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Il futuro della Smart City passa per la Smart Land: cosa significa, gli esempi



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L’evoluzione dei servizi urbani richiede il superamento dei confini cittadini attraverso una pianificazione territoriale allargata. Se ne è parlato all’Osservatorio Smart City del Polimi: amministrazioni locali ed esperti a confronto su uso dell’AI, alleanze pubblico-private e strategie

Pubblicato il 28 mag 2026



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Daniela Bruzzo (Regione Liguria), Fabrizio Barbiero (Innovation European), Angela Appendino (CSI Piemonte), Alessandro De Sanctis (Digital Value), Fabio Conzi (Comune di Monza)
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Il dibattito sui modelli di sviluppo urbano sta registrando una profonda trasformazione strutturale, trainata dalla necessità di estendere l’impatto delle soluzioni tecnologiche oltre i confini fisici dei singoli comuni. I limiti intrinseci di interventi isolati e puramente verticali stanno spingendo amministratori pubblici, centri di ricerca e partner industriali a ripensare l’architettura dei servizi sul territorio. In occasione del confronto tecnico organizzato dall’Osservatorio Smart City del Politecnico di Milano il 5 maggio 2026, esperti del settore ed esponenti delle pubbliche amministrazioni locali hanno condiviso dati empirici, tempistiche e modelli di governance utili a delineare la transizione verso ecosistemi territoriali integrati, dove la gestione del dato e la flessibilità dei modelli di finanziamento diventano i veri motori del cambiamento.

Il superamento dei confini urbani verso il modello della smart land

L’estensione dei servizi digitali su scala sovracomunale rappresenta l’unica via per evitare che i progetti locali rimangano circoscritti e privi di una reale efficacia economica e sociale. Come evidenziato da Luca Gastaldi, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Smart City, lo sviluppo tecnologico rischia un paradosso di isolamento e inefficacia se limitato al perimetro cittadino: “o facciamo Smart Land o le Smart City sono condannate al nanismo tecnologico: dobbiamo avere una dimensione più ampia di quella delle città”. Per dare concretezza a questa transizione, diventa indispensabile strutturare un’orchestrazione efficace che crei sinergie reali tra enti di diverse dimensioni.

Piani strategici e intelligenza artificiale: il caso della Regione Liguria

L’esperienza ligure dimostra come la transizione verso una gestione allargata del territorio richieda strumenti operativi precisi e piattaforme abilitanti. Daniela Bruzzo, Responsabile dell’Infrastruttura Tecnologica di Regione Liguria, ha illustrato il progetto regionale finalizzato a supportare le Pubbliche Amministrazioni locali nella stesura di piani strategici di sviluppo a lungo termine, su base biennale o triennale. “Regione Liguria sta portando avanti un progetto in cui cerchiamo di rendere il concetto di Smart Land non solo un modello teorico, ma un modello operativo e pratico” ha spiegato Bruzzo, dettagliando il funzionamento di una piattaforma centralizzata in grado di effettuare attività di scouting automatico sui bandi di finanziamento nazionali ed europei.

Il sistema sfrutta soluzioni di intelligenza artificiale per analizzare moli complesse di dati e incrociare le checklist dei requisiti richiesti dai diversi bandi con le reali necessità inserite dagli enti locali. Per superare l’ostacolo economico legato alla fase di progettazione, la Regione ha istituito un fondo di finanziamento rotativo: le risorse vengono erogate ai comuni per consentire la partecipazione ai bandi e, in caso di aggiudicazione, l’ente restituisce la somma alla Regione, permettendo il reinvestimento dei fondi per successive attività di coordinamento territoriale.

La cooperazione tra enti e lo sviluppo di competenze condivise

L’integrazione territoriale non può prescindere da una profonda revisione delle competenze interne alla macchina pubblica. La scarsità di personale qualificato rappresenta uno dei principali freni all’adozione di tecnologie complesse e alla gestione di progetti di trasformazione digitale su scala regionale.

L’approccio consortile per superare la carenza di personale

Un modello storico di aggregazione è rappresentato dal consorzio CSI Piemonte, una società in house che associa circa 140 enti locali con l’obiettivo di unire i fabbisogni del territorio e standardizzare i processi di procurement e affidamento delle attività. Angela Appendino, Responsabile Data Driven Solutions dell’ente, ha chiarito come il ruolo del consorzio si sia evoluto nel tempo, passando dalla mera fornitura tecnica a un’attività di anticipazione delle esigenze dei comuni attraverso la predisposizione di servizi e piattaforme preconfigurate. Per rispondere direttamente ai bisogni formativi delle amministrazioni, l’ente ha attivato l’iniziativa denominata Digital Campus, un percorso dedicato al supporto e alla formazione del personale pubblico impegnato nel governo dei progetti di innovazione locale.

Il ruolo della sperimentazione e i modelli di finanziamento alternativi

L’innovazione legata alla smart city richiede una programmazione di lungo periodo che sappia bilanciare la sperimentazione sul campo con la sostenibilità economica dei progetti. I comuni si trovano oggi a dover gestire la transizione tecnologica facendo quasi esclusivamente affidamento su risorse esterne.

