IL ROUND

20 milioni per hply, che accoglie tra i soci BNP Paribas e compra Carvoilà: come cresce una scaleup italiana


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Un’idea semplice, founder con esperienza, partnership e investitori strategici. Ecco come hply, la startup del soccorso stradale digitale fondata nel 2020, è arrivata al nuovo round, confermando una tendenza dell’ecosistema: il ricorso alle acquisizioni come acceleratore di crescita, in Italia e all’estero

Pubblicato il 23 set 2026



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I founder di hply: Valerio Chiaronzi, CEO, da sinistra, Graziano Cavallo, Enrico Noseda, Stefano Sarti




Cerchiamo scaleup italiane che sono cresciute- e bene – portando la digitalizzazione in settori rimasti fermi a carta e penna o – nel migliore dei casi – a qualche foglio Excel? Ecco hply, che fatturava il suo primo euro nel febbraio 2021 e adesso chiude un round da 20 milioni e compra un’altra società per sviluppare il business.

hply, l’idea che ha fatto nascere la startup

hlpy nasce nel maggio 2020, nel pieno del primo lockdown, con un’idea semplice da dire e difficile da fare: portare il digitale nell’assistenza stradale, un mercato in cui, mi diceva allora Valerio Chiaronzi, “non nasceva un nuovo player da almeno due decenni”.

Cinque anni dopo, i numeri dicono che di quel nuovo player c’era bisogno. Secondo i dati preliminari diffusi a febbraio, hlpy ha chiuso il 2025 con circa 60 milioni di euro di ricavi ricorrenti, il 107% in più dell’anno precedente, con attività in cinque Paesi: Italia, Francia, Spagna, Germania e Austria.

E adesso arriva un nuovo round da 20 milioni di euro, costruito con una componente di capitale e una di debito, e l’acquisizione del 100% di Carvoilà, società milanese specializzata nella movimentazione e nella logistica dei veicoli. Nel capitale entra BNP Paribas BNL Equity Investments (BBEI), la società del gruppo BNP Paribas che investe con quote di minoranza nelle piccole e medie imprese italiane. Con questa operazione il capitale raccolto dal 2020 supera i 45 milioni.

La notizia si presta a due letture. La prima riguarda hlpy e i suoi fondatori. La seconda una tendenza che segnala un livello di maturità di startup e scaleup italiane, che sempre più spesso ricorrono allo strumento dell’M&A come acceleratore di crescita, in Italia e all’estero.

Startupper, ma con 20 anni di esperienza alle spalle

Valerio Chiaronzi, co-founder e CEO di hply è un “ragazzo della New Economy”: laurea in sociologia della comunicazione nel 1999, un giro sulla giostra del marketing digitale di allora, poi la consulenza e una lunga carriera da manager. Prima British Telecom, poi 15 anni in Europ Assistance, la compagnia di assistenza del Gruppo Generali, da cui esce come direttore commerciale Italia per diventare vicedirettore generale dell’americana AmTrust.

Insomma, il tema dell’assistenza stradale e dei suo problemi li conosce bene. Potremmo definirlo un “founder esperto”. Con lui ci sono i soci Graziano Cavallo ed Enrico Noseda, ai quali nel 2022 si è aggiunto Stefano Sarti. “Nel mondo della mobilità e dell’auto non c’era una società di assistenza nativa digitale”, mi raccontava allora Chiaronzi. “Abbiamo fatto tutto molto velocemente, grazie all’esperienza, che significa relazioni, conoscenza del mercato, a cui abbiamo aggiunto l’entusiasmo”.

L’esperienza, in questo caso, non è un dettaglio biografico: è il modello di business. hlpy vende a compagnie assicurative, case automobilistiche e società di noleggio, cioè a chi include il soccorso stradale nelle polizze e nei contratti. Clienti che si conquistano con credibilità e relazioni, più che con un’app. Non a caso i primi soci furono due assicurazioni, Bene Assicurazioni e Vittoria Assicurazioni attraverso il suo acceleratore Vittoria Hub, che misero sul tavolo il primo milione. E non a caso, già nel 2021, entrò come investitore e advisor Michel Taride, fino al 2019 presidente di Hertz International.

L’intuizione è rimasta volutamente semplice. Niente app per l’automobilista, che continua a telefonare come ha sempre fatto; dietro la chiamata, però, parte un processo interamente digitale che collega la compagnia, la centrale operativa e una rete di soccorritori convenzionati selezionati per la loro attitudine al digitale. L’ ambizione era diventare “l’Uber dell’assistenza stradale”.

Dal venture capital a un investitore da PMI

La crescita finanziaria di hlpy ha seguito una scala regolare. Dopo il primo milione, nel 2022 è arrivato un Serie A da 7,5 milioni guidato da Synergo Capital con CDP Venture Capital e The Techshop. Nel 2024 un round da 18 milioni, guidato da Nextalia e da Alkemia Capital, per l’80% in capitale e per il 20% in debito bancario. Con quei soldi hlpy ha fatto la sua prima acquisizione: la tedesca Hesa Solutions, nota come MySchleppApp, con una rete di oltre 1.500 partner tra Germania e Austria.

