TECNOLOGIA SOLIDALE

AI per bambini: “Con un gioco da tavolo posso imparare a conoscerla e usarla bene”



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Prompt’n’Play for Kids porta l’intelligenza artificiale in classe con carte, sfide e un assistente digitale. Un metodo ibrido, oggi anche oggetto di ricerca, per aiutare bambini e docenti a capire come dialogare con l’AI senza lasciare i più piccoli soli davanti allo schermo

Pubblicato il 10 lug 2026

Antonio Palmieri

Fondatore e presidente di Fondazione Pensiero Solido



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Sara Malaguti, founder di Flowerista
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Può un gioco da tavolo essere una modalità per insegnare ai bambini (ma anche agli adulti) a usare bene l‘intelligenza artificiale?

L’esperienza di Prompt’n’Play for Kids ci dice che è possibile. “È un gioco a cavallo tra fisico e digitale, – mi dice Sara Malaguti, imprenditrice digitale, designer di serious games e co-fondatrice di Flowerista, la startup innovativa nata nel 2022, che ha inventato il metodo Prompt’n’Play – perché utilizza sia carte da gioco che supporti digitali. Nasce come metodologia di formazione esperienziale sull’intelligenza artificiale per le aziende, ma abbiamo voluto declinarla anche nella versione for Kids appunto. I bambini, in questo modo, possono fare un’esperienza diretta dell’AI in un ambiente sicuro e guidato, senza metterli davanti a uno schermo da soli”

Mi faccia capire di più…

“Il gioco lavora su tre piani contemporaneamente. Il primo è l’alfabetizzazione all’AI, far capire le basi di come funziona, in modo adatto all’età. Il secondo, forse il più importante per la scuola, è la dimensione relazionale: si gioca in piccoli gruppi, quindi i bambini allenano la comunicazione e la collaborazione, l’intelligenza collettiva e l’apprendimento cooperativo. Il terzo è la curiosità, l’idea di avvicinarsi alla tecnologia e all’innovazione con uno spirito di esplorazione invece che di timore.”

Tutto molto bello e affascinante, in teoria. Nella pratica, cosa succede?

“Funziona con un sistema di carte, ciascuna delle quali aggiunge un pezzo al gioco. Le carte Avventura danno l’obiettivo del round, cioè la storia o la missione da realizzare. Le carte Visual e Storyboard accendono l’immaginazione lavorando su immagini e sequenze. Poi ci sono le carte Prompt vere e proprie, che insegnano ai bambini i tre parametri che contano quando si parla a un’AI: a chi ti stai rivolgendo, con che tono parli e in che forma vuoi la risposta. Ci sono anche carte Bonus e Malus, che vengono assegnate al termine di ogni sessione e le carte Role Playing, che chiedono ai bambini di mettersi nella prospettiva di qualcun altro e di usare la loro creatività per risolvere il problema.”

Fin qui la parte analogica. Quando entra in gioco quella digitale?

“A dare il riscontro sul prompt scritto dalle squadre non è l’insegnante, ma il PnP Assistant, un assistente basato su AI che restituisce un feedback immediato su quanto il prompt fosse chiaro, rilevante per la sfida assegnata e creativo. Questo sposta il focus dal giudizio alla comprensione: non c’è un “giusto” o “sbagliato” deciso dall’esterno, ma un confronto diretto con il funzionamento del modello.”

Se fossi un’insegnante vi chiederei da che età lo si può usare in classe…

“Prompt’n’Play for Kids è pensato per due fasce d’età, dai 6 ai 10 anni e dai 10 ai 14. Una sessione di gioco dura tra i 60 e i 90 minuti, prevede una o due sfide e si lavora con gruppi fino a 25/30 bambini, divisi in sottogruppi cinque o sei.”

Mi sembra di capire che non ci siano spiegazioni teoriche o tecnologiche e che voi usiate il gioco, la forma più antica di apprendimento. Ho capito bene?

“Non bene, benissimo. I bambini provano in prima persona come cambiano le risposte dell’AI a seconda di come formulano una richiesta, e scoprono quanto contano la chiarezza e il contesto. Non si tratta di dire ai bambini se l’IA sia buona o cattiva, ma di dare loro gli strumenti per usarla con consapevolezza, capendo cosa succede quando dialogano con l’AI e perché una formulazione funziona meglio di un’altra. Mi lasci dire che ho progettato Preompt’n’Play e Prompt’n’Play for Kids tenendo sempre in considerazione l’accessibilità: per me è fondamentale che bambini e bambine con neurodivergenze possano esprimere il proprio incredibile potenziale senza timori.”

Perché avete scelto il gioco da tavolo invece di una piattaforma digitale o di un tutorial sull’IA?

“Perché l’obiettivo non era insegnare l’IA, era far vivere l’esperienza dell’IA, e questa distinzione cambia tutto. Un tutorial digitale spiega come scrivere un prompt: il gioco da tavolo fa scoprire, attraverso il confronto con gli altri bambini e con l’errore, perché un prompt funziona o non funziona. Sono due logiche di apprendimento diverse. Il gioco da tavolo, poi, mette in mezzo il corpo, lo sguardo dell’altro, la negoziazione con i compagni di squadra: tutte cose che uno schermo, per quanto ben progettato, tende a togliere. E per noi questo è il punto centrale: stiamo parlando di bambini che imparano a relazionarsi con uno strumento intelligente, e vogliamo che lo facciano restando ben ancorati alla relazione con le persone, non isolati davanti a uno schermo. Credo però che anche Dario e Anna vogliano aggiungere qualcosa…”

