L’intelligenza artificiale sta cambiando e cambierà l lavoro degli innovation leader molto più rapidamente di quanto si possa pensare. È da questa consapevolezza che nasce InnoverAI, il think tank promosso da EconomyUp e Nextwork360 che il 19 maggio porterà il confronto in pubblico con il primo Future Talk, dedicato a un tema sempre più centrale per aziende e manager: “AI per l’innovazione: scoprire opportunità dove il mercato non guarda”.
L’evento online, in programma dalle 17:30 alle 18:30, nasce per affrontare una domanda concreta: dove e come l’intelligenza artificiale può creare davvero valore nei processi di innovazione?
Clicca qui per registrarti al primo Future Talk di InnoverAI
Il punto non è semplicemente adottare nuovi strumenti di AI. La vera trasformazione riguarda il modo in cui le organizzazioni esplorano il mercato, intercettano segnali deboli, costruiscono insight, generano idee e prendono decisioni strategiche.
Indice degli argomenti
InnoverAI, un think tank per capire come cambia il lavoro dell’innovazione
Il Future Talk nasce all’interno di InnoverAI, il think tank che riunisce innovation leader, aziende, accademici ed esperti per confrontarsi sugli impatti dell’intelligenza artificiale nei processi di innovazione. Ecco chi ne fa parte:
Patrick Oungre, CEO di A2A Life Ventures;
Paolo Cerioli, Chief Innovation and Information Technology di Fincantieri;
Gabriele Benedetto, Founder e Chairman di Futura Sgr;
Nicola Rossi, Head of Innovation di Enel;
Francesco Ciuccarelli, Chief Innovatoion & Technology Officer di Autogrill; Massimo Canducci, Chief AI Officer and Innovation & Strategy Director di Spindox; Valeria De Flaviis, Head of Innovation Lab & Digital Transformation di Cassa Depositi e Prestiti;
Davide Dotti, Responsabile Innovazione di Edison;
Enrico Pochettino, Head of Innovation Department di Iren;
Palmo Cavallo, Head of Digital Transitino and Data Aanalytics di Hera;
Enrico Valtolina, Head of Technologies and Market Innovation di Legrand
L’idea alla base del progetto è chiara: InnoverAI non parla semplicemente di AI, ma del modo in cui l’AI sta cambiando il lavoro dell’innovazione.
Una differenza sostanziale, perché significa spostare l’attenzione dagli strumenti ai processi cognitivi e organizzativi che guidano l’innovazione. In un contesto in cui la GenAI rende sempre più semplice produrre idee, concept e scenari, il rischio è infatti quello di confondere velocità e innovazione.
Il primo Future Talk: AI per l’innovazione e scoperta di nuove opportunità
Il web talk del 19 maggio – primo incontro pubblico di una serie di quattro che saranno dedicati alle diverse fasi del processo di innovazione – si concentra in particolare sulla fase esplorativa dell’innovazione, quella in cui aziende e innovation team cercano di comprendere trend emergenti, bisogni latenti e opportunità ancora non evidenti.
Queste le domande a cui si cercherà di dare risposta durante l’incontro moderato da Giovanni Iozzia, direttore di EconomyUp con i contributi di Gabriele Benedetto, Chairman & Founder di Futura SGR; Claudio Dell’Era, Professore al Politecnico di Milano; Davide Dotti, Business Innovation Director di Edison; Enrico Pochettino, Head of Innovation Department di Iren e Andrea Rangone, Professore al Politecnico di Milano e Co-Founder di Digital360 e Nextwork360:
- come individuare segnali deboli prima dei competitor?
- come trasformare informazioni disperse in insight utilizzabili?
- come collegare dati, feedback e trend emergenti per costruire una lettura più chiara del mercato?
- come evitare bias ed errori nell’utilizzo dell’AI nella fase di esplorazione dell’innovazione?
Il rischio: usare l’AI per ottimizzare il passato
Uno dei temi emersi con maggiore forza nei primi mesi di lavoro del think tank riguarda il “paradosso” dell’intelligenza artificiale nei processi di innovazione: l’AI accelera la produzione di alternative, sintesi e prototipi, ma non garantisce automaticamente decisioni migliori.
Il rischio è utilizzare una tecnologia potentissima per fare meglio ciò che già esiste, invece che per immaginare ciò che ancora non c’è.
Per questo InnoverAI ha scelto di utilizzare come riferimento metodologico il framework del Double Diamond — Discover, Define, Develop, Deliver — concentrandosi in particolare sulle fasi iniziali del processo innovativo, quelle dedicate all’esplorazione e alla definizione del problema.
In questa prospettiva, una delle competenze più importanti diventa il cosiddetto “problem framing”: la capacità di formulare correttamente il problema prima ancora di generare soluzioni. Una capacità che l’AI non sostituisce e che, anzi, diventa ancora più importante proprio perché l’intelligenza artificiale rende estremamente semplice produrre output.
Creatività, arte e innovazione: i temi già affrontati dal think tank
Il percorso InnoverAI comprende ricerca, survey, workshop metodologici e incontri ispirazionali, con l’obiettivo di contaminare il mondo dell’innovazione con discipline e prospettive differenti.
Con lo chef Davide Oldani è stato affrontato affrontato il tema della creatività come osservazione, disciplina e capacità di risolvere problemi reali. Il secondo incontro ha avuto come focus l’arte e il suo rapporto con l’innovazione: a guidare il think tank in questo caso è stato Roberto Verganti, professore alla Stockholm School of Economics e tra i principali studiosi internazionali di design-driven innovation. Al centro del suo contributo, un’idea destinata a diventare sempre più rilevante nell’era dell’AI: il vero vantaggio competitivo non sarà generare più idee, ma attribuire loro significato.
Survey e ricerca: come le aziende stanno usando l’AI nell’innovazione
Accanto al confronto metodologico, InnoverAI sta sviluppando anche attività di ricerca dedicate all’adozione dell’AI nei processi di innovazione.
I primi dati mostrano che l’intelligenza artificiale viene utilizzata soprattutto nelle attività di sperimentazione, analisi di trend, ricerca di scenari tecnologici e generazione di idee, mentre appare ancora meno diffusa nelle attività di comprensione profonda degli utenti e dei bisogni latenti.
Molte organizzazioni stanno ancora utilizzando strumenti generalisti come ChatGPT, Claude o Copilot in modo sperimentale, mentre cresce l’interesse verso piattaforme verticali dedicate alle attività di scouting, foresight e analisi dei segnali deboli.
Ed è proprio qui che si concentra una delle sfide principali per gli innovation leader: usare l’AI non soltanto per accelerare processi esistenti, ma per migliorare la capacità delle organizzazioni di leggere contesti complessi, interpretare segnali e individuare opportunità che il mercato ancora non vede. Il Future Talk del 19 maggio sarà proprio l’occasione per discutere di questo.



























