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Innovazione nelle Marche: come funziona l’open company Loccioni



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Loccioni, che produce sistemi di misura e controllo in provincia di Ancona, sta costruendo un ecosistema di innovazione: il campus, i labs, i progetti

Pubblicato il 15 mag 2026



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Punti chiave

  • Loccioni è pioniera di Open Innovation, costruendo un ecosistema di innovazione; il Gruppo Loccioni produce sistemi di misura e controllo, ha un fatturato oltre 130 milioni € e 450+ collaboratori.
  • La piattaforma APOTECA automatizza preparazioni farmaceutiche; la Scuola Convergenza forma circa 50 studenti; il Campus Loccioni e i Nomadic Labs testano micro-grid e componenti per auto elettriche.
  • Progetti per il territorio: LOV (Land of Value) e l’Abbazia di Sant’Urbano rigenerano terreni e pratiche agricole; Startup Thinking Exploring Loccioni ha coinvolto 40 innovation manager e startup.
Riassunto generato con AI

Come è ormai chiaro a tante aziende, fare Open Innovation non vuol dire “solo” confrontarsi con le startup, sviluppare POC e lanciare call4.  Oggi più che mai si parla di ecosistema di innovazione, del valore che la community che un’azienda costruisce intorno a sé può portare in termini di cultura imprenditoriale, crescita e visione del futuro.  Il Gruppo Loccioni, fondato ad Angeli di Rosora (Ancona, Marche) nel 1968 da Enrico Loccioni e dalla moglie Graziella, è tra le imprese pioniere di questa filosofia.

Il Gruppo sviluppa e produce sistemi di misura e controllo per il miglioramento della qualità, dell’efficienza e della sostenibilità di prodotti, processi ed edifici. Esempio d’eccellenza di open company, Loccioni negli anni si è presa cura del territorio circostante, valorizzandone la cultura benedettina e contadina con focus principale sulla sensibilizzazione ambientale. L’impresa registra oggi un fatturato che supera i 130 milioni di euro e oltre 450 collaboratori, è attiva in 45 Paesi ed è stata per più anni nominata Great Place to Work.

Per questo motivo l’Osservatorio Startup Thinking del Politecnico di Milano ha voluto riportare, dopo la prima visita sei anni fa, la propria community di imprese partner alla scoperta di questo modello, in una due giorni di discovery session “Startup Thinking Exploring Loccioni” che ha coinvolto 40 Innovation manager di 21 aziende diverse: Amadori, Banca Finint, BNL PNP Paribas, Bticino, CDP, Chiesi, Enav, Enel, Eni, Gruppo Enercom, IBSA, Inail, Irinox, Iveco Group, Lactalis Italia, Leonardo, Pirelli, Poste Italiane, Prysmian Group, Svicom, Terna.

La piattaforma APOTECA: come funziona

Il 7 maggio la community è stata accolta presso il laboratorio di Moie, il primo sito che all’inizio degli anni ’70 fungeva da magazzino per il materiale elettrico, quadristica e impianti, asset dell’originaria attività principale.  Oggi qui si sviluppano le attività legate alla piattaforma APOTECA, una soluzione sviluppata oltre 15 anni fa e ancora unica al mondo per l’automazione dei processi di preparazione dei farmaci nelle farmacie ospedaliere, come ad esempio le chemioterapie oncologiche. Metà del laboratorio è dedicata alla Scuola conil progetto Convergenza: spazi, laboratori, strumentazione e tutor sono dedicati ai circa 50 studenti dell’IIS e dei licei classico e scientifico; una esperienza immersiva di vari mesi nel mondo dell’impresa e alla scoperta del proprio “futuro sé”.

Nella sede di Angeli di Rosora abbiamo approfondito la cultura d’impresa in Loccioni, con il racconto di progetti legati all’heritage, alla codifica e trasmissione della conoscenza. Qui siamo stati accolti da una mostra fotografica che racconta il legame dell’impresa con il suo territorio e da numerosi progetti culturali, come la biblioteca d’impresa (prima della regione Marche) e la casa editrice Desiderio Editore.

