Il settore legale è tra gli ambiti professionali in cui l’intelligenza artificiale generativa sta mostrando alcune delle applicazioni più immediate. Ricerca normativa, analisi documentale, redazione di atti, contratti e pareri sono attività ad alto contenuto testuale, spesso lunghe e manuali, che oggi possono essere supportate da strumenti capaci di elaborare grandi quantità di informazioni giuridiche in pochi secondi.
È in questo scenario che si inserisce Lexroom, scaleup fondata nel 2023 da Paolo Fois, co-founder e CEO dell’azienda, insieme a Martina Domenicali e Andrea Lonza. Intervistato dall’Osservatorio Startup Thinking del Politecnico di Milano, Fois ha raccontato il percorso che ha portato alla nascita della società, il ruolo dell’intelligenza artificiale nel trasformare il lavoro quotidiano degli avvocati e le prospettive di evoluzione di un mercato storicamente poco incline all’adozione tecnologica.
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Dalla rivoluzione dei large language model al legal tech
Lexroom nasce nel giugno 2023, pochi mesi dopo il lancio di ChatGPT, dalla consapevolezza che i large language model avrebbero aperto una nuova fase nell’applicazione della tecnologia al settore legale. L’intuizione di partenza è semplice: se il lavoro dell’avvocato è fatto in larga parte di testo in input e testo in output, allora i modelli linguistici possono diventare uno strumento particolarmente potente per supportarne le attività.
L’idea si sviluppa all’interno della parte di Venture Building di Vento, in cui Fois incontra Martina Domenicali (attualmente CRO) e Andrea Lonza (attualmente CTO), co-founder della società. È proprio dal confronto tra competenze diverse che prende forma il progetto imprenditoriale. Fois porta un background da ingegnere gestionale, con esperienza in startup, execution e trasformazione digitale; Martina ha una formazione giuridica tra Bologna e Londra, con un focus sulle nuove tecnologie applicate al diritto; Andrea arriva invece dal mondo della computer science, con esperienza in deep learning e computer vision.
Per Fois il team è stato fin dall’inizio il principale fattore abilitante. Prima ancora dell’idea, conta la combinazione tra persone, competenze e attitudini. Il Venture Builder ha avuto un ruolo decisivo nel creare lo spazio di incontro tra i founder, tanto da essere definito dallo stesso Fois una sorta di “Tinder per founder”: un contesto in cui conoscersi, valutare la complementarità reciproca e iniziare a costruire insieme.
Un mercato tradizionalmente poco digitale
Il settore legale non è storicamente noto per una forte propensione all’adozione tecnologica. Fois racconta che, all’inizio, in molti sconsigliavano di entrare in questo mercato: gli studi legali avevano tradizionalmente comprato poca tecnologia e, in molti casi, la dotazione media restava basica, fatta di carta, penna, stampante, computer e strumenti di produttività ordinari.
Una prima spinta alla digitalizzazione era arrivata con l’introduzione del processo civile telematico, in particolare durante la fase in cui l’utilizzo di strumenti digitali era diventato obbligatorio. Tuttavia, secondo Fois, l’intelligenza artificiale generativa rappresenta un passaggio diverso: non un miglioramento incrementale, ma un salto esponenziale nel modo di lavorare.
È proprio questa discontinuità ad aver favorito l’interesse iniziale dei professionisti. Lexroom ha iniziato a diffondere e vendere il prodotto quando non era ancora pienamente maturo, perché gli avvocati stessi volevano sperimentare, provare, capire come posizionarsi rispetto a una tecnologia percepita come trasformativa.
Un database giuridico da oltre 6 milioni di fonti
Lexroom nasce con l’obiettivo di semplificare la vita dei professionisti legali. Il primo caso d’uso su cui la scaleup si concentra è la ricerca legale, una delle attività più rilevanti e dispendiose nel lavoro quotidiano degli avvocati. Da qui l’azienda costruisce un database di normativa, giurisprudenza e regolamentazione di settore che oggi conta oltre 6 milioni di fonti, aggiornate costantemente.
Su questa base informativa Lexroom ha sviluppato un motore di intelligenza artificiale basato su large language model, pensato per supportare gli avvocati in attività come redazione di atti, contratti e pareri, ricerca giuridica e analisi documentale. Il punto centrale, secondo Fois, non è soltanto l’automazione, ma l’affidabilità delle risposte.
