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Crowdinvesting 2026 in Italia: tutti i numeri di un mercato in difficoltà



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Tra luglio 2025 e giugno 2026 si sono raccolti solo 164,19 milioni di euro, -36,8% rispetto ai 259,75 milioni (già in calo del 14%) dell’anno precedente. Le ragioni spiegate da Giancarlo Giudici, Direttore scientifico dell’Osservatorio Crowdinvesting del Polimi

Pubblicato il 21 lug 2026



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Crowdinvesting 2026 in Italia
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Punti chiave

  • Volumi in forte calo: tra luglio 2025 e giugno 2026 la raccolta è stata 164,19 milioni (-36,8%); a giugno 2026 i livelli tornano al 2020; piattaforme autorizzate 37, attive 30.
  • Cause principali: nuovi adempimenti Regolamento ECSP, sospensioni da Consob e Banca d’Italia, ritardi nelle exit e insolvenze, inflazione e volatilità dei mercati.
  • Segmenti: l’equity crowdfunding regge grazie ai progetti immobiliari (~30M H1 2026); lending e minibond stagnano; attesa la garanzia dello Stato e aggregazioni (Entera).
Riassunto generato con AI


Il crowdinvesting in Italia sta attraversando un momento di difficoltà senza che si intravedano segnali di ripresa: i volumi di raccolta, già in netto calo tra luglio 2024 e giugno 2025 (-14%, che si andava a sommare al -5,3% dell’anno precedente), a giugno 2026 sono tornati ai valori del 2020, l’anno del Covid. Al netto deterioramento del secondo semestre 2025, infatti, si sono aggiunti i risultati ancora peggiori della prima metà del 2026: tra luglio 2025 e giugno 2026 la raccolta ha raggiunto appena 164,19 milioni di euro, pari a -36,8% rispetto ai 259,75 milioni dei 12 mesi precedenti. Anche le piattaforme autorizzate in base al Regolamento ECSP (European Crowdfunding Service Providers) sono oggi 37 contro le 42 dell’anno scorso, e ancora meno risultano quelle attive: solo 30 hanno pubblicato almeno una campagna negli ultimi 12 mesi.

Sono alcune delle principali evidenze emerse dall’undicesimo Report italiano sul Crowdinvesting, realizzato dall’Osservatorio omonimo della POLIMI School of Management e presentato il 21 luglio 2026i, che ha analizzato i dati disponibili più recenti. Per crowdinvesting si intende l’investimento, tramite una piattaforma di crowdfunding autorizzata, in un prestito (lending-based model) attraverso un finanziamento diretto o la sottoscrizione di un titolo obbligazionario (minibond), oppure in quote del capitale di rischio di una società (equity-based model).

I numeri del crowdinvesting in Italia nel 2026

L’equity crowdfunding al momento regge grazie alle campagne immobiliari, che nel primo semestre 2026 si mantengono sostanzialmente stabili con quasi 30 milioni di euro come contributo, mentre la raccolta per le altre tipologie di operazioni, fra cui quelle di startup innovative, è ai minimi con 8,56 milioni di euro, meno della metà rispetto al primo semestre 2025. Anche la raccolta attraverso i minibond non decolla (il flusso si mantiene intorno a 2 milioni di euro a semestre) e i prestiti diretti erogati dalle piattaforme lending nel primo semestre 2026 sono anch’essi ai minimi degli ultimi 5 anni, sia per la parte immobiliare (circa 28 milioni di euro) sia per la parte non immobiliare (5,55 milioni).

Le criticità

“La situazione negativa del mercato del crowdinvesting è riconducibile a più fattori – spiega Giancarlo Giudici, Direttore scientifico dell’Osservatorio -. Molte piattaforme hanno cessato le attività, nella difficoltà di misurarsi con i nuovi adempimenti richiesti dal Regolamento ECSP e con i requisiti di Consob e Banca d’Italia, che sono anche intervenute per sospendere autorizzazioni. Senza contare i molti investitori delusi per i numerosi casi di ritardi nelle exit sui progetti equity e insolvenze nel lending. La congiuntura generale non ha aiutato: la volatilità dei mercati ha spinto verso investimenti più tradizionali e l’inflazione ha causato aumenti imprevisti dei costi per le imprese e per i cantieri immobiliari, peggiorando le prospettive di rimborso. Nel breve termine non si intravedono segnali che possano lasciar presagire un recupero dei volumi passati. Il mercato attende l’operatività della garanzia dello Stato sugli investimenti fatti tramite le piattaforme, che certamente avrà un effetto positivo, ma paradossalmente potrebbe ‘drogare’ il contesto. Sarà dunque importante che le piattaforme siano ancora più responsabilizzate nella scelta dei progetti, altrimenti il fatto di avere comunque un ‘paracadute’ statale ridurrà l’incentivo per una selezione più rigorosa”.

