IH1, la holding di partecipazioni che finanzia le società create da Mamazen, ha portato a 10 milioni di euro la raccolta complessiva avviata nel 2022 e ha chiuso così il suo primo ciclo di finanziamento. La cifra è cumulativa: non si tratta di un singolo round da 10 milioni, ma del traguardo raggiunto dopo i 5 milioni annunciati nel dicembre 2023 e i 6,3 milioni dell’aprile 2024.
Con l’ultima fase della raccolta sono entrati nuovi business angel e family office italiani. IH1, tuttavia, resta aperta ad altri capitali. Le risorse dovranno accompagnare l’evoluzione dello startup studio torinese, attivo dal 2018, verso un modello più verticale: costruire società di servizi AI-native in mercati B2B frammentati, dove molte attività sono ancora gestite attraverso processi manuali.
Mamazen affianca al traguardo finanziario due obiettivi industriali. Il primo, già previsto per il portafoglio esistente, è realizzare almeno cinque exit entro il 2032. Il secondo riguarda le imprese che saranno create nei prossimi cinque anni, alle quali lo studio attribuisce la possibilità di generare complessivamente oltre 200 milioni di euro di valore.
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Dai primi 1,6 milioni all’obiettivo fissato nel 2022
Nel marzo 2022 EconomyUp aveva raccontato il primo closing di IH1, pari a 1,65 milioni di euro. Quella somma si aggiungeva ai 750mila euro raccolti in precedenza da Mamazen e portava la disponibilità complessiva a 2,4 milioni.
Il piano dichiarato allora prevedeva di arrivare a 10 milioni nell’arco di cinque anni: 3 milioni destinati allo sviluppo di Mamazen, 5 milioni alle migliori dieci startup lanciate dallo studio e altri 2 milioni riservati ai successivi investimenti nelle tre società con i risultati più promettenti.
IH1 era stata costituita alla fine del 2021 adottando una struttura che separa lo startup studio dalla holding di partecipazioni. Mamazen si occupa di individuare i bisogni di mercato, validare le idee e costruire le nuove imprese; la holding concentra gli investimenti sulle iniziative selezionate. La separazione consente di distinguere le attività operative dello studio dalla gestione delle partecipazioni e dei capitali degli investitori.
Con il raggiungimento dei 10 milioni, il programma arriva alla soglia fissata in partenza. Mamazen non ha però comunicato l’ammontare dell’ultimo apporto rispetto ai 6,3 milioni raggiunti nell’aprile 2024, né la valutazione attribuita a IH1. La natura dell’operazione è quindi quella di una progressiva capitalizzazione della holding, sostenuta da ingressi successivi.
Chi sono i nuovi investitori di IH1
Tra i nuovi sottoscrittori figura Upper Hand, il single family office fondato nel 2023 da Michela Colli e Gabriele Fonsato. Sono entrati anche Daniela Castegnaro, manager con esperienza in gruppi industriali internazionali, e Nicola Junior Vitto, manager e angel investor attivo nel settore tecnologico e nel mercato enterprise.
Alla compagine si sono aggiunti Fausto Dassenno, responsabile delle attività di prodotto, tecnologia e dati di Subito, e il family office di Renato e Paolo Dalla Riva, entrambi soci di Italian Angels for Growth.
L’allargamento porta nella holding competenze maturate nella finanza aziendale, nella gestione industriale, nella tecnologia e nelle operazioni di M&A. Per uno startup studio, la composizione della base degli investitori può incidere anche oltre il capitale, mettendo a disposizione relazioni commerciali, conoscenza dei mercati e potenziali canali per le future exit.
«Stiamo lavorando a un metodo AI-oriented» che permetta di abbreviare i tempi di validazione, lancio e raccolta, afferma Francesco Cardoletti, Head of Ventures di Mamazen. La crescita del numero di iniziative sarà accompagnata, secondo Cardoletti, da competenze interne più verticali sui singoli mercati.
I risultati delle startup create da Mamazen
Secondo i dati diffusi dallo startup studio, le 11 imprese create finora hanno prodotto complessivamente più di 9 milioni di euro di ricavi aggregati e dato lavoro a oltre 170 persone (ma non è stato comunicato a quale periodo si riferiscono questi dati).
