Il settore dei pagamenti in Italia sta attraversando una trasformazione profonda, segnata dal passaggio da una fase di adozione rapida a una di integrazione strutturale nel quotidiano dei cittadini. Il 12 marzo 2026, durante il convegno “Innovative Payments: nuovi orizzonti digitali”, organizzato dall’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, Alessandro Camagni, Head of Digital Payments & Services di Intesa Sanpaolo, ha offerto una panoramica dettagliata sullo stato dell’arte e sulle traiettorie future del comparto. L’analisi parte dalla constatazione che l’utilizzo delle carte di pagamento ha continuato a mostrare un trend di crescita rispetto all’anno precedente, confermando come la digital payment innovation non sia più un fenomeno di nicchia, ma una realtà consolidata che permea diversi strati della società.
Indice degli argomenti
La crescita dei pagamenti digitali: verso una dimensione pervasiva
I dati raccolti e commentati dagli esperti del settore confermano che il mercato dei pagamenti elettronici sta mantenendo una traiettoria positiva. Alessandro Camagni ha sottolineato come, pur riscontrando una dinamica leggermente differente rispetto al passato, la direzione sia inequivocabile. “Sì, anche dal nostro punto di vista continuiamo a vedere una crescita nell’ambito dei pagamenti digitali che rimane sostenuta”.
Questa progressione, pur essendo descritta come “meno probabilmente impetuosa rispetto agli anni scorsi”, si caratterizza per una natura differente: è diventata una crescita pervasiva. Questo termine suggerisce che il digitale non è più soltanto un’alternativa occasionale al contante, ma sta diventando uno strumento trasversale che interessa l’intera clientela e la popolazione nel suo complesso. Il consolidamento del mercato indica che la fase di sperimentazione iniziale è terminata, lasciando spazio a un utilizzo più consapevole e diffuso.
I driver della digital payment innovation: wallet e wearable
All’interno di un mercato che tende alla stabilizzazione, esistono segmenti specifici che continuano a mostrare tassi di incremento estremamente significativi. Secondo quanto rilevato da Intesa Sanpaolo, l’attenzione deve rivolgersi a quegli strumenti che semplificano l’interazione finale con l’utente. Camagni ha evidenziato come, a fronte di un mercato in via di consolidamento, si vedano “crescere ancora in maniera molto sensibile – e lo vedremo credo dopo – alcune tipologie di strumenti di pagamento, come alcuni wallet, i wearable e anche alcune specifiche user experience che consentono di trainare l’adozione e la diffusione sempre maggiore di questi strumenti”.
L’importanza della user experience
L’adozione tecnologica non dipende esclusivamente dalla disponibilità dello strumento, ma dalla qualità dell’esperienza d’uso che esso offre. I wallet digitali e i dispositivi indossabili (wearable) rappresentano la punta di diamante della digital payment innovation poiché riducono le frizioni al momento del pagamento. La focalizzazione su questi ambiti è considerata prioritaria per chi opera nel settore: “Sicuramente, con uno sguardo ai pagamenti innovativi, dal nostro punto di vista è lì che bisogna continuare a lavorare e insistere”.
Le sfide tecnologiche: tra Intelligenza Artificiale e Stablecoin
Guardando al futuro prossimo, le sfide che attendono gli operatori sono molteplici e strettamente legate alla rapidità con cui nuove tecnologie vengono integrate nei sistemi finanziari. Camagni ha osservato che la tecnologia sta diventando sempre più pervasiva e rapida nell’essere adottata. In questo scenario, l’Intelligenza Artificiale emerge come uno dei fattori di cambiamento più rilevanti.
L’impiego dell’AI nel settore dei pagamenti apre a una serie di scenari complessi:
- La creazione di nuove opportunità e possibilità di servizio per l’utente finale.
- La necessità di un presidio costante dei rischi che l’automazione e l’analisi massiva dei dati comportano.
- L’integrazione di sistemi sempre più intelligenti per la sicurezza e la prevenzione delle frodi.
Accanto all’intelligenza artificiale, un altro ambito di sviluppo citato come sfida e opportunità è quello delle stablecoin. Questi strumenti rappresentano una delle frontiere più avanzate dell’innovazione, richiedendo un approccio che sappia bilanciare l’efficienza tecnologica con la stabilità del sistema finanziario.
La regolamentazione come opportunità di sviluppo strategico
Uno dei punti più significativi toccati da Alessandro Camagni riguarda la percezione dell’aspetto regolamentare. Spesso vista come un vincolo o un onere amministrativo, la normativa deve invece essere intesa come una base su cui costruire il futuro del settore. “Allo stesso modo, un’altra grossa sfida e opportunità viene dall’aspetto regolamentare, che non possiamo limitarci a guardare come un elemento da approcciare in ottica di mera compliance, ma dobbiamo cercare di renderlo qualcosa su cui poter veramente costruire delle nuove occasioni di sviluppo per i pagamenti digitali”.