Uno dei limiti principali delle soluzioni di intelligenza artificiale generiche è infatti il rischio di generare contenuti non corretti, inventando sentenze, riferimenti normativi o risposte non fondate. In ambito legale questo problema diventa particolarmente critico. Per questo Lexroom ha scelto di costruire il proprio prodotto su fonti selezionate, curate da legal engineer e da partner esterni, tra cui studi legali. L’obiettivo è dare all’intelligenza artificiale un perimetro informativo controllato, riducendo il rischio di allucinazioni e aumentando la qualità dell’output.
Il database copre oggi il diritto italiano, spagnolo e tedesco, coerentemente con l’espansione internazionale avviata dalla società.
La ricerca della product-market fit
Dalla fondazione al mercato, il percorso di Lexroom è stato rapido ma non immediato. La startup ha impiegato circa un anno per costruire un prodotto in grado di incontrare il favore dei clienti, arrivando alla product-market fit nel giugno 2024 su un target preciso: gli studi legali medio-piccoli in Italia.
Da quel momento la crescita ha accelerato in modo significativo. Secondo quanto raccontato da Fois, Lexroom è passata da zero a 2 milioni di euro di ricavi e, nei mesi successivi, si è avvicinata ai 14 milioni di ricavi annualizzati, superando questa cifra e toccando i 20 milioni di ricavi a giugno 2026. Oggi l’azienda conta più di 15.000 clienti tra Italia, Spagna e Germania, oltre 130 persone nel team con l’obiettivo di chiudere l’anno intorno ai 40 milioni di euro di ricavi e con 100 nuovi assunti
Il vantaggio competitivo degli studi medio-piccoli
Uno degli aspetti più interessanti emersi dall’intervista riguarda l’impatto dell’intelligenza artificiale sui modelli di business degli studi legali. Secondo i dati ottenuti dall’azienda, strumenti come Lexroom possono ridurre fino al 90% il tempo necessario per svolgere alcune attività. Questo cambia profondamente l’equilibrio economico del lavoro legale.
Per gli studi che fatturano a ore, un forte risparmio di tempo può entrare in tensione con il modello tradizionale di remunerazione. Per molti studi medio-piccoli, invece, soprattutto quelli che lavorano su contenzioso, dispute di dimensioni contenute o attività stragiudiziali, la logica è spesso diversa: il valore non dipende tanto dalle ore impiegate, quanto dal risultato raggiunto.
In questo caso l’intelligenza artificiale diventa un moltiplicatore di produttività. Permette di lavorare di più, lavorare meglio, gestire più pratiche e affrontare anche attività che in passato potevano risultare antieconomiche, perché il tempo richiesto superava il valore della pratica stessa.
Non sorprende, quindi, che alcuni clienti considerino il prodotto un vantaggio competitivo da non condividere troppo apertamente. Fois racconta che, in alcuni sondaggi di soddisfazione, alla domanda su quanto consiglierebbe LexRoom a un collega, alcuni utenti rispondono con punteggi molto bassi non perché insoddisfatti, ma perché non vogliono favorire la diffusione dello strumento tra i competitor.
Una trasformazione destinata a cambiare l’accesso ai servizi legali
La visione di Lexroom va oltre l’efficienza interna degli studi. Secondo Fois, l’intelligenza artificiale può contribuire a semplificare l’accesso alle informazioni giuridiche, rendere più rapidi i servizi legali e abbassare le barriere che oggi limitano l’accesso a determinate prestazioni professionali.
La trasformazione, però, non riguarda solo la tecnologia. Implica anche nuove responsabilità, in particolare sul fronte della trasparenza verso i clienti quando vengono utilizzati strumenti di intelligenza artificiale. Fois richiama il tema della disclosure previsto dall’AI Act, sottolineando come gli avvocati siano chiamati a comunicare ai propri clienti l’utilizzo di questi strumenti.
Lexroom rappresenta così un caso emblematico di come l’AI generativa possa entrare in un settore tradizionale non sostituendo il professionista, ma ridisegnando tempi, processi e modalità operative. Una trasformazione che, se governata con attenzione, può rendere il lavoro legale più efficiente e i servizi più accessibili.
Per una scale-up nata nel 2023, la crescita di Lexroom racconta anche un’altra dimensione: quella di un ecosistema imprenditoriale italiano capace, quando competenze complementari, timing tecnologico ed execution si incontrano, di costruire aziende con ambizioni internazionali.

























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