Le tre società indicate come prima generazione del portafoglio, Morsy, Deeva e Pelomatto, hanno raccolto circa 4 milioni di euro e puntano a chiudere il 2026 con ricavi complessivi vicini ai 5 milioni. Quest’ultima cifra rappresenta quindi un obiettivo di fine esercizio, non un risultato già acquisito.
I numeri vanno letti su due livelli distinti. I 10 milioni riguardano la raccolta di IH1, mentre i circa 4 milioni sono i finanziamenti ottenuti direttamente dalle tre partecipate. Alla capacità della holding di attrarre capitale dovrà ora corrispondere la crescita delle singole società e, nel tempo, la realizzazione delle exit previste entro il 2032.
Il modello adottato da Mamazen rientra nella categoria degli startup studio “da founder” (qui puoi leggere un’analisi sui diversi modelli di venture building. Lo studio identifica un bisogno, valida la proposta di valore e costruisce il prodotto iniziale; successivamente individua il CEO e co-founder chiamato a guidare l’impresa.
Su EconomyUp, nel 2025, il CEO di Mamazen Farhad Alessandro Mohammadi e Cardoletti hanno raccontato il loro percorso di validazione di 24 settimane, progettato per selezionare poche iniziative dopo averne verificato il bisogno di mercato. La nuova strategia punta ad applicare questo processo a un perimetro più concentrato.
Dallo studio generalista agli ecosistemi AI-native
Nella prima fase Mamazen ha costruito imprese in settori differenti. Il nuovo piano prevede invece di creare più società all’interno degli stessi ecosistemi economici, condividendo infrastrutture, strumenti di intelligenza artificiale, competenze operative, risorse amministrative e servizi legali.
Le venture dovrebbero svilupparsi anche in aree adiacenti della stessa catena del valore. In questo modo, ogni nuova società potrebbe utilizzare conoscenze, tecnologie e canali di distribuzione già costruiti dalle precedenti. Il vantaggio potenziale consiste nella riduzione dei costi e dei tempi necessari per verificare un’idea e portarla sul mercato. La maggiore concentrazione, allo stesso tempo, rende più importante la scelta dei settori nei quali costruire il portafoglio.
Mamazen guarda soprattutto ai servizi B2B essenziali erogati in mercati frammentati e ancora dipendenti da attività manuali. Lo studio intende creare direttamente le società che forniranno questi servizi, incorporando l’AI nei processi operativi fin dalla nascita. La tecnologia dovrà quindi intervenire nella produzione e nell’erogazione del servizio, oltre che nelle funzioni interne.
È la stessa distinzione analizzata in un report McKinsey sulle startup AI-native e al loro modello operativo. La disponibilità di modelli e agenti AI è soltanto una componente. Organizzazione dei team, accesso ai dati, controllo umano, governance e architettura tecnologica determinano la possibilità di trasformare quegli strumenti in un vantaggio difendibile.
L’obiettivo dei 200 milioni e le metriche della nuova fase
Mamazen stima che il futuro portafoglio AI-native possa generare oltre 200 milioni di euro di valore complessivo nell’arco di cinque anni. La società non specifica però quale metrica sarà utilizzata per calcolare il risultato: valutazione delle partecipate, valore d’impresa, ricavi, proventi da exit o una combinazione di questi indicatori.
I cinque anni annunciati dovranno servire anche a verificare se la condivisione di tecnologia, competenze e distribuzione produce economie replicabili tra società diverse. La velocità di validazione sarà una prima misura, seguita dalla capacità delle nuove imprese di trovare clienti, generare margini e raccogliere capitale autonomamente.
Il raggiungimento dei 10 milioni chiude il programma finanziario iniziato nel 2022. La prossima fase sarà misurata dai risultati operativi del portafoglio: numero di società lanciate, tempi di arrivo sul mercato, ricavi, sostenibilità economica ed exit. Su questi indicatori si giocherà la possibilità di trasformare IH1 in una piattaforma capace di costruire imprese AI-native in modo continuativo.





























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