I portali autorizzati

Il 30 giugno 2026 in Italia risultavano autorizzati 37 portali per la raccolta di capitali online, 5 in meno dell’anno scorso. Fra questi, 13 hanno la licenza per operare sui prestiti diretti (lending) mentre 18 hanno chiesto di poter collocare titoli mobiliari. Completano il quadro 6 piattaforme che intendono fare attività in entrambi i segmenti (l’analisi considera anche il portale italiano EvenFi, che ha ottenuto l’autorizzazione ECSP attraverso l’autorità di mercato spagnola). Fra le piattaforme autorizzate in Italia, 3 hanno chiesto di operare anche in altri mercati europei (Doorway, Ener2Crowd, Walliance). Rispetto all’anno scorso, c’è un nuovo operatore (Italfund Srl) mentre non sono più nell’albo BuildBull, Backtowork (acquisita da Opstart), Rendimento Etico, Innexta, Ecomill e Tifosy.

Recrowd e Bridge Asset risultano sospese (una da luglio 2025, l’altra dallo scorso giugno) per provvedimenti della Banca d’Italia o della Consob. La novità rilevante delle ultime settimane è l’aggregazione fra due portali, CrowdFundMe e Wearestarting, con la società Smart4Tech, ora comprese nel gruppo Entera. Già nei mesi scorsi è stata registrata la liquidazione della piattaforma RE-Lender, con la migrazione dei progetti su EvenFi. Se guardiamo all’Europa, il totale degli operatori è lo stesso di un anno fa, 237: la Francia è sempre al primo posto con 57 autorizzazioni (4 in meno), seguita dall’Italia con 37 e dalla Spagna (27, ovvero 3 in più).

L’equity crowdfunding 2026

Se nel 2025 erano state chiuse con successo 145 campagne equity (più 17 senza successo), in linea con il 2024, il primo semestre 2026 invece non è andato bene: 53 campagne di successo (a fine giugno 9 erano ancora aperte) contro 67 dello stesso periodo precedente. Dal 2014 l’Osservatorio Crowdinvesting ha contato 1.712 campagne chiuse, di cui 1.412 (82,5%) con successo. Le 10 piattaforme che dall’avvio del mercato hanno pubblicato più campagne sono Mamacrowd (327), seguita da CrowdFundMe (311) e Opstart (251); se invece si considerano solo gli ultimi 12 mesi, Opstart è in testa con 27 operazioni, seguita da Mamacrowd (23) e CrowdFundMe (19), portali che insieme hanno originato il 60,5% delle campagne. Nell’ultimo anno, solo 17 piattaforme sono state attive (come nel periodo precedente).

Quanto ai volumi di raccolta,il 2025 ha segnato un arretramento rispetto al 2024 (98,06 milioni di euro, meno del 2020) e anche il primo semestre 2026 ha visto un -29% (37,96 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2025. Dall’avvio dell’industria, la raccolta complessiva è pari a 877,22 milioni di euro: le piattaforme che hanno raccolto di più sono Mamacrowd (241,5 milioni di euro) e, a buona distanza, Walliance e CrowdFundMe; venendo invece agli ultimi 12 mesi, Mamacrowd è sempre nettamente in testa, seguita da UpsideTown e Yeldo Crowd.

Considerando le 114 campagne proposte negli ultimi 12 mesi, il target medio di raccolta cala rispetto ai periodi precedenti: 178.479 euro per i progetti non immobiliari, sotto al milione per quelli immobiliari (25,4% del campione annuale, contro il 30,6% del periodo precedente), che essendo molte rendono il chip minimo di investimento maggiore o uguale a 5.000 euro nel 21,9% delle campagne.

