L’Europa affida a EQT una delle sue scommesse più ambiziose per colmare il gap tecnologico con Stati Uniti e Cina. Il gruppo svedese di private equity e venture capital è stato selezionato come gestore dello “Scaleup Europe Fund”, il nuovo fondo da 5 miliardi di euro promosso dall’Unione Europea per sostenere la crescita delle startup deeptech europee.
Per anni l’Europa si è raccontata come un continente ricco di ricerca, talenti e startup innovative ma incapace di trasformare queste risorse in giganti tecnologici globali. Un paradosso che emerge con forza nei numeri: università e centri di ricerca europei producono innovazione di livello mondiale, ma molte delle aziende più promettenti finiscono per raccogliere capitali negli Stati Uniti, trasferire lì parte delle attività o essere acquisite da gruppi stranieri prima di raggiungere una scala globale.
È in questo contesto che assume un significato particolare la decisione dell’Unione Europea di affidare a EQT la gestione del nuovo fondo da 5 miliardi di euro dedicato alle scaleup tecnologiche. Non si tratta semplicemente della scelta di un gestore finanziario, ma di un tentativo di affrontare uno dei principali punti deboli dell’ecosistema europeo dell’innovazione: la carenza di capitali nelle fasi di crescita.
L’iniziativa segna infatti un cambio di paradigma nelle politiche industriali europee. Se negli ultimi anni Bruxelles ha investito soprattutto nel sostegno alla ricerca e alla nascita di startup, oggi l’attenzione si sposta sulla fase successiva, quella più difficile e decisiva: trasformare imprese innovative in leader globali.
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Il vero problema non è creare startup, ma farle crescere
Negli ultimi vent’anni l’Europa ha costruito un ecosistema dell’innovazione sempre più maturo. Sono nate migliaia di startup, si sono sviluppati hub tecnologici da Berlino a Parigi, da Stoccolma a Milano, e il venture capital europeo è cresciuto in modo significativo.
Il problema emerge quando le aziende devono affrontare la fase di scaleup. Mentre negli Stati Uniti esistono fondi in grado di investire centinaia di milioni di dollari in una singola società tecnologica, in Europa il mercato dei capitali di crescita rimane frammentato e di dimensioni inferiori.
Il risultato è noto: molte imprese europee cercano investitori americani per finanziare l’espansione internazionale oppure diventano obiettivi di acquisizione da parte di grandi gruppi esteri. È il fenomeno che l’ex presidente della BCE Mario Draghi ha evidenziato nel suo rapporto sulla competitività europea: il continente genera innovazione ma fatica a catturarne il valore economico nel lungo periodo.
Il nuovo fondo nasce esattamente per colmare questa lacuna.
Perché Bruxelles ha scelto EQT
La scelta di EQT è significativa perché indica la volontà dell’Europa di affidarsi a logiche di mercato piuttosto che a strumenti pubblici tradizionali.
Fondata nel 1994 in Svezia dalla famiglia Wallenberg, una delle dinastie industriali più influenti del Nord Europa, EQT è oggi uno dei maggiori gruppi di investimento europei. Gestisce centinaia di miliardi di euro attraverso fondi di private equity, infrastrutture, real estate e venture capital, con una presenza crescente nel settore tecnologico.
Negli ultimi anni EQT ha accelerato in modo deciso sugli investimenti tech, costruendo piattaforme dedicate a venture capital e growth investing. Il gruppo ha investito in aziende come Wolt, Epidemic Sound, Small Giant Games e diverse scaleup software e AI europee.
La società si è anche posizionata come uno degli attori più attivi nel dibattito sulla competitività europea. In un recente intervento pubblicato sul sito del gruppo, EQT ha sostenuto che il problema dell’Europa non sia la capacità di creare startup, ma la difficoltà nel farle crescere fino a dimensioni globali.
La società svedese rappresenta un modello interessante per Bruxelles: è un operatore europeo con una forte dimensione internazionale e una consolidata esperienza nell’accompagnare aziende innovative lungo percorsi di crescita globale.
Che cos’è lo Scaleup Europe Fund
Il nuovo veicolo da 5 miliardi nasce per sostenere le aziende europee operanti nelle tecnologie considerate strategiche: intelligenza artificiale, quantum computing, biotech, spazio, cybersecurity e altre aree deeptech.
L’obiettivo politico è chiaro: evitare che le startup più promettenti europee siano costrette a cercare capitali oltreoceano proprio nella fase di crescita internazionale. Negli ultimi anni Bruxelles ha infatti riconosciuto un problema strutturale: l’Europa produce ricerca scientifica e startup innovative, ma manca di fondi sufficientemente grandi per sostenere round late-stage comparabili a quelli americani.
Per questo motivo il fondo sarà focalizzato sulle scaleup, cioè aziende già mature dal punto di vista tecnologico ma che necessitano di capitali importanti per espandersi, industrializzare le tecnologie o competere a livello globale.
Il fondo dovrebbe investire soprattutto in società attive in settori ad alta intensità tecnologica e con forte rilevanza strategica per la sovranità europea. Tra i comparti prioritari figurano AI, quantum, biotech e spacetech, ma il contesto geopolitico sta rendendo sempre più centrale anche il tema della difesa tecnologica e della sicurezza industriale europea.
Un test per la politica industriale europea
Il nuovo fondo rappresenta anche un banco di prova per l’evoluzione della politica industriale europea.
Negli ultimi anni l’Unione ha lanciato numerose iniziative dedicate all’innovazione, dall’European Innovation Council ai programmi per semiconduttori, difesa e tecnologie emergenti. Tuttavia, la maggior parte di questi strumenti è stata orientata al sostegno della ricerca o delle fasi iniziali dell’imprenditorialità innovativa.
Lo Scaleup Europe Fund punta invece su una leva diversa: mobilitare grandi capitali istituzionali e indirizzarli verso la crescita delle imprese tecnologiche europee. L’ambizione è creare le condizioni affinché le future aziende leader dell’intelligenza artificiale, del quantum o delle biotecnologie possano nascere, crescere e restare in Europa.
Non è ancora certo che il modello funzioni. Ma la scelta di affidare 5 miliardi di euro a un operatore come EQT mostra che Bruxelles ha individuato uno dei nodi centrali della sfida tecnologica globale: non basta generare innovazione, occorre anche avere il capitale necessario per trasformarla in leadership industriale.
In questo senso, il fondo non è soltanto un nuovo strumento finanziario. È il tentativo di costruire una risposta europea a una domanda che da anni attraversa l’ecosistema dell’innovazione del continente: come evitare che le migliori startup europee diventino i campioni tecnologici di qualcun altro.
























