































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