Quello che ha fatto BMW la scorsa settimana ha un certo peso specifico.
Riepiloghiamo brevemente i fatti. La società tedesca ha annunciato il terzo fondo – da 300 milioni di dollari – di BMW iVentures.
BMW aveva avviato le proprie attività di Corporate Venture Capital già nel 2011, per poi ristrutturarle nel 2016 sotto forma di fondo indipendente, con una struttura bicefala tra Monaco e, soprattutto, Mountain View.
Indice degli argomenti
Corporate Venture Capital, il messaggio di BMW
Nel mondo dell’open innovation (spesso mascherato sotto forma di teatro) quello che conta non sono tanto gli annunci. Contano i momenti in cui vengono fatti e, soprattutto, i capitali investiti che li rendono credibili.
🫵 “We want to make a statement as a corporation here. We are committing to staying in the space”
La frase pronunciata dai Managing Partner Marcus Behrendt e Kasper Sage ha peso perché supportata da un assegno da 300 milioni di dollari in un momento storico che definire delicato – per BMW e per tutto il settore automotive europeo – suona quasi come un eufemismo.
Il futuro dell’industria automobilistica europea
L’industria automobilistica europea sta attraversando probabilmente la fase più complessa degli ultimi decenni:
• pressione competitiva cinese;
• transizione elettrica;
• margini sotto pressione;
• rallentamento della domanda;
• ridefinizione delle catene del valore.
E, sullo sfondo, il dubbio esistenziale: quale sarà il ruolo dell’automotive europeo nel nuovo ordine industriale guidato da AI, software, guida autonoma ed energia?
In questo contesto, lanciare o rafforzare un fondo di CVC non è un semplice esercizio finanziario. È una dichiarazione strategica.
A lezione il mio professore Enrico Cotta Ramusino soleva ripetere che i segnali delle corporation sono credibili solo quando sono costosi. In passato le aziende comunicavano fiducia distribuendo dividendi. Oggi la comunicano allocando capitale verso il futuro.
CVC: anche Volkswagen investe nonostante i tagli
Un CVC, soprattutto in fasi di incertezza, è un modo per dire:
• crediamo di avere ancora un ruolo da giocare;
• crediamo che il cambiamento possa essere guidato e non solo subito;
• crediamo di essere ancora abbastanza rilevanti da poter influenzare il prossimo ciclo tecnologico.
BMW non è sola. Anche Leitmotif, il nuovo fondo legato a Volkswagen e fortemente voluto dal mio amico Nikolai Ardey, è arrivato in parallelo a uno dei più sanguinosi programmi di riduzione del personale nella storia recente del gruppo (ne avevo parlato con lui in questa Mind the Chat).
Ed è proprio questo contrasto a renderlo interessante.
Da una parte i tagli, la disciplina industriale, il contenimento dei costi.
Dall’altra investimenti in AI, deeptech, nuovi materiali, software, infrastrutture energetiche.
Sembra quasi una contraddizione. In realtà è il riflesso di una trasformazione molto più profonda.
Il Corporate Venture Capital rende visibile una direzione strategica
Alcune aziende stanno capendo che oggi non si può difendere il presente. Bisogna comprare un’opzione credibile sul futuro.
E il CVC serve anche a questo: non soltanto a generare ritorni finanziari o scouting tecnologico, ma a rendere visibile una direzione strategica.
Per anni molti programmi di corporate venture sono stati poco più che strumenti tattici: una business unit chiedeva visibilità su una tecnologia e il fondo investiva. Spesso senza reale disciplina finanziaria, senza convinzione industriale e senza continuità.
I migliori CVC invece funzionano diversamente. Usano i ritorni finanziari per validare la visione strategica. Non investono perché “serve innovazione”. Investono perché credono che certi trend ridefiniranno il settore.
Nel caso di BMW, il messaggio è ancora più interessante. L’AI non viene vista come un verticale isolato, ma come un acceleratore trasversale.
• dalla mobilità agli advanced materials;
• dalla manifattura al design industriale.
I CVC sono (anche) strumenti narrativi
Per questo il vero significato di questi fondi va oltre il venture capital.
I CVC sono strumenti narrativi. Sono segnali al mercato. Sono meccanismi interni per forzare una corporation a confrontarsi con il proprio futuro.
E qui emerge la domanda più interessante.
Questi movimenti rappresentano il canto del cigno dell’industria automobilistica europea? Oppure sono il segnale di una lucidità strategica che i mercati ancora sottovalutano? Il tempo ce lo dirà.
Nel frattempo, resta una mossa forte e coraggiosa di un’azienda che prova a combattere la disruption, mentre molte altre sembrano limitarsi a restare in carreggiata.




