Con piacere. Mi lasci però prima dire chi sono Dario e Anna. Dario Leopardi, Graphic Web Designer e AI trainer, integra le teorie della Gestalt, dell’euristica e del Design Thinking per progettare interfacce UX/ UI capaci di coniugare estetica, funzionalità ed empatia. Attualmente è AI trainer e Web Designer presso Flowerista…

“Parlare con un’AI è una cosa invisibile e astratta: succede dentro uno schermo. La carta serve a trasformare l’AI in un oggetto che i bambini possono tenere in mano, passarsi, contendersi. Le tre domande che insegniamo “a chi stai parlando, con che tono, in che forma racconti”, sono identiche a quelle che usiamo in azienda. Quello che cambia è il vestito: per i bambini diventa una missione da vivere, un robot amico che li accompagna, una storia in cui hanno voglia di entrare. Questa metodologia rassicura chi insegna: con questo gioco non deve diventare esperto di intelligenza artificiale. La struttura la reggono le carte e il PnP Assistant. All’insegnante resta il ruolo che sa già fare: tenere il gioco e accompagnare.”

Grazie, Dario. Cosa vuole aggiungere, Anna? Anna Iorio è CTO e Co-Founder di Flowerista, formatrice AI, si occupa di AI Adoption e digital strategy ed è ideatrice del framework proprietario di AI Adoption Join the Loop e del metodo Prompt’n’Play.

“Prompt’n’Play for KIDS è uno strumento e metodo a supporto dell’Ai Literacy e adozione dell’AI il cui obiettivo è co-progettare esperienze consapevoli e responsabili, allenando il pensiero critico, laterale e l’intelligenza collettiva. Quest’ultimo punto è fondamentale: allenare le competenze relazionali è fondamentale, così come lo è il confronto con l’altro. Il prompt migliore non lo scrive la persona più brava ma il gruppo che sa ascoltarsi.

Insomma, Prompt’n’Play for KIDS è uno strumento che allena la nostra capacità umana di generare senso”

Vi ringrazio e do il benvenuto a Massimiliano Andreoletti, docente all’Università Cattolica di Milano esperto di giochi e di tecnologia dell’inclusione. Professore, perché Prompt’n’Play Kids è diventato un progetto di ricerca?

“Un serious board game diventa oggetto di ricerca quando si prova a capire che cosa produce nei processi di apprendimento. Con Prompt’n’Play Kids volevamo osservare se il gioco potesse aiutare i bambini della scuola primaria a sviluppare una nuova competenza: costruire prompt chiari, pertinenti e creativi per dialogare in modo consapevole con l’intelligenza artificiale. Vogliamo capire come i bambini ragionano, collaborano, rivedono le proprie idee e migliorano le richieste formulate. In questo senso, il gioco è diventato uno spazio osservabile di apprendimento, riflessione e ricerca.”

Come è stato strutturato il progetto di ricerca nelle scuole?

“Il progetto è stato realizzato coinvolgendo 8 classi quarte e quinte di 4 scuole delle province di Milano, Bergamo, Trento e Potenza in un percorso di 6-8 settimane. La ricerca ha previsto una rilevazione iniziale, una fase di gioco in classe e una rilevazione finale, con un successivo follow-up a tre mesi dalla conclusione per osservare la tenuta degli apprendimenti. Gli studenti hanno lavorato in piccoli gruppi, costruendo prompt a partire dalle carte del gioco, mentre gli insegnanti hanno mediato l’interazione con l’assistente AI e guidato la discussione. Sono stati raccolti questionari, prompt prodotti dagli studenti, osservazioni in classe, diari di bordo e feedback dei docenti.”

Che cosa vi aspettate di vedere, o che cosa avete già iniziato a osservare, usando Prompt’n’Play for Kids con bambini e insegnanti?

“Ci aspettiamo di osservare un progressivo miglioramento nella capacità dei bambini di costruire prompt più chiari, completi e coerenti, ma anche più creativi e adatti al destinatario. Le prime osservazioni indicano che il gioco rende visibile un processo che di solito resta implicito: i bambini discutono, negoziano le scelte, confrontano alternative e iniziano a capire che una buona richiesta all’AI va progettata, non improvvisata. Dal lato degli insegnanti, Prompt’n’Play sembra favorire un avvicinamento più sereno e concreto all’intelligenza artificiale: non come strumento magico o minaccioso, ma come occasione didattica da mediare, discutere e governare. Il risultato atteso è quindi duplice: sviluppo di prompt literacy nei bambini e crescita professionale dei docenti nell’uso pedagogico dell’AI.”

La ringrazio professor Andreoletti e chiudiamo con Sara Malaguti. È d’accordo con il prof?

“Flowerista e l’Università portano due competenze complementari. Noi portiamo la pratica progettuale, uno strumento che nasce da innumerevoli test e validazioni interne e testato sul campo. Loro portano il rigore metodologico necessario per trasformare un’intuizione progettuale in un dato verificabile, una vera validazione scientifica. Grazie a questa sperimentazione, è diventato qualcosa che può essere raccontato con più credibilità a chi deve decidere se portarlo in classe: dirigenti scolastici, insegnanti, famiglie, enti.”

Guardando avanti, che cosa vi augurate per Prompt’n’Play for Kids?

“Ci auguriamo di trovare un distributore che ci permetta di portare Prompt’n’Play for Kids fuori dal perimetro dei progetti pilota e dentro le scuole in modo strutturale. Se c’è chi conosce realtà di distribuzione di giochi educativi, ci piacerebbe parlarne…”

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