Il mercato della connettività sta attraversando una fase di trasformazione radicale, dove i confini tra le diverse infrastrutture di comunicazione si fanno sempre più sfumati. I dati emersi durante i lavori dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano delineano un 2025 positivo, con una crescita costante del settore in termini di valore e maturità dell’offerta. Al centro di questa evoluzione si collocano l’integrazione tra reti terrestri e non terrestri, la gestione strategica delle frequenze radio e il ruolo dell’intelligenza artificiale come elemento chiave per l’automazione industriale e l’ottimizzazione dei processi. Le analisi condivise dai massimi esperti del settore confermano che la capacità di gestire una varietà sempre più ampia di servizi e applicazioni dipende oggi da scelte tecnologiche e normative di respiro sovranazionale.
Indice degli argomenti
L’integrazione delle reti non terrestri e lo standard 3GPP
Una delle novità più significative per lo sviluppo dell’IoT nel 2026 riguarda il consolidamento degli standard globali. Antonio Capone, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio e professore al Politecnico di Milano, evidenzia come all’interno del mondo 3GPP la parte non terrestre (NTN) sia stata ormai completamente integrata. Questa evoluzione non coinvolge solo i sistemi satellitari, ma riguarda potenzialmente ogni piattaforma capace di fornire coperture, anche di tipo temporaneo.
Secondo Capone, le soluzioni attuali abbracciano sia il mondo 4G che quello 5G, offrendo configurazioni flessibili: “Arrivare ad avere dei prezzi di questo tipo significa chiaramente avere la possibilità di gestire una varietà di servizi e di applicazioni che sicuramente è più ampia di quella attuale”. Le architetture tecniche prevedono sia l’implementazione delle base station direttamente a bordo dei satelliti, sia l’utilizzo del satellite come semplice riflettore per stazioni di terra.
La maturità del mercato satellitare per l’Internet of Things
Il panorama degli operatori che gestiscono costellazioni satellitari è in netto aumento. Accanto ad aziende storiche che stanno riconvertendo i propri asset, emergono nuovi attori e operazioni di mercato rilevanti, come l’acquisizione di Swarm da parte di Starlink (SpaceX) per offrire servizi IoT dedicati. Oltre a player come Iridium e OneWeb, si registra una forte spinta europea con realtà quali Kinéis e Sateliot.
In questo ecosistema variegato, un fenomeno particolarmente rilevante è rappresentato da Skylo. Come spiegato da Antonio Capone, questa azienda non possiede una propria costellazione ma opera come operatore virtuale, integrando servizi per terzi con un focus specifico sulle interfacce Narrowband IoT (NB-IoT) ed Enhanced Machine Type Communication (eMTC). Questo modello ha già attirato l’interesse di grandi operatori europei e americani, dimostrando che “la maturità del mondo satellitare sta trovando un’applicazione molto diretta con uno sviluppo commerciale che è sicuramente significativo”.
La battaglia dello spettro radio: 6 GHz e reti private locali
Il futuro dell’IoT nel 2026 è strettamente legato alla disponibilità e alla gestione dello spettro radio. In Europa, il quadro normativo sta cambiando rapidamente, influenzando direttamente le possibilità di espansione delle reti mobili. La decisione del Radio Spectrum Policy Group europeo di allocare metà della banda a 6 GHz al mondo mobile rappresenta un punto di svolta, differenziandosi dall’approccio americano che ha destinato l’intero spettro al Wi-Fi.
Capone sottolinea che le difficoltà nell’implementazione del 5G in Europa dipendono quasi esclusivamente dalla disponibilità di questa banda: “Senza questa banda difficilmente noi avremo la possibilità di far evolvere il mondo delle reti radiomobili”. Lo spettro a 6 GHz garantisce infatti una prospettiva di espansione precedentemente inesistente, fondamentale per supportare la crescente densità di dispositivi connessi.
Un nuovo spazio per le reti private industriali
Un’altra pietra miliare è rappresentata dalla direttiva della Commissione Europea riguardante l’utilizzo dello spettro tra 38 e 42 GHz per uso locale, con l’obbligo per gli Stati membri di adeguarsi entro settembre. In Italia, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) avvierà a breve consultazioni per definire le regole di accesso.
Questa decisione sblocca la possibilità di creare reti private con spettro dedicato, superando la necessità di utilizzare le licenze nazionali degli operatori pubblici. Tale apertura è destinata ad abbattere uno dei principali fattori limitanti per lo sviluppo dell’IoT industriale, contribuendo potenzialmente a una riduzione dei costi infrastrutturali. Inoltre, Capone ricorda la scadenza delle licenze a 2 GHz prevista per il 2027, un momento critico per il Digital Networks Act che mira a una gestione dello spettro più centralizzata a livello europeo.
La sfida strategica dell’Europa tra modelli americani e cinesi
L’analisi dell’evoluzione tecnologica non può prescindere dal contesto competitivo globale. L’Europa possiede le competenze e gli asset necessari per guidare lo sviluppo della connettività abilitante, ma si trova in una posizione complessa tra due modelli divergenti. Da un lato, il modello cinese è fortemente orientato verso il mondo mobile e il Narrowband IoT per le lunghe distanze; dall’altro, quello nordamericano punta su soluzioni Wi-Fi e su un recente tentativo di integrare massicciamente l’intelligenza artificiale per recuperare competitività.
