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Bending Spoons al Nasdaq, Paracchi: “Vi racconto che cosa vuol dire giocare in serie A”



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“È il mercato più competente e competitivo del mondo”, dice Pierluigi Paracchi che su quel listino nel 2021 ha portato Genenta. “La quotazione sarà solo l’inizio della partita e rappresenta un test cruciale per l’ambizione internazionale delle scaleup italiane”

Pubblicato il 18 giu 2026



Ferrari-Paracchi
Luca Ferrari e Pierluigi Paracchi
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«Ci sono tanti campionati nel mondo. Per un imprenditore il Nasdaq è la Serie A: il mercato più competente e competitivo del mondo». Parliamo della imminente quotazione di Bending Spoons con Pierluigi Paracchi che parla da founder che in quel campionato gioca, soffre e apprende da quando vi è stato ammesso, a fine 2021, con Genenta Science diventata a inizio 2026 Saentra Forge (qui puoi leggere la visione che sta dietro il pivot). Il prossimo passo della società guidata da Luca Ferrari lancia molti segnali per l’ecosistema italiano, concorda.

La documentazione alla SEC è stata presentata, prezzo, numero di azioni e calendario non sono ancora definitivi ma la traiettoria è già abbastanza chiara per aprire una riflessione: che cosa significa, per una scaleup italiana, entrare nel mercato americano? E che cosa cambia quando la Borsa non è più soltanto una via d’uscita, la exit, ma diventa uno strumento per crescere, comprare, restare indipendenti e continuare a controllare l’impresa?

Paracchi risponde con un concetto che va oltre il caso Bending Spoons al Nasdaq: «Se vuoi creare un ecosistema, devi avere campioni. E per avere campioni devi avere aziende che restano, comprano, crescono. Non solo aziende che fanno una exit». Un tema che gli sta particolarmente a cuore, visto che governa la visione di Saentra Forge e che porterà lunedì 22 giugno alla Camera in apertura del convegno annuale della Fondazione Praexidia (di cui è presidente) dal titolo “Politica industriale e finanza per la sicurezza economica”.

Bending Spoons al Nasdaq e il cambio di disciplina

A Paracchi il Nasdaq evoca tante fatiche e tante emozioni. «Quando ti ritrovi là hai accanto Apple, Microsoft, Meta. Sei tra i giganti”. Ed è bende non dimenticarlo. “In Italia, se fai certi volumi, ti guardano come se fossi una blue chip. Al Nasdaq sei uno dei tanti. E devi accettare che il gioco è quello». È questo il primo punto: il mercato americano dà scala, liquidità e competenze, ma non regala attenzione. La pretende.

L’immagine pubblica di una IPO è la famosa campanella. Ma, fa notare Paracchi, quella è la parte più facile da fotografare e comunica ma la meno utile per capire. «Quando fai la closing bell ceremony e poi esci nella Hall of Fame, vedi le foto di Bill Gates, Jeff Bezos, Elon Musk. Ti rendi conto di avere fatto qualcosa che hanno fatto loro. Pssato quel momento, comincia la vera partita, il confronto con il mercato”. Che cosa significa? Bilanci, prospetti, audit, banche, investitori, conference, trimestrali, aspettative. Significa passare da un ecosistema in cui molti rapporti sono personali a un sistema in cui ogni informazione ha una forma, un tempo e un canale.

«Noi, ad esempio, abbiamo sottovalutato l’audit», ricorda Paracchi. «Se vai in America puoi usare gli standard internazionali, ma nessuna banca americana ti consiglia davvero di presentarti con una logica europea. I conti li devono leggere gli analisti americani. Devi parlare il loro linguaggio».

È una lezione rilevante per ogni scaleup italiana che guardi a Wall Street. La quotazione non è un evento finanziario isolato. È una trasformazione organizzativa. Anche concetti normali nel contesto italiano, come il collegio sindacale o alcuni assetti di governance, devono essere spiegati dentro un prospetto pensato per investitori e regolatori statunitensi. «Tante piccole cose, messe insieme, creano una complessità enorme», spiega Paracchi.

