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Tassa sui piccoli pacchi: un’opportunità per l’eCommerce europeo (e italiano)?



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La nuova tassa europea sui piccoli pacchi provenienti da Paesi extra-UE punta a riequilibrare la concorrenza con i marketplace asiatici. Ma sarà davvero un vantaggio per l’eCommerce europeo? Tra costi, logistica e nuovi modelli distributivi, si apre una fase di profonda trasformazione

Pubblicato il 1 lug 2026



Tassa sui piccoli pacchi
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Dal 1° luglio 2026 l’Unione europea ha introdotto una nuova disciplina per i piccoli pacchi provenienti da Paesi extra-UE, eliminando di fatto il vantaggio competitivo che per anni ha favorito i grandi marketplace cinesi come Temu, Shein e AliExpress. I prodotti con valore inferiore a 150 euro non beneficiano più dell’esenzione doganale e sono soggetti a un dazio forfettario di 3 euro per ciascuna voce doganale dichiarata, in attesa della riforma definitiva del sistema doganale europeo prevista nel 2028.

La misura nasce in risposta a un fenomeno diventato ormai enorme. Nel 2025 sono entrati nell’Unione circa 5,8-5,9 miliardi di piccoli pacchi, oltre il 90% dei quali provenienti dalla Cina, contro appena 1,3-1,4 miliardi registrati nel 2022. Una crescita che ha messo sotto pressione i sistemi doganali europei e alimentato le proteste del commercio tradizionale e degli operatori dell’eCommerce europeo.

La domanda che oggi interessa retailer e merchant italiani è però un’altra: questa tassa rappresenta davvero un’opportunità per l’eCommerce europeo?

Perché Bruxelles è intervenuta

Il tema non riguarda semplicemente l’introduzione di un nuovo balzello, bensì la ridefinizione delle regole del commercio elettronico internazionale.

Negli ultimi anni i marketplace extraeuropei hanno costruito il proprio vantaggio competitivo su un insieme di fattori:

  • spedizioni dirette dalla Cina;
  • prezzi estremamente bassi;
  • enorme frequenza di piccoli ordini;
  • sfruttamento della soglia di esenzione doganale prevista per gli acquisti inferiori a 150 euro.

Questo modello ha consentito di abbattere drasticamente i costi di ingresso nel mercato europeo, creando una concorrenza che molti operatori occidentali hanno definito “asimmetrica”, perché soggetta a obblighi normativi, fiscali e ambientali differenti.

Secondo la Commissione europea, inoltre, l’enorme mole di spedizioni rende quasi impossibili controlli efficaci sulla sicurezza dei prodotti, sulla conformità alle norme europee e sulla presenza di merci contraffatte. Diverse verifiche hanno evidenziato percentuali molto elevate di prodotti non conformi, in particolare nei settori dei giocattoli, della cosmetica e degli integratori alimentari.

Una misura che va oltre il gettito fiscale

L’obiettivo principale non è aumentare le entrate fiscali.

La nuova disciplina mira soprattutto a:

  • riequilibrare la concorrenza;
  • finanziare parte dei maggiori controlli doganali;
  • incentivare una maggiore responsabilizzazione dei marketplace;
  • preparare il passaggio al nuovo sistema doganale europeo previsto nel 2028.

È infatti una misura transitoria: il dazio forfettario sarà sostituito dalla futura architettura doganale europea, nella quale le piattaforme online diventeranno sempre più responsabili delle dichiarazioni e della conformità delle merci vendute ai consumatori europei.

Cosa cambia per Temu, Shein e gli altri marketplace

I grandi operatori asiatici non rimarranno fermi. Molti stanno già accelerando una trasformazione del proprio modello logistico.

Una delle strategie più evidenti consiste nellapertura di magazzini europei dai quali effettuare le spedizioni finali ai consumatori, riducendo così l’impatto delle nuove regole doganali e velocizzando le consegne. Reuters segnala che Shein sta aumentando la propria capacità logistica all’interno dell’Europa proprio in questa direzione. È probabile quindi che la tassa produca un effetto solo temporaneo sul differenziale di prezzo.