Il quadro normativo che si sta delineando in questi mesi è considerato di fondamentale importanza. La capacità degli operatori di saper cogliere tali opportunità e di costruirle al meglio determinerà la competitività del sistema nei prossimi anni. Non si tratta quindi solo di rispettare le regole, ma di utilizzare il perimetro normativo per abilitare nuovi modelli di business e garantire standard di sicurezza e interoperabilità elevati a livello europeo.
Il nuovo ruolo geopolitico dei pagamenti
I pagamenti hanno subito una metamorfosi funzionale, passando da semplice utility a elemento di rilevanza strategica. Camagni ha sottolineato come i pagamenti abbiano cambiato ruolo e, nei prossimi anni, avranno una funzione sempre più cruciale anche a livello europeo. Questo cambiamento si inserisce in un contesto geopolitico complesso, dove l’autonomia e l’efficienza delle infrastrutture di pagamento diventano asset fondamentali per la sovranità economica e la stabilità dei mercati.
“Quello che è sicuramente interessante è il fatto che, come abbiamo visto prima, stiamo vivendo un periodo per i pagamenti veramente importante in cui […] i pagamenti hanno cambiato ruolo e nei prossimi anni probabilmente avranno un ruolo sempre più strategico anche a livello europeo”. Questa visione eleva il tema della digital payment innovation da questione puramente tecnica a pilastro della strategia economica continentale.
La necessità di fare sistema in un contesto mutevole
In un ambiente caratterizzato da rapidità e mutamento costante, l’azione dei singoli attori, per quanto grandi e strutturati come Intesa Sanpaolo, non può essere sufficiente a governare la complessità. La conclusione dell’intervento di Camagni si è focalizzata sulla necessità di una visione d’insieme e di una collaborazione industriale estesa.
L’ultima grande sfida identificata è quella di “riuscire sempre di più a cooperare e a fare sistema tra i diversi operatori dell’ambito, perché le sfide che attendono tutti quanti sono veramente interessanti e importanti”. La cooperazione tra banche, istituti di pagamento, fintech e autorità di regolazione appare dunque come l’unica via percorribile per affrontare le trasformazioni tecnologiche, i rischi di sicurezza e le nuove esigenze di una popolazione che chiede strumenti di pagamento sempre più invisibili, sicuri e integrati nella propria vita digitale.
Sulla base di quanto analizzato, appare chiaro che il futuro dei pagamenti in Italia dipenderà dalla capacità di coniugare l’innovazione tecnologica (AI e wearable) con una solida visione strategica e regolamentare, mantenendo sempre al centro la semplicità dell’esperienza per l’utente finale.
FAQ: Fintech – BankingUp
Che cos’è il Fintech e come sta trasformando il settore bancario?
Il Fintech rappresenta la trasformazione digitale nell’industria del banking e dei servizi finanziari. È l’applicazione dell’innovazione tecnologica al settore finanziario che sta rivoluzionando il modo in cui vengono erogati i servizi bancari tradizionali. Questa trasformazione coinvolge diversi ambiti: dal retail banking alle criptovalute, dalla blockchain agli instant payments, dal mobile banking all’open banking. BankingUp è il primo canale dedicato al futuro delle banche e dei servizi finanziari, che monitora news, tendenze, scenari e startup del settore. La digitalizzazione sta permettendo lo sviluppo di nuovi modelli di business e l’ingresso di nuovi player nel mercato, creando un ecosistema finanziario più integrato e collaborativo dove clienti, banche tradizionali e nuovi operatori possono interagire per offrire soluzioni innovative e personalizzate.
Quali sono le principali startup Fintech in Italia e come sta evolvendo il loro mercato?
Il mercato delle startup Fintech in Italia sta attraversando una fase di maturità e consolidamento. Secondo l’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, a fine 2024 si contavano 596 startup fintech attive, in lieve calo rispetto alle 622 del 2023. Nonostante questa riduzione numerica, le startup esistenti hanno rafforzato la propria posizione attraverso sinergie con partner industriali e finanziari, dimostrando capacità di adattamento e resilienza. Tra le realtà italiane più affermate troviamo Satispay, Scalapay e Credimi. Altri esempi significativi includono Cardo AI, specializzata nello sviluppo di tecnologie avanzate per la finanza strutturata, che ha recentemente concluso un’exit totale con un round Series A da 15 milioni di dollari, e Volume, startup fintech fondata a Londra dall’italiano Simone Martinelli, specializzata in pagamenti account-to-account, che ha raccolto 6 milioni di dollari in un round di finanziamento. I finanziamenti complessivi sono aumentati del 44% rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 250 milioni di euro, e anche i ricavi hanno registrato una crescita del 29%.