Perché il mercato americano può capire Bending Spoons

Bending Spoons arriva a questo passaggio con una scala fuori dall’ordinario per la scena tecnologica italiana. Nel filing F-1 la società indica ricavi cresciuti da 387 milioni di dollari nel 2023 a 1,31 miliardi nel 2025; il risultato operativo è salito da 84 milioni a 278 milioni di dollari nello stesso periodo. Nel 2025 gli abbonamenti hanno rappresentato il 93% dei ricavi. A marzo 2026, secondo la società, i prodotti del gruppo servivano oltre 500 milioni di utenti attivi mensili e più di 9 milioni di clienti paganti mensili.

Sono numeri che il mercato americano sa leggere. Non perché li premi automaticamente, ma perché dispone di analisti, investitori e banche abituati a valutare modelli digitali globali, ricavi ricorrenti, acquisizioni, efficienza operativa, retention, leva finanziaria, capacità di integrazione.

Paracchi descrive così il contesto: «A New York trovi banche che in Europa magari nessuno conosce, ma che hanno desk specializzati in biotech, industrial technology, software. Sono tutte lì, a Midtown. Per ogni settore hai investitori che lo conoscono davvero». La competenza del mercato, però, non elimina il rischio. Lo rende più sofisticato.

«Il mercato americano è competente perché ti capisce. Ma è assai competitivo perché, nello stesso momento, sta guardando altre mille storie». Ed è qui che Bending Spoons si gioca una partita diversa da quella di molte startup europee: non deve solo raccontare crescita, ma dimostrare che il proprio modello di acquisizione e trasformazione di prodotti digitali è sostenibile per una società quotata.

Capitali e volatilità nella partita del Nasdaq

Il grande vantaggio del Nasdaq è la profondità del capitale. Paracchi lo racconta con un episodio che per un imprenditore italiano suona quasi controintuitivo: «Quando abbiamo avuto volatilità, abbiamo raccolto 15 milioni di dollari overnight. Due diligence, contratti, impegni degli investitori: tutto in un fine settimana. In Italia una raccolta così può richiedere mesi».

La velocità non nasce dall’improvvisazione. Nasce da un mercato dove banche, fondi e investitori sanno agire in finestre brevi, accettano il rischio e hanno procedure per muoversi rapidamente quando vedono un’opportunità. «Quella macchina, quando gira, è potentissima», dice Paracchi.

Per Bending Spoons questo è un punto decisivo. La società ha costruito la propria crescita acquisendo e integrando prodotti digitali. L’accesso al mercato pubblico americano può diventare un acceleratore: più capitale, maggiore riconoscibilità, potenziale capacità di finanziare nuove operazioni. Ma la stessa macchina che finanzia rapidamente può anche vendere rapidamente.

«L’investitore americano ha una propensione al rischio straordinaria, che noi ci sogniamo», dice Paracchi., che ricorda un aneddoto: “Può capitare di salite su un taxi a Washington, farti scappare che lavori per una società quotata e il tassista pakistano ti chiede subito il ticker e, se ti ritrovi in coda, magari prova subito a investire qualche dollaro con lo smartphone”. Ma questa confidenza con la Borsa ha il suo risvolto negativo. «Come oggi piaci all’investitore, domani puoi non piacergli più. La volatilità fa parte del gioco. Devi lavorare continuamente per mantenere la fiducia».

La presenza costante con gli investitori

Stare al Nasdaq, quindi, non significa solo essere sul listino. Significa fare marketing finanziario, partecipare alle conferenze, incontrare investitori, spiegare trimestre dopo trimestre che cosa si sta costruendo. «Devi passare tempo in America», insiste Paracchi. «L’investitore cerca sempre idee, ma tu devi esserci. Devi raccontare, aggiornare, presidiare».

