Investire in un’impresa insieme ad altri imprenditori, manager o professionisti, scegliendo il progetto e condividendo il lavoro necessario per valutarlo. È la logica del club deal, una modalità di investimento che permette a più soggetti di mettere insieme capitali e competenze per realizzare un’operazione.
Per una startup può significare raccogliere risorse da un gruppo di business angel capace di accompagnarne la crescita. Per un’impresa già avviata può essere una strada per finanziare l’espansione o affrontare un passaggio di proprietà. Per chi investe, consente di partecipare a operazioni che, da solo, potrebbe avere difficoltà a sostenere. Il funzionamento dipende però dalle regole concordate: chi seleziona l’azienda, chi prende le decisioni, quanto costa la struttura e come si potrà recuperare il capitale.
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Cosa si intende per club deal?
Un club deal è un’operazione nella quale un gruppo di investitori si aggrega per finanziare un investimento individuato. Nel significato più specifico, riguarda una singola società o un singolo progetto: i partecipanti conoscono la destinazione dei capitali prima di aderire.
Il termine descrive una modalità di organizzazione dell’investimento, senza identificare una forma societaria unica. Come spiega l’approfondimento di ADVANT Nctm Gli investimenti tramite club deal: un modello in evoluzione, pubblicato nel dicembre 2025, una struttura ricorrente prevede la costituzione di una società veicolo, generalmente una società a responsabilità limitata o una società per azioni. Gli investitori apportano capitale al veicolo, che acquista la partecipazione nell’impresa prescelta. Accordi di co-investimento, statuto e patti parasociali disciplinano i rapporti tra i partecipanti.
Esistono anche operazioni nelle quali i partecipanti investono direttamente nell’azienda. Occorre quindi verificare che cosa si acquista: una quota dell’impresa, una partecipazione nel veicolo oppure uno strumento finanziario con caratteristiche differenti.
La differenza tra un club e un club deal
Il club di investitori è la comunità che individua e analizza le opportunità. Il club deal è l’operazione alla quale aderisce un gruppo di partecipanti.
Entrare in un’associazione di business angel, quindi, non equivale necessariamente a investire in tutte le aziende presentate. Per esempio, Italian Angels for Growth spiega che i suoi soci costituiscono un gruppo di investitori per ciascuna operazione, utilizzando una metodologia condivisa e il supporto dello staff.
La differenza rispetto a un fondo e al crowdfunding
In un fondo di venture capital tradizionale, l’investitore affida capitali a un gestore che seleziona più imprese secondo una politica di investimento. Nel club deal dedicato a una singola operazione, invece, sceglie se partecipare a quello specifico investimento.
Il crowdfunding riguarda il canale attraverso il quale viene proposta e sottoscritta un’offerta. Un gruppo di investitori può utilizzare una piattaforma digitale per realizzare un investimento condiviso: i due modelli possono quindi incontrarsi.
Questa distinzione non risolve automaticamente l’inquadramento normativo. Chiamare una struttura “club deal” non basta a escluderla dalla disciplina dei fondi alternativi. Le linee guida ESMA sui concetti chiave della direttiva AIFMD richiedono di considerare le caratteristiche effettive della raccolta e della gestione dei capitali. Per chi partecipa, significa verificare il modello giuridico dell’operazione e le autorizzazioni eventualmente necessarie.
Breve storia: come nascono i club deal e perché
I club deal si sviluppano dalla pratica del co-investimento: più soggetti partecipano alla stessa operazione per raggiungere una dimensione finanziaria maggiore e condividere l’impegno richiesto.
Non esiste un unico atto di nascita del modello. Due esperienze aiutano a comprenderne l’evoluzione: gli investimenti coordinati dei business angel nelle startup e le acquisizioni realizzate da consorzi di operatori di private equity.
Nella Silicon Valley, Band of Angels nasce nel 1994 come gruppo di investitori nel settore tecnologico. I membri collaborano nella valutazione delle startup e investono individualmente. È un esempio della tradizione di investimento coordinato che permette di mettere in comune anche esperienza imprenditoriale e conoscenze tecniche.
Nel private equity, i consorzi assumono particolare visibilità con le grandi acquisizioni degli anni Duemila. Nel 2005, per esempio, sette operatori annunciano l’acquisto di SunGard: un’operazione che mostra come la collaborazione permetta di affrontare investimenti di dimensioni molto elevate.