Quali sono le principali sfide che affrontano le startup Fintech?
Le startup Fintech devono affrontare diverse sfide significative nel loro percorso di crescita. Una delle principali è l’accesso ai capitali: il 46% è impegnato nella ricerca fondi e solo il 12% ha identificato investitori adeguati al round pianificato. I round sono spesso destinati allo sviluppo del prodotto più che all’espansione in nuovi mercati, e l’ammontare dei fondi è generalmente contenuto (oltre il 50% delle richieste è inferiore a 2 milioni di euro). Un’altra sfida importante è il passaggio dalla sperimentazione all’industrializzazione di prodotti e servizi, in un mercato che sta entrando in una nuova fase di maturità. Inoltre, le startup devono affrontare la complessità normativa e la concorrenza sia delle banche tradizionali che stanno digitalizzando i loro servizi, sia di altre fintech. La capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato e di costruire partnership strategiche con attori consolidati diventa quindi fondamentale per la sopravvivenza e il successo in questo settore.
Quali tecnologie stanno guidando l’innovazione nel settore Fintech?
Nel 2024, le tecnologie sono il fulcro dell’offerta delle startup fintech, che puntano soprattutto su quelle più consolidate, come API (adottate dal 70%) e Artificial Intelligence (43%). Tra le tecnologie emergenti, si distingue la crescita significativa della Generative AI, adottata dal 26% delle startup, principalmente per ottimizzare processi di back-office. Altre tecnologie rilevanti includono la blockchain, utilizzata per garantire maggiore sicurezza e trasparenza nelle transazioni finanziarie, e l’Internet of Things (IoT), che sta collegando dispositivi fisici alla rete per consentire una gestione più intelligente delle risorse finanziarie. Queste innovazioni tecnologiche permettono di analizzare i rischi in tempo reale, prevedere insolvenze e migliorare la precisione delle decisioni strategiche. L’adozione di queste tecnologie sta trasformando radicalmente il modo in cui vengono erogati i servizi finanziari, rendendo possibili nuovi modelli di business e migliorando l’esperienza utente.
Cos’è l’Open Banking e come sta cambiando il settore finanziario?
L’Open Banking è una condivisione dei dati tra i diversi attori dell’ecosistema bancario, autorizzata dai clienti, scaturita dalla PSD2 (Payment Services Directive 2), direttiva europea sui pagamenti digitali emanata nel 2018. Questa innovazione ha portato una vera disruption nel mondo bancario, obbligando per la prima volta le banche europee ad aprire le proprie API (Application Program Interface) a società fintech e altre aziende che si occupano di prodotti e servizi finanziari. Grazie all’Open Banking, la capacità di servire direttamente i clienti non è più una prerogativa esclusiva delle banche tradizionali, ma viene condivisa con società fintech e tech retailer. La fiducia degli italiani nell’Open Banking continua a crescere: nel primo semestre 2024 quasi la metà degli utenti (49,2%) ha almeno un conto connesso. A partire dal 2025, con l’introduzione della versione finale del Regolamento europeo FIDA (Financial Data Access), si entrerà nell’epoca dell’Open Finance, che estenderà il concetto di Open Banking prevedendo la condivisione e l’accesso a una gamma ancora più ampia di dati e prodotti bancari tramite API.
Come sta evolvendo il settore dei pagamenti digitali nelle assicurazioni?
Il settore dei pagamenti digitali nelle assicurazioni sta vivendo una profonda trasformazione. Secondo l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, nel 2024 il valore transato tramite strumenti di pagamento digitali ha raggiunto 481 miliardi di euro, pari al 43% del totale delle transazioni, segnando per la prima volta il sorpasso sul contante. Nei punti vendita fisici, il valore incassato con strumenti digitali è stato di 385 miliardi di euro, in crescita del 7% rispetto al 2023. Nuovi modelli per incassi e rimborsi, tokenizzazione, wallet, approcci mobile-first e formule in abbonamento stanno ridefinendo la relazione tra compagnie e assicurati. Secondo un recente report di Adyen ed EY, oltre la metà dei clienti insurance online desidera acquistare polizze tramite canali mobile-first, mentre per le generazioni più giovani (Gen Z e Millennial) la semplicità del pagamento rientra tra i primi cinque fattori decisionali nella scelta di un’assicurazione. Le soluzioni mobile-first stanno diventando lo standard per la sottoscrizione di polizze temporanee, on-demand o basate sull’utilizzo, mentre i modelli in abbonamento, particolarmente apprezzati dai clienti tra i 25 e i 34 anni, aprono la strada a logiche di pagamento più vicine ai servizi digitali.
Quali sono le principali sfide assicurative del futuro e come il settore si sta adattando?
