Il primo luglio Bending Spoons ha suonato la campanella al Nasdaq, con il ticker BSP. Prezzo di collocamento a 29 dollari per azione, chiusura della prima giornata a 40,50 dollari, quasi il 40% in più. Un’azienda cresciuta a Milano, valutata circa 25 miliardi di dollari alla fine della prima seduta di contrattazioni. Tredici anni fa i fondatori erano partiti con circa 40.000 euro di capitale iniziale e una prima acquisizione da 10.000 euro. Oggi possiedono AOL, Evernote, Vimeo, Eventbrite, WeTransfer, Meetup, komoot, Remini, StreamYard, Brightcove, Harvest, con oltre 500 milioni di utenti attivi mensili.
Da anni sostengo che Bending Spoons sia un’azienda straordinaria. Ora è davanti agli occhi di tutti.
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Il modello Bending Spoons che ha sfidato le regole del venture capital
Bending Spoons è nata facendo app. Tante app, in mercati completamente diversi tra loro: la definizione di “mancanza di focus”. Se fossero entrati da un venture vapital in Silicon Valley con quel pitch, li avrebbero accompagnati alla porta in cinque minuti con il bollino di “Unfundable”. La mancanza di focus è il peccato capitale del fundraising in Silicon Valley. Prendi una strada, domina il tuo segmento, poi espanditi. Questo è il libro.
Bending Spoons evidentemente non ha letto il vangelo, e alla fine ha dimostrato che si può fare un unicorno anche in un modo completamente diverso. Quella che sembrava perdita di focus era in realtà un’azienda che stava imparando a fare una cosa sola, molto bene: acquisire, ricostruire e far funzionare business software su scala, con uno stack tecnologico comune e una disciplina operativa applicabile praticamente a tutto. Non erano solo un generatore di app, sono diventati qualcosa di più vicino a un fondo di private equity con dentro una cultura da ingegneri, che compra brand digitali stanchi ma noti al grande pubblico e gli ridà vita.
E l’hanno fatto sfruttando il costo inferiore (e la qualità superiore, lo dico da sempre) degli ingegneri italiani, e l’arrivo dell’intelligenza artificiale, che ha abbattuto il costo necessario per capire, mantenere e far evolvere il software di un’azienda appena acquisita. Bending Spoons oggi dichiara che l’AI scrive o co-scrive la stragrande maggioranza del loro codice. Non è un dettaglio: è la loro strategia core, il motivo per cui gli investitori al Nasdaq li hanno accolti a braccia aperte.
Evernote e un ricordo dalla highway 101
Per anni ho guidato sulla 101 (una delle due famose highway della Silicon Valley, quella più brutta) da casa verso l’ufficio di Funambol a Redwood City, passando ogni giorno davanti alla sede di Evernote. Loro facevano sostanzialmente quello che facevamo noi, sincronizzazione dati, ma avevano creato un prodotto consumer conosciuto ovunque, mentre noi eravamo nascosti dentro gli operatori mobili. Io di loro ero geloso. Onestamente, apertamente, geloso.
Quando Bending Spoons ha comprato Evernote, in me è scattato qualcosa che andava ben oltre l’operazione in sé. Un’azienda italiana che sbarca in Silicon Valley e compra proprio l’azienda che io guardavo con invidia ogni mattina passandoci davanti in macchina. Non era solo una buona acquisizione. Era un segnale chiaro: uno da casa mia era arrivato nella mecca dell’innovazione, e non stava chiedendo il permesso a nessuno. Gli Italiani che fanno gli americani. Per un emigrato, poi diventato americano, è stata una soddisfazione enorme. Bending Spoon era davvero un’azienda straordinaria.
Sta per arrivare una nuova generazione di milionari
C’è un aspetto di questa IPO che quasi tutti stanno sottovalutando. Non è solo che i fondatori sono diventati miliardari, anche se lo sono, e questo basterebbe a dare loro il potere di cambiare da soli le sorti della tech italiana.
Il punto vero è un altro: un’IPO di questa portata crea un intero gruppo di potenziali nuovi imprenditori e investitori. I primi dipendenti, i primi investitori, chi ci ha creduto quando Bending Spoons era ancora una scommessa che a molti sembrava campata in aria. Milano sta per riempirsi di una generazione nuova di milionari e decamilionari tech: il tipo di evento di liquidità che in Silicon Valley è praticamente routine, e che in Europa a questa scala non si vede quasi mai.
Una parte di quei soldi verrà spesa in Ferrari e yacht, una parte finirà parcheggiata sotto i materassi. Ma una parte, prima o poi, tornerà in circolo dentro nuove startup, nuovi fondi, nuovo capitale di rischio. È così che un ecosistema si costruisce da solo, un giro dopo l’altro. Nella tech italiana ci sarà un prima e un dopo l’IPO di Bending Spoons. Di questo sono certo.
Dal Nasdaq a Milano: l’effetto sulla Valtellina
C’è un effetto secondario che mi interessa personalmente. Ogni mega IPO in Silicon Valley ha fatto salire i prezzi delle case intorno a sé. San Francisco, Palo Alto, Mountain View: è una storia che si ripete sempre uguale. Milano, che è già cara, già rumorosa, già con un’aria che si respira a fatica, sentirà la stessa spinta. Il denaro nuovo insegue sempre gli stessi quartieri, gli stessi ristoranti, e prezzi già alle stelle saliranno ancora più in alto.
Credo che una parte non piccola dei prossimi founder “milanesi”, a un certo punto, si farà una domanda diversa: perché costruire qui, tra rumore, smog e prezzo al metro quadro, quando a due ore di macchina più a nord c’è un posto con aria pulita, natura vera, e una base di capitale e mentorship che cresce ogni anno, pronta a sostenere esattamente questo tipo di ambizione?
Quel posto è la Valtellina. È la scommessa su cui abbiamo costruito The Liquid Factory, e credo che Bending Spoons abbia appena reso quella scommessa molto più facile da spiegare, al prossimo founder che ci chiede perché dovrebbe venire in Italia, e poi guardare un po’ più su, verso nord.
L’IPO di Bending Spoons e’ un evento enorme per tutta la tech italiana. Lo sarà ancora di più per il Nord Italia, per la Lombardia e, alla fine, anche per la Valtellina.
Grazie Bending Spoons, grazie Luca Ferrari e a tutta la squadra. Ci avete reso orgogliosi. Mi sento come se avessimo vinto i Mondiali.























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