La ragione economica resta riconoscibile anche nelle operazioni più piccole. Riunire più investitori consente di raccogliere capitali sufficienti, distribuire l’esborso e mobilitare competenze diverse. Un imprenditore può conoscere il mercato, un manager valutare l’organizzazione commerciale, un altro partecipante approfondire la tecnologia.
Con le piattaforme digitali diventano inoltre più semplici la circolazione dei documenti, la sottoscrizione e l’amministrazione delle partecipazioni. La qualità dell’investimento continua però a dipendere dall’impresa scelta, dal prezzo pagato e dagli accordi tra i soci.
Le operazioni da fare per partecipare a un club deal
Il percorso cambia secondo il promotore, il tipo di investimento e la struttura utilizzata. Per partecipare con consapevolezza occorre comunque affrontare una sequenza di verifiche che parte dalla scelta dell’organizzatore e arriva alla gestione dell’investimento.
1. Individuare il promotore e verificare le condizioni di accesso
Il primo passaggio è capire chi propone l’operazione. Può essere una rete di business angel, un imprenditore che organizza il gruppo, una piattaforma o un operatore specializzato.
Occorre valutarne l’esperienza, le operazioni precedenti e il ruolo effettivo. Chi presenta l’opportunità investe anche capitale proprio? Riceve un compenso dall’impresa finanziata? Chi seguirà la partecipazione dopo la raccolta?
Le condizioni di accesso possono comprendere una candidatura, l’ammissione a un’associazione o una registrazione. Non esiste una soglia minima universale per i club deal: l’importo dipende dall’operazione. Le FAQ di ClubDealOnline, per esempio, indicano che il minimo è stabilito per ciascuna offerta, generalmente in 10.000 euro. È una caratteristica della piattaforma, non una regola valida per tutto il mercato.
2. Definire quanto capitale impegnare
Prima di analizzare il rendimento atteso, occorre stabilire quante risorse si possono destinare a un investimento potenzialmente lungo e difficile da liquidare.
Il budget deve considerare anche le spese e gli eventuali apporti successivi. Una startup può avere bisogno di nuovi finanziamenti prima di raggiungere l’equilibrio economico; un’acquisizione può richiedere risorse per sostenere il piano industriale.
Una domanda pratica aiuta a valutare l’impegno: che cosa accade se il capitale resta investito più a lungo del previsto o viene interamente perso? La risposta serve a dimensionare la partecipazione rispetto al patrimonio complessivo.
3. Esaminare l’impresa e la proposta di investimento
La presentazione iniziale descrive normalmente l’azienda, il mercato e l’impiego delle risorse. Per valutare l’operazione occorre poi approfondire i documenti economici e societari.
In una startup, l’attenzione si concentra sul team, sulla domanda dei clienti, sui ricavi e sul consumo di cassa. In un’impresa matura assumono maggiore peso la redditività, il debito e la capacità di generare liquidità. Per un progetto immobiliare sono determinanti anche autorizzazioni, costi di sviluppo e tempi di realizzazione.
La due diligence, cioè l’analisi approfondita dell’investimento, serve a mettere alla prova le ipotesi della proposta. La condivisione del lavoro non elimina la responsabilità della scelta: l’Angel Capital Association, nel modello di accordo per condividere le analisi tra gruppi di investitori, precisa che ciascuna parte resta responsabile delle proprie verifiche.
4. Comprendere valutazione, quote e diritti economici
Il prezzo di ingresso determina quanta parte dell’impresa si acquista.
Un esempio ipotetico: una startup viene valutata 4 milioni di euro prima dell’investimento e raccoglie un milione attraverso un aumento di capitale. La valutazione successiva alla raccolta è di 5 milioni; il nuovo capitale rappresenta quindi il 20% della società. Se il milione viene investito da un veicolo e un partecipante ne finanzia il 10%, la sua esposizione economica indiretta corrisponde al 2% della startup, prima di costi e ulteriori effetti contrattuali.
La percentuale, però, non descrive tutti i diritti. Come illustra la guida di AngelList alla liquidation preference, alcuni accordi stabiliscono priorità nella distribuzione dei proventi di un’uscita. Due investitori con quote apparentemente comparabili possono quindi ricevere importi differenti.