Torino come incubatore pubblico di open innovation

Il Comune di Torino ha strutturato negli anni un modello incentrato sull’intercettazione e la gestione di fondi eterofinanziati, provenienti principalmente da canali dell’Unione Europea, dal PNRR e dal PON Metro Plus. Fabrizio Barbiero, Public Manager Innovation del dipartimento fondi europei del capoluogo piemontese, ha descritto la crescita dimensionale della struttura dedicata all’innovazione: partita quindici anni fa con un nucleo di soli tre professionisti, la struttura conta oggi quaranta persone e gestisce un portafoglio attivo di 25 progetti europei. “I Comuni non finanziano l’innovazione direttamente con fondi propri, ma utilizzando fondi eterofinanziati o provenienti da unità sovralocali, anche se l’innovazione è fondamentale per migliorare la qualità dei servizi per i cittadini” ha precisato Barbiero.

La strategia torinese si appoggia sulla piattaforma Torino City Lab, un ecosistema di open innovation concepito per operare come un broker pubblico. L’amministrazione mette a disposizione delle imprese gli asset territoriali e semplifica le procedure burocratiche attraverso la creazione di sandbox amministrative, ovvero aree di sperimentazione controllate in cui testare soluzioni tecnologiche avanzate in contesti reali.

La sfida dei veicoli autonomi e della mobilità collettiva notturna

Tra i progetti di mobilità intelligente sviluppati all’interno di questo ecosistema, spicca l’iniziativa “Torino To Move“, finanziata con risorse del PNRR. Il comune ha completato la sperimentazione di una navetta a guida autonoma inserita nel traffico cittadino reale, coinvolgendo un partenariato composto da università, esperti di trasferimento tecnologico, gestori del trasporto pubblico locale e aziende di infomobilità. La sperimentazione ha avuto una durata complessiva di 100 giorni e ha permesso ai cittadini di prenotare tramite un’applicazione dedicata i viaggi lungo un percorso stradale di 3 chilometri.

Su questa linea di intervento, l’amministrazione ha promosso nuove Call for Testing per l’integrazione dei servizi di mobilità, avviando la sperimentazione di un servizio notturno di trasporto collettivo su percorsi predefiniti, mirato a offrire un’alternativa sicura al mezzo privato.

Project financing e nodi burocratici: l’esperienza di Monza

La collaborazione con i partner privati rappresenta uno strumento fondamentale per l’ammodernamento delle infrastrutture urbane, ma deve scontrarsi con la complessità delle procedure di gara e il rischio di obsolescenza delle tecnologie durante i tempi di approvazione. Il Comune di Monza ha affrontato queste dinamiche attraverso un piano di Project Financing promosso originariamente nel 2016 dalla propria azienda municipalizzata.

Fabio Conzi, Dirigente del settore Agenda Digitale dell’ente, ha dettagliato la complessa cronistoria burocratica del progetto: sono stati necessari tre anni solo per giungere all’approvazione del bando di gara, seguiti da ulteriori anni di blocco dovuti ai ricorsi amministrativi sollevati dalle imprese partecipanti, arrivando alla firma definitiva del contratto soltanto nel 2023. I tempi dilatati della burocrazia hanno comportato una parziale obsolescenza delle soluzioni previste nel progetto iniziale del 2016, costringendo l’amministrazione e il Raggruppamento Temporaneo di Imprese aggiudicatario a negoziare varianti e ammodernamenti tecnologici in corso d’opera, pur mantenendo invariata l’ossatura infrastrutturale del bando.

L’intervento ha riguardato la stesura di una rete in fibra ottica su tutto il territorio comunale, l’attivazione di reti Wi-Fi e il potenziamento dei sistemi di videosorveglianza urbana. Nonostante la complessità amministrativa, che ha richiesto un coordinamento interno tra la Responsabile Unico del Procedimento, la ragioneria e il settore legale, i benefici economici e operativi risultano significativi. L’investimento, che copre una concessione temporale dal 2023 al 2042, non grava su fondi PNRR ma si ripaga interamente attraverso i risparmi energetici generati dall’efficientamento dell’illuminazione pubblica, che ha permesso di abbattere i consumi della città del 76%.

Sotto il profilo dei servizi, il comune è passato da una dotazione inferiore alle 100 telecamere a un sistema integrato in grado di gestire 420 flussi video, supportato da varchi stradali per il monitoraggio degli accessi e da una connettività di rete a 3 GB. Questi elementi confluiranno in una Smart Control Room per la Polizia Locale, predisposta per future applicazioni di mobilità intelligente.