Nel medio periodo assisteremo piuttosto a una maggiore localizzazione delle catene distributive.

Perché potrebbe essere una buona notizia per l’eCommerce italiano

Per gli operatori italiani esistono almeno cinque possibili vantaggi.

1. Maggiore equilibrio competitivo

I merchant europei sostengono da sempre costi fiscali, contributivi e normativi superiori rispetto ai concorrenti extra-UE.

Ridurre parte del vantaggio legato alle spedizioni ultra low-cost potrebbe riequilibrare almeno parzialmente il mercato.

2. Valorizzazione della qualità

Quando il differenziale di prezzo si riduce, diventano più importanti elementi come:

  • affidabilità;
  • tempi di consegna;
  • assistenza post-vendita;
  • garanzie;
  • qualità dei prodotti.

Sono tutti aspetti sui quali molti retailer italiani possono competere con maggiore efficacia.

3. Maggiore attenzione alla sostenibilità

Le spedizioni singole provenienti dalla Cina comportano un impatto ambientale significativo.

Favorire logistiche più vicine ai mercati di consumo può contribuire a ridurre parte delle emissioni legate al trasporto internazionale.

4. Incentivo all’innovazione logistica

La competizione non si sposterà soltanto sul prezzo.

Diventeranno sempre più centrali:

  • fulfillment;
  • gestione intelligente delle scorte;
  • automazione dei magazzini;
  • AI applicata alla supply chain;
  • personalizzazione dell’esperienza cliente.

È un terreno sul quale l’eCommerce italiano sta investendo da anni.

5. Maggiore fiducia dei consumatori

L’aumento dei controlli potrebbe migliorare la qualità complessiva dei prodotti che arrivano sul mercato europeo, rafforzando la fiducia verso gli acquisti online.

Ma non basta una tassa per rilanciare il retail europeo

Pensare che il nuovo dazio possa da solo risolvere le difficoltà del commercio europeo sarebbe però un errore.

Le piattaforme asiatiche hanno costruito il proprio successo su fattori molto più profondi:

  • uso intensivo dei dati;
  • algoritmi di pricing estremamente dinamici;
  • social commerce;
  • live shopping;
  • supply chain integrate;
  • capacità di lanciare migliaia di nuovi prodotti ogni giorno.

Molti retailer europei continuano invece ad avere strutture organizzative e tecnologiche meno evolute.

La vera sfida resta quindi quella dell’innovazione.

L’effetto sul consumatore

Per chi acquista online gli effetti saranno probabilmente contenuti. Una parte del nuovo costo potrebbe essere assorbita dalle piattaforme, almeno nella fase iniziale. Alcuni prodotti subiranno piccoli rincari, mentre altri potrebbero mantenere prezzi simili grazie all’ottimizzazione logistica. La conseguenza più importante potrebbe essere un’altra: vedere sempre più prodotti spediti da magazzini europei anziché direttamente dalla Cina.

Una riforma che guarda al 2028

La tassa sui piccoli pacchi rappresenta solo il primo tassello della più ampia riforma doganale europea.

Dal 2028 entreranno progressivamente in funzione il nuovo sistema digitale delle dogane e la nuova Autorità doganale europea, con l’obiettivo di semplificare le procedure, aumentare i controlli e attribuire maggiori responsabilità alle piattaforme online.

Per l’eCommerce italiano questa fase può trasformarsi in un’opportunità, ma solo a una condizione: sfruttare il temporaneo riequilibrio competitivo per investire in tecnologia, logistica, customer experience e valorizzazione del Made in Italy. Perché la partita, in fondo, non si gioca sui tre euro di un dazio, bensì sulla capacità di costruire modelli di vendita più efficienti e distintivi rispetto ai grandi player globali.

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