Il round di fine settembre 2026 ha una particolarità che vale la pena sottolineare. Il nuovo socio non è un fondo di venture capital, ma un investitore che per mandato lavora con le piccole e medie imprese. Lorenzo Langella, CEO di BBEI, parla di “partnership strategiche con società attive in settori dinamici e gestite da imprenditori visionari” e dell’obiettivo di “contribuire alla creazione di un campione europeo”.

Tradotto: hlpy viene finanziata come un’azienda con ricavi solidi da far crescere, non più come una scommessa. Anche la presenza del debito nella struttura del round va letta così: se lo può permettere solo chi ha flussi di cassa prevedibili.

Perché l’acquisizione di Carvoilà

Carvoilà è una società nata a Milano nel 2018 per iniziativa di Francesca Vidali e Michela Conti. Fa una cosa molto concreta: sposta le auto. Ritira il veicolo a casa del cliente e lo porta in officina, lo consegna al noleggiatore o alla concessionaria, gestisce la movimentazione delle flotte aziendali. Secondo quanto dichiara sul proprio sito, lavora in oltre 90 città italiane con più di 400 clienti, tra cui case automobilistiche come Porsche, BMW e Mercedes e aziende come Carglass.

Per hlpy è il tassello che mancava. Il soccorso stradale era il punto d’ingresso; poi sono arrivate riparazione e manutenzione; ora la logistica. “Stiamo evolvendo la nostra piattaforma, ormai capace di accompagnare il veicolo lungo l’intera filiera dei servizi pre e post-vendita, dall’assistenza alla riparazione, dalla manutenzione alla logistica”, spiega Chiaronzi, che oggi definisce hlpy un “orchestratore paneuropeo dei servizi al veicolo”. Da Uber del soccorso a regista dell’intera filiera: l’ambizione si è allargata insieme al perimetro.

Le due fondatrici di Carvoilà entrano nel gruppo con un compito preciso: “esportare” il modello Carvoilà nei Paesi dove hlpy è già presente. “La solidità del network di hlpy in Francia, Germania, Austria e Spagna ci consentirà di crescere velocemente ed espandere il business in Europa”, dice Vidali. È la logica tipica di queste operazioni: chi compra mette rete, capitale e mercati; chi viene comprato porta competenze e un servizio già collaudato.

Comprare per crescere: la nuova grammatica delle scaleup italiane

Per anni, quando si parlava di M&A e startup italiane, si intendeva quasi sempre una cosa sola: l’exit, cioè la startup comprata da un gruppo più grande, spesso straniero. Negli ultimi mesi la direzione si sta invertendo, sempre più spesso. Sono le scaleup italiane a fare shopping, e lo fanno subito dopo aver chiuso un round.

Il caso più recente e singificativo è quello di Lexroom, la piattaforma di intelligenza artificiale per gli avvocati fondata nel 2023 da Paolo Fois, Martina Domenicali e Andrea Lonza. A maggio ha raccolto 50 milioni di dollari in un Serie B guidato da Left Lane Capital. A settembre ha annunciato tre acquisizioni in pochi giorni: la francese Query Juriste, la bulgara Praven Intelekt e il portale italiano di informazione giuridica Brocardi.

“Quando incontriamo founder che hanno costruito qualcosa di valore, la scelta più intelligente è unire tecnologia, scala e capitale di Lexroom” con le competenze locali, ha spiegato Fois.

Poco prima, a luglio, Contents, scaleup dell’AI per la gestione dei contenuti aziendali guidata da Massimiliano Squillace, aveva comprato la spagnola Balio: la sua sesta acquisizione, arrivata pochi mesi dopo l’estensione del Serie B a 25 milioni di dollari. I fondatori di Balio hanno reinvestito in Contents.

Il filo che lega questi casi a hlpy è evidente. In Europa i mercati restano frammentati: lingue, regole, reti di relazioni cambiano da un Paese all’altro. Nel diritto come nel soccorso stradale, costruire da zero una presenza locale richiede anni; acquisirla ne fa risparmiare molti. E comprare significa anche acquisire persone e competenze. Infatti, in quasi tutti i casi i fondatori delle società acquisite restano a bordo, spesso con un ruolo nell’espansione del gruppo.

C’è anche un rovescio della medaglia, che le operazioni di questi mesi non cancellano. Integrare aziende, culture e piattaforme diverse è il punto in cui molte strategie di crescita per acquisizioni si inceppano, e i benefici promessi nei comunicati si misurano solo negli anni successivi. Ma il fatto stesso che scaleup nate da pochi anni si pongano il problema è un segnale di maturità dell’ecosistema.

Obiettivo 100 milioni per hply

Adesso hlpy si è data un traguardo esplicito: superare i 100 milioni di euro di ricavi ricorrenti entro il 2027. L’effetto di Carvoilà, secondo l’azienda, si vedrà già dal 2026. È la stessa velocità che Chiaronzi rivendicava cinque anni fa, quando aveva anticipato di un anno i piani di sviluppo in Europa perché “il nostro è un business che nasce internazionale, perché le auto si muovono”.

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