Il modello organizzativo è estremamente originale, a matrice, dove in cima all’organigramma c’è il Cliente.

I progetti per l’automotive

La community è poi entrata nel vivo del lavoro tecnologico con la visita ai laboratori Polaris°: nel Polo della Molecola abbiamo visto i progetti per la filiera automotive tradizionale, con sistemi di collaudo per motori endotermici sempre più efficienti, ma anche nuove frontiere con l’idrogeno e il test dei componenti per produrlo e utilizzarlo.

Attraversando il Ponte 2068 abbiamo potuto toccare con mano l’impegno Loccioni nella cura e salvaguardia del territorio, con il progetto pubblico-privato di messa in sicurezza e valorizzazione di 2 km di Futuro, con cui il fiume Esino è stato riqualificato e il rischio idrogeologico mitigato.

Nel Polo dell’Elettrone i protagonisti sono stati i componenti per le auto elettriche: motori, inverter, batterie, assali, power module fino ai semiconduttori di potenza.

Il Campus Loccioni

Il Campus Loccioni, una micro-grid 100% elettrica e quasi completamente autosufficiente, è uno show room e laboratorio a cielo aperto dove si testano tutte le nuove tecnologie per consumare meno e consumare meglio. Nei Nomadic Labs, sale prova containerizzate per il test dei componenti dell’auto elettrica, c’è anche il primo storage second life in Italia che utilizza batterie auto usate per l’accumulo stazionario.

La visita è proseguita con il laboratorio dedicato al mercato degli elettrodomestici, da cui a fine anni ’70 è partita la sfida del controllo qualità. Oggi qui si costruiscono sistemi di test per macchine da caffè, robot da cucina, piani cottura a induzione, pompe di calore e altri utensili elettrici che abbiamo in casa.

Infine, l’ultimo laboratorio è dedicato al settore aero-spaziale nel quale la competenza Loccioni si propaga dall’additive manufacturing al test delle turbine, delle trasmissioni e dei motori per aerei ed elicotteri.

La giornata si è conclusa con il pitch di alcune startup e giovani imprese innovative del territorio, tra cui FSC Project, GF Impianti e U-Sense.it.

La tecnologia per il territorio è stata al centro della visita del secondo giorno, 8 maggio. Nella Valle di San Clemente, proprio intorno alla casa natale di Enrico Loccioni, nasce il progetto LOV, Land of Value, la terra dei Valori: 200 ettari di parco agro-tecnologico, in cui sperimentare innovazione e antiche pratiche agronomiche per la rigenerazione dei terreni e la qualità delle filiere.

Proprio come facevano i monaci dell’Abbazia di Sant’Urbano oltre mille anni fa, le buone pratiche vengono condivise, il sapere codificato e le innovazioni disseminate. Questo avviene nella scuola di Sant’Urbano, ristrutturata da Loccioni e nell’Abbazia stessa, bellissimo esempio di arte romanica benedettina, oggi aperto a tutti.

Parla Enrico Loccioni

“Da incontri come questo possono nascere nuove sfide e visioni di futuro. La nostra fantastica impresa è come un’abbazia tecnologica: accoglie i “pellegrini” della conoscenza e trasforma il margine, la provincia, in centro”, ha commentato Enrico Loccioni, che ci ha accompagnato proprio in questa seconda giornata di discovery.

“Startup Thinking Exploring Loccioni” è stata un’occasione davvero preziosa per la nostra community, in primis per conoscere e aggiornarci su una realtà all’avanguardia come Loccioni, una “impresa impossibile” per citare il giornalista Corrado Formigli, dove l’innovazione è un comportamento quotidiano: relazione diretta e co-creazione, radicamento e valorizzazione del territorio, diversificazione continua e una cultura che mette le persone al centro. È stato anche un momento prezioso di vera Open Innovation, attraverso la virtuosa combinazione di condivisione di conoscenza, scambio culturale e spirito imprenditoriale, che ha coinvolto i 40 manager dell’innovazione delle 21 aziende presenti, Enrico Loccioni e i suoi straordinari collaboratori, le startup e imprese innovative del territorio marchigiano.

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