Dopo l’IPO deve cambiare la cultura degli azionisti

Il salto più difficile non è solo e sempre quello tecnico. Spesso è culturale. Paracchi lo spiega parlando degli investitori privati italiani che avevano accompagnato la società prima della quotazione: «Molti non avevano capito intimamente cosa significa una IPO. Una volta che vai pubblico, il gioco della startup è finito».

È una frase dura, ma utile. Prima della quotazione, l’impresa può avere un nucleo di soci conosciuti, un rapporto diretto con i fondatori, una governance più relazionale. Dopo la quotazione, il capitale diventa mercato. Gli azionisti possono essere migliaia. Alcuni restano, altri entrano e escono, altri ancora comprano per pura speculazione.

«Noi abbiamo avuto investitori italiani storici che continuavano a vivere l’impresa come se fosse una startup in cui tutto si condivide”, ricorda Paracchi. «Ma quando sei quotato non funziona così. Se faccio un pivot e non ti avviso prima, non è uno sgarbo: è il sistema che funziona. Se ti avviso prima, è insider trading». E, senza dirlo, pensa alle polemiche seguite dopo l’evoluzione di Genenta in Saentra Forge proprio perché non poteva essere comunicata in anticipo.

È una delle riflessioni più importanti per l’ecosistema italiano. La borsa americana impone una distanza professionale tra management e azionisti. Non toglie responsabilità, la formalizza. Le informazioni sensibili seguono regole. La relazione con il capitale non è più personale, ma pubblica.

Per una scaleup abituata a crescere in un contesto privato, il cambiamento è profondo. Non basta avere un buon prodotto o una buona storia. Serve una macchina societaria capace di reggere comunicazione finanziaria, compliance, investitori globali e pressione del titolo.

Bending Spoons al Nasdaq: non arrivare troppo piccoli

Paracchi individua anche un errore che, col senno di poi, eviterebbe: «Sarei voluto andare in Borsa con una capitalizzazione più grande e con più muscoli. La IPO è costosa e complicata. Se arrivi troppo piccolo, per loro sei e resti una micro cap».

Il punto non riguarda Bending Spoons, che si presenta con una massa molto diversa di qeulla che era di Genenta. Ma riguarda molte scaleup italiane che guardano ai mercati pubblici come possibile sbocco. La scala conta. Influisce sulla copertura degli analisti, sull’ingresso negli indici, sull’interesse dei fondi, sulla liquidità e sulla capacità di reggere la volatilità.

«Quando sei una microcap, alcuni non possono comprarti. Non entri negli Etf, non entri negli indici, la volatilità pesa di più», osserva Paracchi. Il Nasdaq offre capitale, ma lo distribuisce secondo logiche selettive. La società che arriva deve avere numeri, storia, governance e dimensione sufficienti per non perdersi nel rumore.

Bending Spoons parte da una posizione più forte: prodotti globali, ricavi rilevanti, abbonamenti, acquisizioni, banche internazionali. Ma anche per una società con questa scala, il tema resta aperto. Il mercato americano non valuta l’italianità come merito. Valuta crescita, margini, rischio, governance e credibilità del modello.

La magia della Borsa: restare proprietario dell’azienda

Paracchi introduce un punto rilevante per un ecosistema come quello italiano: il senso di una quotazione. «La magia della Borsa è che l’imprenditore può restare proprietario dell’azienda», dice. «Da noi c’è la cultura della exit. Ma se vuoi creare un ecosistema devi creare campioni, e i campioni non nascono se le aziende migliori vengono vendute troppo presto».

Qui Bending Spoons diventa un caso simbolico. Non perché tutte le scaleup debbano seguirne il modello, ma perché la società porta al Nasdaq un’idea diversa dalla vendita. Nel proprio comunicato sul deposito dell’F-1, Bending Spoons afferma di non aver mai venduto un business materiale acquisito. La sua strategia è comprare prodotti digitali, integrarli, migliorarli e tenerli nel lungo periodo.

Paracchi vede in questo un passaggio importante: «Bending Spoons è una storia che convince molto. Sono stati bravi a generare ricavi dall’inizio e mantenere il controllo della governance. Per la prima volta possiamo avere un vero campione, una realtà che compra invece di essere comprata».