5. Leggere gli accordi e chiarire chi decide
Prima della firma bisogna distinguere le regole del veicolo da quelle dell’impresa partecipata.
I documenti devono permettere di capire chi rappresenta gli investitori, quali informazioni riceveranno e come saranno approvate le decisioni più rilevanti. È particolarmente utile chiarire che cosa succede in caso di un nuovo aumento di capitale, di una proposta di vendita o di un disaccordo tra i partecipanti.
Anche le condizioni di trasferimento meritano attenzione: poter cercare un acquirente per la propria quota non significa poterla vendere liberamente. Gli accordi possono prevedere vincoli, autorizzazioni o diritti degli altri soci.
6. Calcolare costi e compensi
Il capitale sottoscritto può essere accompagnato da spese di costituzione e amministrazione del veicolo, consulenze e compensi per chi organizza o segue l’operazione.
In alcune strutture è previsto il carried interest, una quota degli utili riconosciuta al promotore. La documentazione di AngelList descrive, per i propri veicoli, un meccanismo nel quale il compenso viene calcolato sui profitti dopo la restituzione del capitale agli investitori. Percentuali e condizioni devono essere verificate nei documenti della singola operazione.
È utile chiedere una simulazione che mostri quanto resta all’investitore in diversi scenari. Un rendimento dell’impresa prima delle spese può essere sensibilmente diverso dal risultato finale della partecipazione.
7. Completare la sottoscrizione e seguire l’investimento
Quando la valutazione è conclusa, si completano gli adempimenti richiesti dalla struttura: identificazione, eventuali verifiche sull’investitore, firma dei documenti e versamento secondo le istruzioni contrattuali.
Dopo il perfezionamento dell’operazione comincia la fase di monitoraggio. Report economici, aggiornamenti sul piano industriale e assemblee permettono di seguire l’impiego dei capitali.
Le possibilità di uscita devono essere comprese fin dall’ingresso. Possono comprendere la vendita a un’impresa industriale, l’acquisto da parte di un altro investitore o una quotazione. Una data indicata nel piano rappresenta un obiettivo: non equivale a un rimborso garantito.
Esempi di club deal in Italia
Il mercato italiano offre esempi di reti di business angel e piattaforme che organizzano investimenti condivisi. È utile distinguere le organizzazioni che promuovono le operazioni dai singoli investimenti realizzati.
Italian Angels for Growth e l’investimento in Built AI
Italian Angels for Growth utilizza il club deal come modalità di aggregazione dei soci per ciascun investimento.
Un caso concreto è Built AI, piattaforma di analisi per gli investimenti immobiliari commerciali. Nel maggio 2022, IAG e ClubDealFiduciaria annunciano una partnership per gestire digitalmente i club deal e i mandati fiduciari. La collaborazione viene inaugurata con la prima raccolta per Built AI. L’esempio mostra come l’organizzazione dell’investimento possa affiancare una rete di business angel a servizi di amministrazione delle partecipazioni.
Il Club degli Investitori
Il Club degli Investitori riunisce business angel che sostengono imprenditori con capitali, esperienza e relazioni. Nel suo portafoglio figurano, tra le altre, D-Orbit e Satispay.
È un esempio della funzione che una comunità di investitori può svolgere nell’ecosistema dell’innovazione. Per l’impresa, il contributo può estendersi all’introduzione di clienti e al confronto con persone che hanno già affrontato problemi di crescita. Il club resta però l’organizzazione: la partecipazione a ogni investimento va valutata secondo le sue specifiche condizioni.
ClubDealOnline e la raccolta per D-Orbit
Una declinazione digitale è offerta da ClubDealOnline. Nel 2020 la piattaforma comunica una raccolta di 2,6 milioni di euro per D-Orbit, società attiva nella logistica spaziale.
L’operazione rappresenta un esempio dell’incontro tra investitori privati e finanziamento di imprese innovative attraverso una piattaforma. Va distinta da un club deal organizzato esclusivamente attraverso accordi privati: il canale digitale introduce procedure e regole proprie del servizio utilizzato.