La centralità del dato: dalle clausole d’appalto alla data strategy

La pianificazione di una smart city efficiente richiede un netto ribaltamento logico rispetto all’approccio puramente tecnologico, mettendo al centro la valorizzazione dei flussi informativi. Alessandro De Sanctis, Group Commercial Director Northern Italy di Digital Value, ha evidenziato la necessità di adottare una visione olistica della città che parta dalle necessità del city manager e del city user: “Bisogna capire a quali decisioni, consapevoli e informate, si vuole dare supporto con un progetto di intelligenza urbana, sia per le decisioni del city manager sia per quelle del singolo city user”.

I tre pilastri per la valorizzazione del patrimonio informativo

La corretta alimentazione dei modelli di intelligenza artificiale dipende dalla qualità dei dati a disposizione delle amministrazioni. Il percorso metodologico suggerito agli enti pubblici si articola su tre azioni fondamentali:

  • L’esecuzione di una mappatura e survey accurata dei dati disponibili all’interno dell’ente, finalizzata a scardinare la frammentazione dei silos organizzativi tra i diversi settori interni.
  • L’analisi del gap informativo per individuare la discrepanza tra i dati già posseduti e quelli necessari al raggiungimento degli obiettivi, pianificando l’integrazione di fonti esterne pubbliche e private.
  • La profonda revisione contrattuale dei capitolati d’appalto e dei bandi di gara relativi ai servizi in concessione, come la gestione dei parcheggi pubblici o la raccolta dei rifiuti urbani.

L’obiettivo di quest’ultimo punto è l’inserimento di clausole vincolanti che obblighino i fornitori privati a restituire all’amministrazione la titolarità dei dati caratteristici generati durante lo svolgimento del servizio, garantendo la conformità alle leggi vigenti e l’anonimizzazione delle informazioni. Un modello di flessibilità amministrativa citato è il Partenariato per l’Innovazione applicato nel contesto veneziano, uno strumento giuridico che permette all’amministrazione di non definire un capitolato rigido ex ante, ma di co-progettare le soluzioni tecnologiche in itinere insieme al partner selezionato.

Master Data Management e automazione dei processi con l’intelligenza artificiale

La sostenibilità a lungo termine dei progetti digitali è strettamente connessa alla capacità di garantire la continuità operativa dei sistemi ed evitare che le piattaforme rimangano cattedrali nel deserto. “Se non si ha una gestione chiara e sostenibile del dato, i progetti data-driven rimangono belle esperienze ma non traguardano la continuità operativa” ha ammonito Angela Appendino.

In quest’ottica, l’esperienza piemontese si sta concentrando sulla definizione di linee guida per la data strategy dei grandi comuni e della regione, stabilendo regole chiare sui ruoli degli attori e sull’applicazione dell’intelligenza artificiale ai processi amministrativi. Attraverso l’utilizzo di fondi FESR, è in corso di sviluppo un progetto di Master Data Management focalizzato sulla gestione unificata delle fonti informative. Il sistema applica algoritmi di intelligenza artificiale per automatizzare le attività di metadatazione delle informazioni, riducendo il carico di lavoro manuale a scarso valore aggiunto per i dipendenti pubblici e liberando risorse interne per attività di pianificazione strategica.

Reti interregionali e scalabilità dei progetti su scala nazionale

La cooperazione istituzionale rappresenta l’ultimo tassello per garantire la scalabilità delle soluzioni sviluppate a livello locale, permettendo il riuso delle architetture software e delle metodologie organizzative.

Il progetto REG4IA e la ripartizione delle competenze territoriali

Il Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio ha stanziato fondi specifici per spingere le Regioni italiane a dotarsi di infrastrutture e competenze nell’ambito dell’intelligenza artificiale. Questa iniziativa ha portato alla nascita di quattro grandi cordate interregionali, ciascuna guidata da un ente capofila incaricato di sviluppare soluzioni verticali riusabili:

  • Regione Liguria: coordina un partenariato composto da otto regioni focalizzato sui verticali della Salute e del Turismo, lavorando nello specifico sull’ottimizzazione e l’efficientamento delle liste d’attesa in ambito sanitario.
  • Regione Lombardia: guida i progetti legati alla tutela ambientale e allo sviluppo della mobilità sostenibile.
  • Regione Puglia: si occupa dell’efficientamento e della digitalizzazione delle attività interne della pubblica amministrazione.
  • Regione Toscana: presidia i sistemi dedicati alla resilienza territoriale e alla gestione delle emergenze.

I progetti si pongono l’obiettivo di creare comunità di pratica permanenti tra i funzionari pubblici, facilitando lo scambio di conoscenze, la cooperazione tecnica e la redazione condivisa di documentazione scientifica e amministrativa. Regione Liguria ha avviato una fase di sperimentazione concreta utilizzando i dati sanitari forniti dalla Provincia Autonoma di Trento, attivando una collaborazione di ricerca con il Politecnico di Milano per la strutturazione dei Work Package dedicati alla formazione del personale e alla disseminazione dei risultati ottenuti. La condivisione delle esperienze tra territori diversi si conferma come la chiave di volta per trasformare la tecnologia in un servizio stabile, inclusivo e realmente orientato alle necessità quotidiane del cittadino.

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