Antonio Capone evidenzia come la presenza di nuovi attori come Nvidia nella tecnologia radio sia un segnale di questo cambiamento. Per l’Europa, la sfida è definire una direzione strategica chiara: “Noi abbiamo bisogno che ci sia una chiara direzione strategica a livello europeo. Serve un po’ anche una controparte di strategia industriale che non può essere fatta soltanto dalle istituzioni europee, ma deve essere fatta anche dalle aziende”. La frammentazione del mercato, con aziende spesso troppo piccole nel settore telco, rimane uno dei principali ostacoli per imporre una visione unitaria.
L’infrastruttura come fattore abilitante: il caso delle Tower Company
Le infrastrutture fisiche rappresentano le fondamenta su cui poggia l’intero ecosistema dell’IoT nel 2026. Aziende come Cellnex, che gestisce circa 24.000 torri in Italia e oltre 120.000 in Europa, agiscono come abilitatori agnostici rispetto alle tecnologie utilizzate. Alessandro Prosdocimo, Commercial and Operations Management Director di Cellnex Italia, spiega che il ruolo di una Tower Company va oltre il semplice “ferro e cemento”, includendo soluzioni di copertura indoor e outdoor come i Distributed Antenna Systems (DAS) per stadi, centri storici e parcheggi.
L’innovazione interna di Cellnex mostra come l’IoT possa migliorare la gestione delle infrastrutture stesse. L’azienda sta utilizzando droni per scansionare centimetro per centimetro le proprie torri al fine di creare gemelli digitali (Digital Twins). Questo processo facilita la manutenzione preventiva e lo sviluppo futuro dei siti. Inoltre, la sensoristica viene impiegata per il monitoraggio costante dei consumi energetici e per il controllo degli accessi ai siti tramite applicazioni dedicate, garantendo elevati standard di sicurezza.
Dal monitoraggio idrico alla sicurezza nei tunnel
Le applicazioni concrete dell’IoT spaziano dalla gestione delle risorse naturali alla sicurezza pubblica. Un esempio di rilievo è la collaborazione tra Cellnex e Acquedotto Pugliese, dove una rete LoRaWAN permette la digitalizzazione e il monitoraggio costante della rete idrica, un servizio vitale soprattutto nel Sud Italia.
Sul fronte della mobilità, la tecnologia Teze brevettata da Cellnex affronta il problema della connettività nelle gallerie autostradali. In contesti critici, sapere se un tunnel è coperto o se è possibile effettuare una chiamata di emergenza SOS è un elemento sostanziale per i gestori stradali. Prosdocimo cita anche l’installazione di sensori nella Basilica di San Pietro in Vaticano per monitorare il flusso dei pellegrini, migliorando l’esperienza dei visitatori e garantendo una gestione più efficace della sicurezza in caso di accumuli eccessivi.
Il “primo miglio” dell’IoT: verticalizzazione e valore del dato
Mentre le grandi infrastrutture abilitano i servizi, lo sviluppo di soluzioni verticali richiede competenze specifiche per quello che Giancarlo Barbieri, General Manager di IoTicontrollo, definisce il “primo miglio” dell’IoT. Partendo dalla progettazione di hardware e firmware, l’azienda ha sviluppato sistemi per settori diversi, dal monitoraggio dell’umidità nelle cantine vinicole alla gestione dei rifiuti e delle gettoniere meccaniche tramite brevetti specifici.
La valorizzazione del dato rimane tuttavia una sfida aperta. Barbieri osserva che molte aziende faticano ancora a comprendere il vantaggio economico diretto derivante dalla disponibilità delle informazioni. In molti casi, l’ottimizzazione è molto concreta: “Se io devo andare a raccogliere 40€ e farmi un’ora di macchina, non ci vado fino a quando ne ho 84, oppure ottimizzo il mio giro per arrivarci fino a quel punto”. Il successo di questi progetti dipende dalla capacità di creare partnership solide lungo tutta la filiera, unendo le competenze di system integrator, software house e clienti finali.
La sfida della cybersecurity nel retrofit
Con l’aumento dei dispositivi connessi, la cybersecurity diventa un tema centrale, specialmente per le infrastrutture critiche. Cellnex adotta un approccio proattivo, seguendo l’evoluzione normativa e adeguandosi ai regolamenti come il Cyber Resilience Act. Prosdocimo sottolinea che, sebbene il core business sia l’infrastruttura fisica, la sicurezza è fondamentale laddove vengono sviluppate soluzioni digitali dirette.
Giancarlo Barbieri evidenzia invece le complessità legate al retrofit di sistemi esistenti. In ambiti come il monitoraggio di ponti o viadotti, la sicurezza è un requisito imprescindibile per non compromettere la stabilità di una nazione. Tuttavia, in altre applicazioni meno critiche, permane una “zona grigia” normativa: “Qui è lasciata un po’ ancora una zona grigia dove non si capisce dov’è il livello di rischio, chi lo decide”. La definizione chiara delle responsabilità e dei livelli di rischio sarà determinante per la piena adozione delle tecnologie IoT nel 2026.





