Esempi di club deal nel mondo
Gli esempi internazionali mostrano due scale molto diverse: i veicoli per investire in una startup e i consorzi che acquisiscono grandi aziende.
SunGard: sette operatori nella stessa acquisizione
Il 28 marzo 2005 viene annunciata l’acquisizione di SunGard da parte di un consorzio di sette operatori di private equity, per un valore dell’operazione di circa 11,3 miliardi di dollari.
Il comunicato pubblicato da Blackstone indica Silver Lake come organizzatore del consorzio, insieme a Bain Capital, Blackstone, Goldman Sachs Capital Partners, KKR, Providence Equity Partners e Texas Pacific Group. È un esempio di club deal istituzionale nel quale più operatori concorrono alla stessa acquisizione.
TXU: il consorzio nel settore energetico
Nel febbraio 2007, KKR e TPG annunciano con TXU un accordo per acquisire il gruppo energetico attraverso un insieme di investitori, in un’operazione valutata 45 miliardi di dollari.
Il caso mostra la dimensione che può raggiungere un investimento coordinato. Questi valori, però, descrivono grandi acquisizioni societarie: non rappresentano il capitale necessario per partecipare a un club deal in una startup.
AngelList: investire attraverso un veicolo dedicato
Nel venture capital statunitense, AngelList illustra un modello basato sugli special purpose vehicle, o SPV: entità che raccolgono capitali da più investitori e li destinano a una singola startup.
L’investitore partecipa al veicolo, che compare come unico socio nel capitale dell’impresa. Questo può semplificare la gestione per i fondatori, ma introduce un livello di rappresentanza: i diritti esercitati nell’impresa appartengono al veicolo e la posizione dei partecipanti dipende dalle sue regole. È una declinazione dell’investimento condiviso, soggetta al quadro giuridico statunitense.
Rischi e vantaggi di un club deal
Il vantaggio più immediato è l’accesso. Unendo più apporti, il gruppo può raggiungere il capitale richiesto per un’operazione. Il singolo investitore può così destinare una somma inferiore a quella necessaria per finanziarla da solo.
La collaborazione può migliorare anche l’analisi. Competenze differenti aiutano a porre domande più precise, mentre le relazioni dei partecipanti possono essere utili all’impresa dopo l’investimento. Per una startup, il valore di un contatto commerciale o di un confronto sul modello di business può affiancare quello del capitale.
Questi benefici hanno però condizioni e limiti.
Condividere un investimento non significa diversificarlo. Se un veicolo investe in una sola azienda, tutti i suoi partecipanti restano esposti all’esito di quell’azienda. La diversificazione riguarda la distribuzione del patrimonio tra più investimenti, non il numero di persone che finanziano la stessa operazione.
Il rischio economico comprende la possibilità di perdere il capitale. A questo si aggiunge l’illiquidità: trovare un acquirente per una partecipazione privata può richiedere tempo o risultare impossibile. Il bollettino della SEC sui private placement richiama proprio questi rischi e la disponibilità potenzialmente limitata di informazioni rispetto ai titoli negoziati in Borsa.
Un altro rischio riguarda il coordinamento. I partecipanti possono avere aspettative diverse: qualcuno vuole vendere, un altro preferisce attendere; alcuni possono sostenere un nuovo finanziamento, altri no. Regole comprensibili aiutano a gestire queste situazioni.
Infine, costi e conflitti di interesse possono incidere sul risultato. Se il promotore viene remunerato al completamento dell’operazione, il suo incentivo può differire da quello dell’investitore che resterà esposto per anni. Per questo è utile conoscere tutti i compensi e verificare chi li paga.
Conclusioni
Il club deal permette di scegliere un investimento e affrontarlo insieme ad altri, combinando risorse finanziarie, capacità di analisi e relazioni. Può sostenere la crescita di una startup o rendere possibile un’acquisizione, ma richiede un lavoro di valutazione prima dell’adesione.
Per partecipare consapevolmente occorre capire tre aspetti: che cosa si acquista, chi decide durante la vita dell’investimento e a quali condizioni si potrà uscire. La qualità dell’impresa conta quanto il prezzo di ingresso e gli accordi tra i partecipanti. È da questo insieme che dipende il risultato dell’operazione.






























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