Infine, le società emittenti: tra luglio 2025 e giugno 2026 ne sono state registrate 104 (alcune con più operazioni attive durante l’anno), di cui 30 startup innovative (29% del totale, come un anno fa), 11 PMI innovative (10%, in calo), 53 PMI (51%, il valore più alto mai registrato) e 10 veicoli di investimento (10%, in forte calo). Le new entry però sono state solo 86: tra di esse, la Lombardia continua ad essere la regione più rappresentata (36, pari al 41,9%) seguita da Lazio (16), Emilia Romagna (13) e Toscana (6). In ben 9 regioni, soprattutto nel Sud e Centro Italia, non se ne conta nessuna.

Equity crowdfunding: tipologia societaria e localizzazione geografica

Il lending crowdfunding

Rispetto al collocamento di minibond, le piattaforme attive negli ultimi 12 mesi sono state due: Crowdbond di Opstart con 2 emissioni (ancora aperte a fine giugno) e Fundera con 8 emissioni chiuse e 4,289 milioni di euro raccolti, più altre 6 emissioni aperte a fine giugno. Si tratta di un comparto che da diverso tempo non vede l’ingresso effettivo di nuovi operatori e che mostra difficoltà a decollare.

Quanto al direct lending, si osserva un trend sfavorevole, con un minimo di 103 campagne pubblicate nel primo semestre 2026 da parte di 9 piattaforme, di cui 96 chiuse con successo, 1 fallita e 6 ancora aperte a fine giugno. Sicuramente ha inciso sul dato la sospensione della piattaforma Recrowd, ma rispetto al 2023 sono numeri più che dimezzati. Il tasso di successo delle raccolte rimane però decisamente alto: la media degli ultimi 42 mesi è 99,2%. Nell’ultimo anno, ben il 76,4% dei progetti era dedicato all’immobiliare.

La raccolta cumulata da quando esiste il lending crowdfunding per le imprese in Italia è pari a 717,93 milioni di euro. Il 2025 si è chiuso con un capitale all’attivo di 106,16 milioni (-34% rispetto al 2024) e il primo semestre del 2026 è andato decisamente male, con un ulteriore calo che ha visto quasi dimezzata la raccolta rispetto allo stesso periodo del 2025. La motivazione principale è il mancato il contributo di una piattaforma significativa, Recrowd, che rimane comunque al primo posto storico per capitale raccolto, seguita da Trusters (ora gruppo Entera) e da una piattaforma non più attiva (Rendimento Etico).

Negli ultimi 12 mesi, le piattaforme che hanno superato la soglia dei 10 milioni di euro sono Trusters, Walliance e Leone Investments. Dalle informazioni da loro stesse riportate è possibile osservare l’andamento di ritardi nei pagamenti e default: limitandosi alle realtà più significative, sulle operazioni del 2024 i tassi di default calcolati sulla base delle indicazioni delle autorità di mercato (comprendendo i ritardi oltre 90 giorni) vanno da 0,65% a 32,43%, sulle operazioni del 2025 da 6,51% a 37,65%. Nell’immobiliare hanno inciso l’inflazione, che ha fatto incrementare i costi attesi dei cantieri, e alcune situazioni contingenti come le indagini della magistratura sui permessi edilizi rilasciati da alcune amministrazioni comunali.

Il real estate crowdfunding

L’industria del real estate crowdfunding negli ultimi anni ha avuto un ruolo fondamentale nel sostenere il mercato del crowdinvesting in Italia. Tipicamente si tratta di progetti di breve-medio termine che mirano a riqualificare, o realizzare ex novo, e quindi cedere proprietà immobiliari: il crowdfunding ha un importante ruolo di boost nel finanziamento iniziale grazie alla rapidità di raccolta e all’assenza di garanzie reali.

Coerentemente con il trend generale, la raccolta dei progetti immobiliari proposti da società italiane su portali autorizzati di crowdinvesting nel secondo semestre del 2025 è andata male, mentre ha abbastanza tenuto il primo semestre del 2026, con 29,39 milioni di euro sui progetti equity e 28,04 milioni sulla parte lending, che registra la raccolta più bassa dal secondo semestre 2021 e per la prima volta viene superata dall’equity. Si conferma la tendenza a un incremento dei rendimenti attesi e delle scadenze.e.it

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