Secondo una ricerca di EY per Italian Insurtech Association, clima, invecchiamento demografico e cybersecurity sono le nuove priorità per l’industria assicurativa. Il rischio climatico si conferma la minaccia più urgente e trasversale, con il 79% delle compagnie che dichiara di avere già a catalogo coperture contro le catastrofi naturali (NatCat). L’offerta attuale include polizze property con estensione agli eventi catastrofali (80%), soluzioni stand-alone per terremoti, alluvioni e grandinate (73%), prodotti dedicati al settore agricolo e soluzioni multirischio (entrambi al 40%). Per quanto riguarda il cyber risk, il 53% degli operatori ha già soluzioni a catalogo, ma la domanda resta debole: il 59% degli operatori la considera bassa. Le coperture più diffuse riguardano malware, ransomware e cyber estorsioni (100%), violazione dei dati (78%) e interruzione dell’attività (56%). Infine, la Long Term Care si afferma come risposta strategica all’invecchiamento demografico, con il 65% delle compagnie che ha già prodotti dedicati. Per aumentare il valore percepito di queste coperture, le compagnie puntano su servizi integrativi come l’assistenza domiciliare certificata (70%), il care management personalizzato (50%) e le convenzioni con RSA e strutture sanitarie (45%).
Cos’è il Banking-as-a-Service e quali vantaggi offre?
Il Banking-as-a-Service (BaaS) è la messa a disposizione da parte delle banche dei propri servizi finanziari al di fuori dei rami tradizionali. Ciò avviene attraverso il cloud e le API (Application Programming Interface), a vantaggio di società esterne, come fintech o altre aziende digitali. Queste ultime sono così in grado di offrire ai loro clienti servizi bancari tradizionali, come conti bancari online, carte di debito, prestiti e soluzioni di pagamento, senza aver bisogno della licenza bancaria. Grazie al BaaS, qualunque azienda può fornire servizi bancari ai suoi clienti. Affinché il BaaS abbia successo, è cruciale che si instauri una collaborazione tra gli istituti di credito e le società fintech. Le banche possono utilizzare strumenti già testati dalle fintech, riducendo i tempi di go-to-market, mentre grazie al digitale possono raggiungere più facilmente i clienti delle Generazioni Y e Z. Il BaaS non va confuso con l’open banking: nel BaaS la società che si appoggia alla piattaforma non entra mai veramente in possesso dei soldi o dei dati del cliente, agisce semplicemente come un intermediario e non è soggetta agli obblighi normativi e di compliance che una banca si trova quotidianamente a dover adempiere.
Quali sono le banche che investono di più nel Fintech a livello mondiale?
Secondo un rapporto realizzato da Cb Insights, dal 2013 al 2017 le principali banche mondiali hanno investito complessivamente 118 miliardi di dollari nel settore del fintech. A guidare la classifica degli istituti di credito più “innovativi” è Goldman Sachs con 37 miliardi di dollari, seguita da Citi Banks (25 miliardi) e J.P. Morgan (14 miliardi). Ogni banca ha una preferenza di investimento specifica: J.P. Morgan si è focalizzata sul settore dei pagamenti, Citi Banks ha puntato sulla sicurezza e l’ecommerce, mentre Goldman Sachs ha scommesso sul settore dei prestiti e sul regtech. Le banche italiane, invece, sembrano essere ancora in affanno rispetto al processo di trasformazione digitale. Secondo un censimento realizzato da ABI, il 70% delle banche italiane analizzate sta lavorando per sviluppare relazioni con le startup fintech, con spese in tecnologia che hanno raggiunto quota 4,5 miliardi di euro. Tuttavia, gli investimenti sono ancora limitati rispetto ai colossi internazionali.
Quali sono i settori emergenti nel Fintech?
Le startup fintech operano in una vasta gamma di settori emergenti. Tra i principali troviamo i pagamenti digitali, la gestione patrimoniale, i prestiti peer-to-peer, le assicurazioni digitali (insurtech), la blockchain e le criptovalute. Altri settori in crescita includono le regtech (tecnologie regolamentari) e le soluzioni di cybersecurity finanziaria. In particolare, nel panorama italiano, circa 86 startup sono attive nell’insurtech, il settore che applica la tecnologia al mondo delle assicurazioni. Il settore dei pagamenti digitali sta vivendo una forte crescita, con il valore transato che ha raggiunto 481 miliardi di euro nel 2024, pari al 43% del totale delle transazioni. Anche l’Open Banking sta guadagnando terreno, con quasi la metà degli utenti italiani (49,2%) che ha almeno un conto connesso nel primo semestre 2024. Questa diversificazione permette di affrontare e risolvere problemi specifici attraverso soluzioni tecnologiche mirate, contribuendo alla trasformazione digitale dell’intero settore finanziario.




