Il punto è industriale prima che finanziario. Se una scaleup italiana riesce a quotarsi, raccogliere capitale e mantenere il controllo, può diventare piattaforma. Può acquisire altre imprese, trattenere competenze, creare carriere, generare imprenditori di seconda generazione. Se invece viene venduta troppo presto, produce una buona exit, ma difficilmente costruisce un ecosistema attorno a sé.

Il controllo dei fondatori come leva industriale

Il filing di Bending Spoons prevede una struttura con azioni di classe A dotate di cinque voti per azione. È un elemento coerente con la tradizione di molte grandi digital company americane, dove il mercato pubblico convive con il controllo dei fondatori. Una soluzione discussa, perché riduce il peso degli azionisti ordinari, ma anche una delle architetture che hanno consentito a diverse piattaforme tecnologiche di crescere senza cambiare guida a ogni pressione di breve periodo.

Paracchi collega questo tema alla capacità di costruire imprese durature: «Elon Musk, Mark Zuckerberg, Larry Page, Sergey Brin: sono andati in Borsa e hanno mantenuto il controllo delle loro aziende. Il patto è chiaro: io guido l’azienda, tu puoi investire o disinvestire, ma non entri nella governance». La formula è netta e non vale per tutte le imprese. Ma nel caso delle società tecnologiche ad alta crescita segnala una tensione reale: come raccogliere capitale senza perdere la direzione industriale.

Per l’Italia il tema è ancora più sensibile. Il mercato domestico raramente offre capitali e valutazioni sufficienti per accompagnare scaleup globali. Il mercato americano può farlo, ma chiede regole americane. La sfida è usare quella infrastruttura senza trasformare automaticamente la crescita in perdita di autonomia.

La finestra delle IPO e la prova per l’Italia tech

C’è poi il tema del tempo. Le finestre di mercato si aprono e si chiudono. Paracchi lo ha vissuto nel 2021: «Noi abbiamo preso la coda lunga del Covid. Poco dopo è venuto giù tutto, poi la guerra in Ucraina. Siamo entrati quando la finestra era ancora aperta».

Guardando a Bending Spoons, l’osservazione consiglia prudenza: «Quando si aprono le porte anche agli europei, spesso vuol dire che la finestra è molto aperta. Il rischio è arrivare nella fase finale dell’abbondanza». Non è una previsione negativa, ma un avvertimento. Il mercato delle IPO americane può accelerare improvvisamente e fermarsi altrettanto rapidamente.

Per questo il timing conta. Una società deve essere pronta prima che la finestra si apra, non iniziare a prepararsi quando il mercato torna favorevole. Bending Spoons sembra aver costruito per tempo una struttura internazionale, una base finanziaria e un portafoglio riconoscibile. Ma il debutto, se e quando avverrà, arriverà comunque dentro un ciclo di mercato che non controlla.

L’ipo di Bending Spoons può diventare un passaggio importante per l’Italia tech perché sposta il discorso dalla scarsità alla possibilità. Non risolve i limiti del venture capital italiano, non crea automaticamente un mercato domestico più profondo, non rende replicabile una storia imprenditoriale molto specifica. Però mostra una traiettoria diversa: partire dall’Italia, costruire scala globale, accedere al mercato americano e provare a mantenere il controllo.”

“È una storia pazzesca quella di Bending Spoons e c’è solo da augurarsi che rimanga italiana”, conclude Paracchi, che ricorda come arrivare al Nasdaq non è il premio finale. È il campo da gioco in cui una società può dimostrare a livello globale di essere diventata così solida da stare in mezzo ai grandi, abbastanza disciplinata da parlare agli investitori migliori del pianeta, abbastanza ambiziosa da usare la borsa come leva industriale e strategica.”

Adesso non resta che aspettare la campanella che segnerà l’inizio della partita per una società che potrà di dimostrare di essere capace di diventare piattaforma globale senza smettere di essere un progetto imprenditoriale guidato dall’Italia.

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